1.- Premessa
La fine della Guerra Fredda ha notoriamente
favorito la nascita di "aree di crisi a livello regionale", a molte
delle quali è direttamente interessato il Dipartimento Militare Marittimo dello
Jonio e del Canale d'Otranto che ha base a Taranto.
La nuova esigenza operativa lascia
prevedere assai poco probabile la completa dismissione delle Isole Cheradi da
parte della Marina Militare che, anche nel medio-lungo termine, continuerà a
necessitare di spazi per lo sviluppo di strutture, installazioni e servizi
idonei al supporto di attività operative, non sempre prevedibili, per il
comando, il controllo e il coordinamento di uomini e di mezzi; attività che
trovano il terreno ideale al loro sviluppo soprattutto su isole, preferibilmente
adiacenti alle basi navali.
Non si può comunque escludere, a priori,
che San Paolo, la più piccola delle due Cheradi, valutata la meno adatta ad un
futuro sviluppo di attività militari, una volta che avrà perso l'attuale
validità logistico-operativa, possa essere dismessa; se non subito, quanto meno
a breve-medio termine.
Pertanto questo studio, oltre ad esaminare
con visione multidisciplinare i principali aspetti ambientali delle isole al
fine di offrire un contributo alla loro conoscenza, fornisce indicazioni di
ampio respiro per la eventuale destinazione "non militare" di San
Paolo di cui da tempo si occupano gli organi di stampa
2.- Considerazioni
E' comprensibile che le isole Cheradi
accendano da tempo propositi di sfruttamento economico, grazie alla loro
posizione geografica, alla loro estensione (San Pietro, 117 ettari; San Paolo, 5
ettari) e alla presenza di una grande pineta su San Pietro.
Si sente spesso parlare di progetti di
villaggi turistici, di costruzioni di grandi alberghi, di casinò; si tratta di
progetti potenzialmente capaci di una notevole promozione turistica che
potrebbero anche attirare investimenti cospicui, ma che offirebbero ai cittadini
solo i vantaggi della creazione di alcuni posti di lavoro quali camerieri,
giardinieri o portieri; non garantirebbero la necessaria gestione equilibrata
del territorio e dell'ambiente; peggiorebbero la situazione già precaria dei
Mari di Taranto, incrementando una antropizzazione incontrollata anche sulle
isole, come è già avvenuto sulle coste della Provincia ionica.
Attualmente, solo la generale
"sensazione" che San Pietro non potrà essere dismessa perchè sede di
insediamenti militari utilizzati ed operativamente validi anche nel futuro,
impedisce che gli entusiasmi per le idee dianzi indicate escano dalla sfera del
"possibile" e si concretizzino in vere e proprie proposte progettuali
che non avrebbero in ogni caso alcun fondamento di fattibilità.
Può infatti avere una qualche validità
solamente la ipotesi di utilizzazione di San Paolo, tenendo presente che anche
di quest'isola la dismissione da parte degli organi governativi competenti è
solo probabile e non certa.
Ed è in questa ottica che è apparso
opportuno disegnare un'idea di progetto che possa essere di pubblica utilità ed
allontanare propositi meramente speculativi
2.1-Turismo culturale
In antitesi alle ipotetiche utilizzazioni a
sfondo esclusivamente turistico-commerciale ne esiste una potenzialmente
ottimale che non si può neanche definire "innovativa" in quanto è
stata già ampiamente attuata, dopo tradizionali ostitità ed iniziali contrasti
dettati da egoismi e da vista corta, in numerose isole di piccole e di medie
dimensioni in Italia e nei Paesi più lungimiranti: ci riferiamo alla
utilizzazione quale "Area Naturale Protetta" sia dell'isola di San
Paolo che delle zone di mare di idonea estensione attorno ad essa, in cui
promuovere preminentemente turismo controllato, culturale ed ecologico ed
attività didattiche e di ricerca marina e sperimentare una nuova convivenza
dell'uomo con l'ambiente.
