| «Il Mar Piccolo e l'eutrofizzazione delle acque» |
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Il Mar Piccolo è ciò che rimane di un "mare Pliocenico" che costituiva un vasto golfo che occupava buona parte dell'attuale provincia di Taranto.
L'attuale configurazione è il risultato di sollevamenti tettonici e fenomeni di carsismo. Ha un area di circa 21 chilometri quadrati distribuiti in due seni. Sono presenti circa 30 citri, polle sorgive sottomarine di origine carsica, che erogano 1.200.000 tonnellate al giorno di acqua salmastra, quasi dolce; inoltre vi sfocia il fiume Galeso. L'idrovora dell'ILVA aspira 120.000 metri cubi all'ora per i circuiti di raffreddamento dell'industria creando non pochi problemi ai già precari equilibri biologici dell'ecosistema Mar Piccolo compreso il gioco delle correnti in entrata ed in uscita. In questo ambiente particolare, nel corso degli anni e con la diminuita presenza delle navi militari, sono proliferati i giardini di cozze che, grazie alla presenza delle sorgenti dì acqua dolce, alle acque del Galeso ed alle correnti, acquistano un aspetto ed un sapore particolare. Analizzando però più a fondo lo stato di salute delle acque si scoprono delle cose che richiederebbero un'analisi meticolosa ed approfondita. Lo stato di salute dell'ecosistema marino nel Mar Piccolo di Taranto non appare buono. Dal punto di vista biologico il Mar Piccolo, mare chiuso e con scarso idrodinamismo, sembrerebbe oggi bisognoso di molte cure. Persino coloro che non sono addentro alle materie di scienze ambientali si accorgono che in prossimità dei vecchi cantieri "Tosi" il mare ha qualcosa che inquieta e che preoccupa e che induce coloro che vi passano vicino a chiudere i finestrini dell'auto per non respirare il forte odore di qualcosa che è in putrefazione. Cosa sta succedendo? Purtroppo da molti anni in quella zona è presente un fenomeno chiamato "eutrofizzazione". |
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Il termine designa la marcata variazione degli equilibri ecologici causata dall'immissione antropogenica di sostanze nutritive capaci d'innescare uno sviluppo enorme di alcune forme vegetali, che producono alla fine l'asfissia, cioè la morte biologica dell'ambiente idrico, con conseguente deposito di sostanze organiche che riempiono il fondale uccidendo qualsiasi forma di vita e rilasciando idrogeno solforato, metano ed altri gas maleodoranti. Tutto ciò è dovuto soprattutto alla scarsa circolazione delle correnti, ad un innalzamento della temperatura del mare ed ai numerosi scarichi fognari provenienti dai paesi limitrofi. Inoltre l'inquinamento da refluì urbani e industriali (compresi quelli arsenalizi che determinano una eccessiva presenza di piombo), le acque poco movimentate e scarsamente profonde, l'innalzamento della temperatura nella stagione estiva, favoriscono la proliferazione di organismi semplici planctonici. Tutto questo provoca una diminuzione dell'ossigeno in acqua, una crescita abnorme di alghe, un accumulo dì fanghi di fondo con conseguente fuoriuscite di sostanze tossiche e sviluppo di abbondante flora batterica. Ciò ha comportato, nel tempo, la morte delle piante superiori, le praterie di Posidonia, e la difficile sopravvivenza della mitilicoltura. Infatti le cozze del Mar Piccolo crescono in un ambiente batteriologicamente poco sicuro e prima di essere messe sul mercato devono essere stabulate. Fortunatamente il collegamento con il Mar Grande e la presenza dei "citri" nei due seni del Mar Piccolo assicurano un minimo di ricambio delle acque; se così non fosse si andrebbe incontro alla morte completa di tutte le specie ancora esistenti nel Mar Piccolo. La situazione è anche più grave di quella ora descritta in quanto l'ecosistema marino nel suo complesso è minacciato dai liquami prodotti dalla città e riversati in Mar Grande senza ancora alcun trattamento di depurazione, dalle attività portuali e dagli impianti industriali (perdite di greggio, di carbon coke, scarichi di fanghi e di liquidi in rada, sversamenti di minerali di ferro ecc.). La situazione dei due ecosistemi marini, collegati tra loro, sembra preoccupante. Una poco accorta valutazione dell'impatto ambientale di qualche decennio fa, susseguente ai vari insediamenti industriali, ci fa oggi fare i conti con una realtà che lascia prefigurare un avvenire, niente affatto lontano, di grave riduzione delle attività produttive per evitare ulteriori, irrimediabili, ferite al "paesaggio" ormai al limite del collasso. Vi è una grave insufficienza dei sistemi di collettamento dei reflui civili e dei sistemi depurativi. Come già ho avuto modo di dire, inquinare non significa soltanto sporcare ma anche corrompere, guastare. Ad esempio le acque di raffreddamento che vengono scaricate in mare dalle varie industrie tarantine inquinano a causa della loro elevata temperatura che localmente può causare gravi scompensi nella vita marina. Il danno alle popolazioni ittiche può verificarsi anche dopo anni, compromettendo l'accrescimento ed i metodi di riproduzione. Si verificano abnormi produzioni di fitoplancton, talvolta con proliferazione di specie tossiche. All'innalzamento della temperatura corrisponde un'accelerazione dei metabolismo dei batteri con conseguente aumento del loro consumo di ossigeno e la morte degli esseri viventi, con tutti i prevedibili danni per la pesca e per gli allevamenti. C'è una soluzione per lo stato di emergenza in cui si trova il Mar Piccolo? Bisognerebbe rimuovere uno strato dì fanghi e sedimenti, organici, metallici, forse altamente tossici, che in più di 60 anni si sono accumulati raggiungendo spessori dell'ordine di decine e decine di centimetri e che andrebbero trattati prima della loro rimozione e smaltimento. Il dragaggio dei fondali prima di un accurato studio ed analisi sarebbe estremamente dannoso poiché distruggerebbe flora e fauna già esistenti. Se in un prossimo futuro si dovesse realizzare il "rigassificatore", le operazioni di scavo per ampliare il porto e costruire canali di accesso alle grosse navi, produrrebbero materiali, spesso scaricati in mare, a cui si dovrebbero aggiungere anche quelli provenienti da terra. Oltre ai danni diretti alle comunità bentoniche si instaurerebbero, nella zona interessata e in quelle limitrofe, altri fattori di disturbo. Le particelle in sospensione danneggiano gli organismi planctonici, e, trasportate dalla corrente, possono cadere in altre aree modificando i fondali e poiché il Mar Grande è collegato al Mar Piccolo ecco che si verificherebbero altri sconvolgimenti degli habitat marini. Attualmente sono scomparse le praterie di Posidonia, vi è stato un aumento di torpidità delle acque e si è instaurato un popolamento algale a bassa diversità specifica. Il nostro mare chiede aiuto ed uno dei sintomi del suo malessere è proprio la presenza del fenomeno di eutrofizzazione. Ed allora gli interventi prioritari da fare nei due ecosistemi collegati tra loro, Mar Piccolo e Mar Grande, potrebbero essere in breve questi: |
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Sono fiducioso nella sensibilità, nella professionalità e nell'impegno di chi istituzionalmente si interessa di ambiente. Tratto da: |