IL BISSO
... E LA PORPORA


Cozza pinna (Pinna nobilis)

Murice (Murex brandaris)

IL BISSO
Il bisso grezzo è un filamento setoso e lucente che alcuni molluschi, come il mitilo e la pinna nobilis, detta Cozza Pinna, secernono per fissarsi al fondo marino.
Quello della Pinna è uno spesso cordone di finissime fibre setose lunghe parecchi centimetri che lavorate assumono la consistenza di seta lucente e morbida.
Gli antichi seppero trarre profitto da questa seta, denominata da San Basilio “lana d’oro”. Dalla sua tessitura infatti si ricavava una stoffa morbida, delicata, di qualità rara e costosissima che veniva utilizzata per confezionare le Tarentinidi, abiti di grandissimo pregio indossati, ai tempi della Magna Grecia, dalle donne della classe politica più elevata.
La fascia che Archita portava come turbante era tessuta con la lana d’oro. G.B. Gagliardo nel 1811 scrive che “per lavorare questa lana bisogna prima ben lavarla con acqua dolce, quindi asciutta pettinarla con cardi finissimi, e poi filarla …I guanti e gli altri lavori prima di essere lisciati con il ferro caldo, ricercano di essere bagnati in acqua e sugo di limone. Così acquistano quel lucido dell’oro bruciato, …. ciò che rende i lavori della lanapinna pregevoli e ricercati".

… E LA PORPORA
La porpora, antica sostanza usata in tutto il Mediterraneo per colorare i tessuti, è il risultato della lavorazione dei succhi estratti da una particolare specie di murice. Taranto, ricca di questi molluschi gasteropodi, era famosa per l’estrazione della porpora la cui arte veniva tramandata nelle antiche botteghe per colorare il tessuto di lanapinna.

SULL’ ESTRAZIONE DELLA PORPORA DAI MURICI

(Cataldantonio Carducci Atenisio, Commento a Niccolò D’aquino,
Delle Delizie Tarantine, Napoli 1771, pp. 226-227.)

Alle maggiori [murici] traevasi il guscio, e ciò faceasi con diligenza; od in un colpo solo, secondo Eliano, rompendosi quella loro scorza, affin di non sparar per mezzo delle proprie scheggie, replicandosi il colpo, quella vena, in cui vi era quel poco di liquore: le minori poi trituravansi colla macina: ed a questo modo ancora gli antichi Tarantini raccoglievan tal liquore. ( ... ) Ed altresì per l’esistenza di tai triturati gusci, che in oggi si veggon da noi nella bassa riva, volgarmente detta la Fontanella, tutta piena di loro scheggie, alle di cui spalle evvi un rialto formato dagli ammassati cumoli di quelli, e da’Nostri appellasi il monte de’ Coccioli ( ... ) al di sopra del quale corrisponde oggi il nuovo convento de’ PP. Alcanterini. Tritorate adunque le minori; e rotti i gusci alle maggiori Porpore; o con ferri uncinati tratte esse intieramente da quelli; cavavansi poi quelle lor vene, le quali dicemmo; cui bisognava mettervi del sale per vie più farle purgare, e preservar dalla corruzione: ( ... ) Bastava macerarle tre giorni; perciocché quanto quella interior parte della Porpora era più fresca, avea tanto maggior virtù. ( ... ) Domata dal sale per tre giorni la crudezza del liquore (macerari triduo justum), si spillava dal già detto Recipiente; e per mezzo di quel canale si sfogava nella caldaja fatta, come dissi, di piombo, e non d’altro metallo, per vie più accrescersi il rosso a’liquori, e darsi il lucente a’colori. ( ... ) Dapoichè ( ... ) non le mettevano già immediatamente sulle fiamme, ma nella bocca di un dotto orizzontale dell’accesa fornace ( ... ) senza temer essi punto o di bruciarsi il liquore, o di liquefarsi il piombo. ( ... ) Così a fuoco lento schiumatesi poi le carni ( ... ) e quasi in dieci dì liquefatte e purgate le vene, si saggiava, mettendovi la lana: e così attendevasi a far bollire, fino a che riusciva quel purpureo liquore, che pendea al nero, stimandosi già men buono il color rosso. Per cinque ore bevea la lana; e di poi scarmigliata di nuovo si tuffava, in fin che succiato avea tutto il colore del temperato e concotto liquore ( ... ).

Lettura consigliata:

Cop1 LA PROVINCIA DI TARANTO - Scienza Mare e Coste
Edizioni Fondazione Ammiraglio Michelagnoli - 2003
Per approfondimenti vds. Editoria