In merito alla tipologia del
"turismo" a cui ci si riferisce si riporta in annesso A la "carta
sull'etica del turismo e dell'ambiente", meritevole della più ampia
divulgazione per i contenuti che racchiude, ricchi di universalità categorica,
redatta da un gruppo di lavoro internazionale, di cui ha fatto parte il Prof.
Mario Pavan dell'Università di Pavia, che ne ha consentito la stampa in questo
elaborato.
Nel citato documento, tra l'altro, viene
sottolineato che uno sviluppo disarmonico e mal programmato delle attività
turistiche può danneggiare anche irrimediabilmente la natura, i monumenti ed il
patrimonio culturale delle comunità, provocando l'autodistruzione dello stesso
turismo che in tal modo viene meno alla sua ragion d'essere.
L'utilizzazione che si prospetta per San
Paolo contempla un turismo culturale responsabile basato sulla conservazione e
sulla valorizzazione del patrimonio globale di cui l'isola è ricca e
costituisce una leva per conseguire lo sviluppo socio-economico reale e
permanente e prospettive di lavoro di diversa qualificazione e quindi anche per
laureati, diplomati e tecnici specializzati, costretti di solito nella nostra
città solo ad ingrossare l'esercito dei disoccupati oppure ad emigrare
2.2 -Le aree protette
Sulla tematica delle aree protette si sta
impegnando l'intero Parlamento nazionale per favorire il rispetto e la tutela
della natura e per porre un deciso freno alla locomotiva del perseguimento
indiscriminato dello "sviluppo economico" che non tenga nel debito
conto della salvaguardia dell'ambiente e conseguentemente della qualità della
vita, producendo guasti spesso allarmanti che, a lungo andare, annullano
inesorabilmente anche quei vantaggi economici raggiunti in modo dissennato.
Al riguardo peraltro è stata organizzata
la Prima Conferenza Nazionale sulle Aree Naturali Protette <<Parchi,
ricchezza italiana>>, a cura del Ministero dell'Ambiente, dal 25 al 28
settembre 1997, a Roma presso il Palazzo del Vittoriano, alla presenza del Capo
dello Stato, dei Ministri interessati e delle Autorità capitoline, con la
collaborazione degli Enti Parco, delle Regioni, delle Associazioni degli Enti
Locali e delle Associazioni Ambientaliste; manifestazione alla quale è stata
invitata a fornire la propria collaborazione anche la Fondazione Ammiraglio
Michelagnoli.
In tale occasione è stata elaborata a cura
dell'Ispettorato Centrale per la Difesa del Mare una "guida", ricca di
indirizzi e di contenuti che possono essere considerati un valido
"schema" che sintetizza i principi base di concezione, di promozione e
di utilizzazione delle aree marine protette nazionali e che si basa su un
messaggio molto significativo che dovrebbe essere tenuto sempre presente:
Il nostro futuro è nelle nostre
mani. Non lasciamocelo sfuggire
2.3.-Le attività innovative
Oggi, non solo a Taranto, il problema
preminente riguarda lo sviluppo di iniziative innovative volte a favorire la
nascita di nuovi posti di lavoro orientati verso attività che perseguano uno
sviluppo sostenibile con la salguardia dell'ambiente in generale e del mare in
particolare e che investano sulla "conoscenza" e sul capitale umano
giovanile qualificato di cui il nostro territorio è ricco.
La situazione ambientale odierna e le
motivazioni della necessità di incrementare la conoscenza del mondo del mare e
la promozione della ricerca marina (che si valuta che potrà offrire
imprevedibili prospettive di progresso scientifico e di opportunità di
"nuove professioni" e di nuova occupazione) sono riportate
nell'annesso B che costituisce una sintesi degli scritti e delle idee dei
seguenti autorevoli personaggi che si dedicano da tempo ai problemi della
protezione del mare e delle coste:
- il Prof. Mario Pavan dell'Università di
Pavia, ex Ministro dell'Ambiente e Presidente del Comitato Internazionale per la
Conservazione della Natura promosso dal Consiglio d'Europa nei 42 Stati del
Continente;
- il Dr. Matteo Baradà, ex Direttore Generale
dell'Ispettorato Centrale per la Difesa del Mare del Ministero dell'Ambiente.
