dalla
presentazione di Silvano Focardi - Università di Siena
alla XII Rassegna del Mare di Mareamico
| L'impatto sull'ambiente marino dell'inquinamento da petrolio
ha sempre avuto effetti drammatici. Quando gli sversamenti sono massicci e vicino alle coste, gli effetti di tale inquinamento sono di grande evidenza. |
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| Gli uccelli e i mammiferi marini rimangono facilmente
invischiati dalle masse oleose che si accumulano sulle coste o che
stratificano sulla superficie del mare.
Gli effetti devastanti che ha provocato la marea nera nelle isole Galapagos ha tenuto il mondo in ansia per parecchio tempo. |
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| Non è facile stabilire la quantità di idrocarburi che si perde ogni anno in mare, tuttavia le stime di tali perdite sembra che si aggirino su una media di 4 milioni di tonnellate l'anno per tutto il pianeta e di 600.000 tonnellate per il solo Mediterraneo. | |
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E nonostante i diversi interventi preventivi la tendenza è ad aumentare perché aumenta il traffico marittimo che dalle principali aree di produzione del greggio (Medio Oriente), conduce ai paesi importatori di petrolio come l'America, l'Europa, il Giappone e l'Australia. |
| Gli incidenti che si verificano alle petroliere, a causa di collisioni,
incendi a bordo, usura delle strutture e altro, contribuiscono
all'inquinamento petrolifero annuo con una percentuale di solo il 12% e
tuttavia provocano i danni maggiori.
Le vie di inquinamento da petrolio, attraverso le quali gli idrocarburi raggiungono il mare, sono le più svariate e il loro indicativo apporto percentuale è riportato nel diagramma. |
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Al 12% dovuto agli incidenti nel trasporto marittimo, si aggiunge il 33% per operazioni sulle navi relative a carico e scarico, bunkeraggio, lavaggio, scarichi di acque di sentina o perdite sistematiche, che porta al 45% l'apporto complessivo di inquinamento dovuto a perdita dalle navi. Un consistente apporto di inquinamento da petrolio, stimato al 37%, è quello che proviene da scarichi urbani e industriali, sistematici o accidentali, e perdite da raffinerie, oleodotti, depositi. Inoltre le ricadute atmosferiche di idrocarburi evaporati o parzialmente incombusti danno un apporto del 9%, sorgenti sottomarine rilasciano per trasudamento naturale un apporto del 7% e le attività di perforazione e produzione di petrolio dal fondo marino contribuiscono per il 2%.
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| Il petrolio sversato si sparge sulla superficie del mare formando una pellicola che cambia di spessore e di composizione a seconda della temperatura e del movimento dell'acqua. Alla evaporazione si aggiungono processi di emulsione, aerosol, fotossidazione che portano alla formazione di una sottile pellicola superficiale e masserelle di catrame che galleggiando arrivano sotto la costa e alle spiagge. Dopo l'evaporazione dei composti volatili tossici, ha inizio l'azione di biodegradazione degli idrocarburi da parte dei microorganismi marini. |
Danni all'ecosistema
I
danni causati agli ecosistemi dagli sversamenti di petrolio dipendono da molti
fattori tra cui vi sono la quantità, le caratteristiche del petrolio stesso e
la sua distribuzione.
Quest'ultima dipende spesso da fattori incontrollabili come i venti o le
correnti.
Le caratteristiche chimico-fisiche del petrolio ne determinano la tossicità.
Il petrolio è costituito da un miscuglio di idrocarburi che sono suddivisi
nelle seguenti classi:
1)
Idrocarburi saturi (alcani, paraffine)
2)
Idrocarburi insaturi (alcheni, olefine)
3)
Idrocarburi aromatici, tra cui gli IPA (Idrocarburi aromatici policiclici)
4)
Cicloparaffine.
A
differenza degli altri idrocarburi, tutti gli idrocarburi aromatici sono
tossici. In particolare gli IPA sono gli idrocarburi del petrolio più
pericolosi per la vita, a causa della loro azione cancerogena.
Altri fattori molto importanti sono le condizioni dell'ambiente, come la salinità,
la temperatura dell'acqua e il tipo di costa. Questi fattori influiscono sugli
effetti sull'habitat, ma anche sulle procedure di clean-up.
Vi sono infine le caratteristiche biologiche rappresentate cioè dagli organismi
che vengono colpiti dal fenomeno.
Queste caratteristiche comprendono la specie, la fase del ciclo vitale (larvale,
giovanile o adulto) e la taglia.
La criticità della specie è legata alle caratteristiche della stessa ma anche
alla sua funzione e posizione nella catena alimentare.
| Gli uccelli marini sono le vittime più conosciute e più studiate negli
sversamenti da petrolio. Le popolazioni di uccelli costituite dalle specie che depongono un solo uovo, come quelle del genere Uria, sono più a rischio della black duk che ne depone cinque.Un effetto macroscopico dell'inquinamento da petrolio sugli uccelli è la distruzione dell'effetto protettivo delle barbe e delle barbule delle penne, con conseguente passaggio dell'acqua e raffreddamento del corpo degli animali.. Il piumaggio perde le sue proprietà idrorepellenti e non consente più l'isolamento termico. |
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Questo è particolarmente grave per i climi freddi e può condurre alla morte per ipotermia. Gli uccelli provano a ripulirsi col becco ed alcune specie ci riescono meglio di altre. Tutto però dipende dalla gravità del problema. Tuttavia così facendo ingeriscono petrolio che provoca gravi alterazioni agli organi interni. |
| Danni meno evidenti ma non meno pericolosi sono quelli derivanti dal bioaccumulo, cioè dall'arricchimento di una sostanza negli organismi viventi per qualunque via, respirazione, ingestione di cibo, contatto. Il bioaccumulo e la biomagnificazione, cioè l'arricchimento esponenziale di una sostanza nella catena trofica, possono portare a livelli elevati di IPA nei tessuti degli organismi. Le relative conseguenze possono essere di alterazioni della riproduzione, immunotossicità, teratogenesi, carcinogenesi, alterazioni ormonali. | ![]() |
In ogni caso è meglio prevenire che curare.