I principi e le considerazioni di cui
questi preziosi scritti sono ricchi non riguardano solo "gli altri" ma
anche "tutti noi" e dovrebbero essere tenuti presente in ogni
iniziativa importante da intraprendere, quindi anche nel decidere sulla
utilizzazione dell'isola di San Paolo. Nell'interesse della Città e delle
generazioni future.
3.- Caratteristiche delle Isole Cheradi
Al fine di sottolineare il valore globale
delle Cheradi e dell'ambiente marino che le circonda, si ritiene opportuno
riportare una sintesi delle principali caratteristiche, sviluppate
scientificamente nei precedenti capitoli.
3.1-Caratteristiche fisiche
Le isole Cheradi (denominate San Pietro e
San Paolo), delimitano, insieme a scogliere artificiali, il Mar Grande di
Taranto.
a.-L'isolotto San Pietro
L'isolotto San Pietro è il più vasto;
molto basso, irregolare, ha una superficie di circa 117 ettari, coperta da
piante basse, da graminacee e da una estesa pineta; è circondato da bassi
fondali che si estendono notevolmente verso il largo; ha una forma triangolare
con le coste a Nord ed a Est arcuate.
La scogliera, lunga circa 3 Km, esistente
tra l'isolotto in corrispondenza di Punta Lo Scanno e Punta Rondinella, è
interrotta da due passi: Passo Lo Scanno e Passo Rondinella (o Del Diavolo);
quest'ultimo è segnalato da due fanali d'entrata.
L'isolotto presenta tre punte denominate
Punta La Forca a Ovest, Punta Lo Scanno a Nord e Punta Il Posto a Est. La costa
si estende per sette chilometri.
Dalla riva orientale dell'isolotto si
protende un pontile da sbarco in muratura, sulla cui testata il fondale
raggiunge i 4 mt. di profondità. Circa 120 mt. a S del pontile in muratura ne
esiste un altro lungo circa 70 m.
La massima lunghezza dell'isola da Punta La
Forca a Punta Lo Scanno è di poco più di Km 2; la massima larghezza è di Km.
1,6; la massima altezza s.l.m. è di mt. 10 ed è su Punta La Forca.
b.-L'isolotto San Paolo
L'isolotto San Paolo, posto a SE dell'
Isolotto di San Pietro, è molto più piccolo, ha una superficie di circa 5
ettari, è reniforme; è circondato da una secca che si estende soprattutto
verso Nord.
Sulla riva Nord dell'Isolotto San Paolo si
apre un porticciolo banchinato, quasi interamente escavato a 6 m, al quale si
accede attraverso un canale navigabile largo 15-30 m; la banchina di levante del
porticciolo ha fondali di 3 mt. Dall'estremità SE dell' isolotto San Paolo si
protende, in direzione 120°, una diga lunga 220 m, alla cui estremità vi è un
fanale costituito da una torretta cilindrica dipinta di rosso che delimita,
insieme alla diga della secca di S. Vito che nasce dall'omonimo Capo,
l'imboccatura del Mar Grande, larga circa 1.500 mt. La larghezza dell'isola
misurata dalle due punte a Nord ed a Est è di circa 500 mt. La lunghezza delle
coste è di mt. 1.500. Nel tratto intermedio tra le due isole Cheradi vi è una
diga lunga poco più di 1 Km, dove si trovano numerose piccole secche che non
superano i 5 mt. di profondità.
Le isole Cheradi distano dal Castello
Aragonese della città di Taranto circa sei chilometri.
c.-Caratteristiche meteomarine della zona
I venti che provengono da Nord in genere
durano parecchi giorni, diminuiscono di intensità o si calmano durante la notte
e nelle prime ore del mattino, per soffiare con violenza durante le altre ore
del giorno. Il vento di libeccio provoca mare grosso; lo scirocco è violento
specialmente d'inverno e durante i mesi di maggio e giugno porta foschia e
pioggia. In primavera il vento che proviene da Ovest (dalla Calabria) è di
breve durata anche se alquanto violento e spesso si calma durante il tramonto. I
venti che provengono da Sud e da Est portano nebbia.
Vi sono dei segni che precedono la comparsa
dei venti che provengono da NE e da ENE, come la cortina di nubi che persiste
sulle colline a Nord del Mar Piccolo finchè soffiano detti venti.
Durante questo regime risultano ben
visibili le coste della Calabria.
Le correnti esterne sono piuttosto deboli,
influenzate dai venti, con direzione E-W.
Le maree attorno alle Cheradi sono poco
rilevanti; si aggirano attorno a 30-40 cm.
3.2-Aspetti geologici e storici
Gli specialisti giudicano tali aspetti di
interesse elevato, non solo limitato al territorio
a.-La storia geologica
In una regione come la Puglia la cui
ossatura, ossia le rocce più antiche, si è formata circa 100 milioni di anni
fa, le isole Cheradi hanno origini geologiche relativamente recenti, come si
può dedurre dai numerosi ed interessanti fossili di organismi marini presenti
su di esse: coralli, gasteropodi e bivalvi indicano che la parte emersa delle
isole si è formata al di sotto dell'attuale livello del mare, che circa 125
mila anni fa era più caldo di quello attuale e lambiva un territorio con
caratteristiche molto simili a quelle della savana, molto diverso da quello
attuale per il profilo delle coste, il paesaggio, la flora e la fauna sia
terrestre che marina.
La storia geologica successiva,
caratterizzata da una fase glaciale, ha visto ridursi il volume delle acque su
tutto il pianeta e quindi abbassarsi il livello del mare. In questo periodo,
circa 20.000 anni fa, le isole costituivano colline a circa 130 metri sul
livello del mare di allora; anzi le Isole costituivano con l'attuale Punta
Rondinella lo spartiacque fra due valli fluviali di cui una correva ove ora è
il Mar Grande. Il miglioramento climatico successivo ha portato alla fusione di
buona parte dei ghiacciai e al conseguente innalzamento del livello marino;
questo ha raggiunto la sua posizione attuale, metro più metro meno, circa 6.000
anni fa. Allora le Isole erano ben lungi dall'essere ancora tali: costituivano
una penisola, più o meno larga, sempre collegata all'attuale Punta Rondinella,
protesa una decina di chilometri verso il mare aperto. In quel tempo,
parallelamente all'evoluzione verso la forma ad "isola", ne inizia
prima la preistoria e quindi la storia che corre, varia e complessa,
strettamente legata a quella della città dirimpettaia.
Il mare ormai stabilizzato intorno alla
posizione attuale inizia lo smantellamento dell'istmo fra Punta Rondinella e
Punta lo Scanno. Probabilmente in quel tempo gli abitanti dei villaggi dello
Scoglio del Tonno e di Punta Rondinella si recavano su quelle terre, ancora non
isole, a caccia, come testimoniano alcuni rinvenimenti effettuati, e
probabilmente le utilizzavano per usi agricoli o di pascolo.
b-Testimonianze antiche
Ormai divenute Isole, circa 4.000 anni fa,
con Tucidide (storico ateniese. 460-395 a.C.), che le chiamò "Choìrades",
iniziano le prime testimonianze scritte.
La leggenda vuole che lungo il suo viaggio
dall'Oriente verso Roma, dopo essersi rifugiato una prima volta a San Pietro in
Bevagna (traspare l'origine del nome), vi sia perigliosamente approdato San
Pietro, sulla spiaggia detta "Apodonia", "cum nautis et sociis".
Con il tempo le isole furono abitate
ripetutamente ed anche estesamente.
Resti di un abitato di epoca greca e poi
romana sono stati trovati presso Punta Lo Scanno, di fronte alla Secca del
Casale così indicata perchè i pescatori già nel Cinquecento potevano notare
dalle barche sul basso fondale i resti di abitati "ingoiati dall'onde"
(D'Aquino, fine Seicento). E nei dintorni dell'abitato evidenti sono le aree
dedicate a necropoli, mentre su tutta l'area dell'Isola di San Pietro permangono
i resti medioevali degli insediamenti rurali dei contadini.
In epoca medioevale la tradizione vuole che
su entrambe le isole siano stati veri e propri monasteri di cui si leggono
tracce negli scritti d'epoca; questi, dedicati a Sant'Andrea e a San Pietro,
dovevano richiamare all'intorno una cospicua popolazione che doveva a sua volta
popolare piccoli villaggi, poco più che masserie.
E in questo periodo le Isole servirono, a
più riprese, quale ottime basi per svernare e come punto di appoggio per
incursioni verso l'entroterra, alle bande di pirati, a volte vere e proprie
flotte, in particolare di ottomani
c-Storia recente e fortificazioni
In tempi più recenti, siamo alla fine del
Settecento, le isole attrassero l'attenzione del genio militare di Napoleone; su
indicazione dell'Ammiraglio Villeneuve, l'Imperatore decise di fare di Taranto
il suo avamposto nel Mar Mediterraneo ed a tal fine fece fortificare l'Isola di
San Paolo. L'opera fu affidata ad un Generale dell'Artiglieria, lo scrittore e
poeta Laclos, che, morto subito dopo, fu sepolto nella fortificazione che da lui
prese il nome di "Forte Laclos".
Ha quindi inizio per le isole la
destinazione quale strumento determinante per la difesa foranea di Taranto.
Con l'Unità d'Italia le isole furono
subito sottoposte all'attenzione delle autorità marittime. Passate dai beni del
Capitolo a quelli del regno, sull'Isola di San Paolo fu inizialmente costruito
il Faro che doveva guidare i naviganti nel Mar Grande.
Alla fine del secolo, con la costruzione a
Taranto della base navale sotto l'attenta direzione del Colonello Cugini, le
isole divennero il cardine delle opere di difesa foranea previste. Sull'Isola di
San Paolo furono costruite due fortificazioni: la Batteria Ammiraglio Aubry, con
cannoni da 149 mm, e la Torre Corazzata Umberto I con obici da 400 mm;
quest'ultima, ancora molto ben conservata, costituisce un mirabile esempio di
ingegneria militare per grandiosità ed innovazione realizzativa, unico esempio
sopravvissuto al mondo.
Sull'isola di San Pietro fu realizzata la
Batteria omonima con sei obici da 280 mm. In questa occasione fu demolito il
forte napoleonico di cui restano solo alcune tracce e il faro fu spostato e
destinato ad ufficio del Genio Militare.
Oggi a distanza di più di un secolo quelle
fortificazioni, inutili militarmente, conservano saldamente il fascino di
un'architettura militare non più attuale ma sempre testimonianza della
genialità dell'uomo: gli infissi lignei originali, le grate e le grondaie
bronzee riccamente decorate attendono solo di essere restaurate ed utilizzate
quali strutture museali.
Sull'isola di San Paolo la Fortezza e la
Torre Corazzata rappresentano poi una curiosità paleontologica di tutto
rispetto. I blocchi con cui la struttura è rivestita sono di calcare
proveniente dalle vicine Murge tarantine, presente solamente, oltre che su San
Paolo, in alcune località devastate dalla guerra nell'ex Jugoslavia, nel quale
è possibile osservare i resti fossili di un organismo, un bivalve che viveva
circa 100 milioni di anni fa, studiato per la prima volta in giacimenti pugliesi
ora divenuti discariche o comunque distrutti dall'incuria e dalla scarsa
sensibilità dell'uomo moderno verso le vestigia del passato.
Numerose sono quindi le
"testimonianze" della storia naturale ed umana presenti sulle Cheradi;
in particolare i resti fossili, molti dei quali a "cielo aperto", la
cui importanza sfugge ai "non specialisti", rivestono un elevato
interesse per la loro rarità e perchè di valenza tale da concorrere
efficacemente a incrementare la conoscenza evolutiva non solo delle isole e di
Taranto ma anche dell'intero Continente europeo.
3.3-Fondali e biocenosi
Le Isole Cheradi sono circondate da tratti
di fondale che si diversificano in zone caratteristiche, creando una
associazione biologica molto ricca e di grande interesse scientifico, già posta
in evidenza dai ricercatori locali nel 1969 (Prof. Cosimo Sebastio) che
ottennero la istituzione del "Parco Marino delle Isole Cheradi" lungo
il versante meridionale delle isole con atti formali della Marina Militare e
della Provincia di Taranto (1970).
In merito ai fondali è utile operare una
distinzione fra le zone di mare a Sud delle due isole ed a Nord di San Pietro e
le zone all'interno della rada in direzione Est.
Il tratto di mare all'interno della rada è
caratterizzato da basso fondale con sedimento detritico fine; mentre le zone
verso il mare aperto sono caratterizzate da diverse tipologie di fondale che
abbracciano molte varietà di biocenosi tipiche del Mediterraneo centrale.
Il tratto di mare a Sud è il più vario;
la batimetrica dei 50 metri, limite della roccia con il fango, non è parallela
alla costa; secche a Sud e a Sud-Ovest dell'Isola di San Pietro si ergono da 30
fino a 10 metri; dalla riva fino ai 50 metri di profondità si susseguono
diverse biocenosi: sabbia grossolana e roccia nuda, praterie di Posidonia e
coralligeno.
Numerosi anfratti e rifugi riparano gli
animali dalle correnti cariche di nutrienti provenienti dal largo, habitat
ideale per moltissime specie di pesci.
La zona a Nord di San Pietro è
caratterizzata da fondale basso a sabbie fini con praterie di Zoostera e
Posidonia; è sufficientemente riparata dai venti e dalle onde di Scirocco.
Questa zona conserva ancora in parte le
biocenosi tipiche: vongole, telline e cardium di vario genere si affossano nella
sabbia in compagnia di vermi e gasteropodi; branchi di avannotti si rifugiano
fra le fronde delle alghe.
Nella parte interna alla rada, l'apporto e
l'accumulo di sabbie fini ha provocato una variazione dei fondali, ma non ha
modificato del tutto gli habitat perchè la primordiale vocazione era quella di
fondali bassi e sabbiosi. L'accumulo della sabbia ha ingrandito le aree dove si
sono insediati per secoli prelibati molluschi quali i tartufi di mare (Vunus
Verrucosa) e le cozze pelose (Mediolus Barbatus), oggi purtroppo molto vicini
alla estinzione (le cozze pelose sono già praticamente estinte) a causa della
dissennata azione di pesca; in particolar modo da parte dei sommozzatori
abusivi.
Il recupero degli habitat compromessi a Sud
delle due isole e a Nord di San Pietro è ancora possibile. Il mare ha ancora la
potenzialità dell'autorecupero, purché l'uomo ponga un freno ad attività di
pesca indiscriminata, ad esempio bloccando per un ragionevole periodo il
prelievo della fauna ittica per consentirne il ripopolamento.
Peraltro le zone all'interno della rada,
favorevoli alla produzione dei bivalvi, potrebbero essere efficacemente
utilizzate per l'allevamento e la raccolta dei molluschi con presumibili
risultati economici di rilievo, qualora valorizzate in maniera opportuna e
valida dal punto di vista maricolturale (come avviene nella laguna veneta).
4.- Proposta di progetto
La proposta di progetto intende
innanzitutto fornire indicazioni puntuali e ragionate volte a salvare la bella,
aspra e rocciosa isola di San Paolo, ricca di testimonianze e di storia della
natura e degli uomini, dalla eventuale lottizzazione che, a seguito della
ipotizzata dismissione da parte della Marina e di una utilizzazione non
equilibrata, porterebbe alla città vantaggi scarsi ed effimeri e peggiorerebbe
ulteriormente la già allarmante situazione ambientale della città di Taranto.
Tale proposta è indirizzata a svelare
tutti i tesori che l'isola ed i mari costieri conservano come uno scrigno che
non va esaminato e sfruttato esteriormente ed indiscriminatamente, ma visitato
innanzitutto per il prezioso contenuto che ha preservato gelosamente per secoli,
anzi per millenni, e che è tutto da studiare, da scoprire e da valorizzare: dai
rari fossili alla flora ed alla fauna marina e terrestre; dalle testimonianze
delle popolazioni che le hanno abitate alle strutture architettoniche antiche
ancora presenti e facilmente recuperabili; dallo studio dei miti e delle
leggende alle opere letterarie e poetiche che ha ispirato unita
indissolubilmente all'isola di San Pietro, nel mitico nome di Cheradi.
Mira inoltre a sviluppare iniziative che
valorizzino le potenzialità naturali presenti: si pensa in particolare a
concorrere allo sviluppo della vela, quale attività sportiva ecologica; alla
formazione di docenti e di studenti (biologi, geologi, archeologi, ingegneri,
guide ecologiche, ecc) quali operatori specializzati nelle riprese video e
fotografiche del mondo sommerso, indispensabile per favorire lo studio, la
conoscenza e l'amore per il mare.
Prevede il restauro del forte ottocentesco,
austero, architettonicamente affascinante, esteso circa 6.000 mq, la cui
utilizzazione potrebbe essere quella di organizzarvi una <<mostra
permanente sull'ambiente e sulla marineria>>, viva, dinamica, in continuo
aggiornamento.
Un'idea potrebbe essere quella di
riportarlo alle condizioni originali anche con simulatori di ambiente e modelli
(armi, arredamento, manichini con divide antiche, ecc.).
Il progetto è finalizzato anche a creare
una "palestra" per i ricercatori e gli studenti delle scuole medie
superiori ed universitarie, nonché a realizzare un laboratorio operativo di
ricerca multidisciplinare ed a sviluppare sperimentazioni in settori innovativi
pertinenti quali l'energia eolica, l'energia solare e le telecomunicazioni;
infine, sfruttando il fatto che verso Sud vi è l'aperto Mare Jonio, prevedere
la esecuzione di prove e di sperimentazioni nei settori delle tecniche radar di
avanguardia e dell'elettroacustica.
L'isola di San Paolo potrebbe divenire in
sintesi una sede di incontro fra scienza e umanesimo, un luogo in cui
scienziati, ricercatori, tecnici possano lavorare insieme e integrare le loro
conoscenze: una perla su cui attivare turismo controllato, ecologico e
culturale. Può divenire l'isola della scienza, del progresso, della tecnica,
dello studio, della ricerca.
Poiché l'utilizzazione dell'isola deve
puntare a sollecitare interessi diffusi non solo locali per attirare
investimenti produttivi ed innovativi, la soluzione più adatta può essere
perseguita efficacemente inserendo l'isola nel circuito delle "Aree
protette", comprendente cioè la terra ed il mare, costituendo così un
unico sistema da gestire congiuntamente.
Si riportano, per opportuna conoscenza,
negli annessi C e D rispettivamente il decreto istitutivo ministeriale e le
successive modificazioni al predetto decreto, relativi alla riserva marina
<<isole Ciclopi>>.
Di seguito vengono riportate i principali
elementi attuativi, che naturalmente necessitano di approfondimento e di
precisazioni.
4.1-Promozione dell'iniziativa
Un primo passo per realizzare il progetto
è costituito da quelle azioni volte a promuovere l'idea ed a catalizzare
attorno ad essa le forze aggregabili, evidenziando i vantaggi di immagine e
pratici che essa può offrire.
Il compito di organismo promotore potrebbe
essere svolto dalla Fondazione Ammiraglio Michelagnoli in qualità di
istituzione che già ingloba nei propri organi statutari e nel Comitato
tecnico-scientifico i principali soggetti istituzionali, del mondo
universitario, della ricerca e dell'industria, capaci e deputati a promuovere e
progettare, senza finalità di lucro, questa che potrebbe, anzi che deve, essere
una iniziativa trainante, nel settore del mare, non solo per il territorio
ionico.
L'organismo promotore deve farsi carico di
definire tutto ciò che è necessario dal punto di vista preliminare e
strategico per la elaborazione del progetto di fattibilità ed in particolare:
- soggetti partecipanti;
- finalità;
- attività;
- necessità di strutture;
- tipologia organizzativa.
Quanto sopra adoperandosi per armonizzare
eventuali interessi contrastanti e per coinvolgere gli organismi più idonei,
molti dei quali sono comunque già "Sostenitori" della Fondazione
Michelagnoli, costituiti da:
- Enti Territoriali locali;
- Università ed istituzioni di educazione
superiore e di ricerca;
- una o più imprese leader nel campo delle
tematiche che si intendono sviluppare e diffondere.
Si evidenzia in merito che con la
attuazione di una iniziativa quale quella proposta
- le Università tendono ad attrarre
ricercatori e professori di talento e quindi a migliorare la propria immagine e
la propria posizione nel campo della educazione superiore;
- gli Enti locali si attendono
l'innalzamento qualitativo e quantitativo del livello di vita della popolazione
residente, la qualificazione delle attività formative, la possibilità di
creazione di nuovi posti di lavoro giovanili diversificati;
-
l'Industria si aspetta di ricevere, in
particolare dall'Università e dagli organismi di ricerca, indicazioni sulle
aree di sviluppo tecnologico per nuovi prodotti e nuovi processi produttivi.Naturalmente ci si riferisce ad <<Industrie>> quali l'ENEA e l'Alenia
(peraltro già presente nel Consiglio Generale della Fondazione Michelagnoli)
che già posseggano know-how nei settori in cui si intendono attivare studi e
sperimentazioni (energie alternative, tecniche radar, elettroacustica,
telecomunicazioni, sistemi di comando e controllo) e che sono caratterizzate da
quella "internazionalità" indispensabile per favorire i necessari
collegamenti di ampio respiro ed il rapido decollo di attività promozionali in
ambito nazionale ed internazionale.
Tutte e tre le diverse tipologie di
organismi (Università, Enti, Industria) si attendono di accedere
(individualmente o congiuntamente) a finanziamenti per progetti di elevato
valore socio-economico e certamente utili per perseguire uno sviluppo reale
della comunità.
La Fondazione, in qualità di Ente
promotore, dovrà inoltre analizzare, d'intesa con gli organismi citati, tutti
gli elementi utili per attivare la realizzazione dell'idea. Dovrà, inoltre,
procedere ad una analisi dei comparti produttivi e scientifici interessati e
delineare un quadro complessivo delle risorse economiche dell'area, attuali e
potenziali, individuando altresì sostanziali ed obiettivi punti di forza e
vincoli per delineare tutti i principali aspetti del progetto ed evidenziare le
concrete prospettive di successo.
Secondo passo importante è quello relativo
alla individuazione della configurazione giuridica dell'Ente realizzatore e
gestore.
Comunque appare opportuno prevedere una
gestione improntata su criteri imprenditoriali che consentano di perseguire un
utile "oggettivo" volto a concorrere a soddisfare il proprio
sostentamento e potenziamento.
Infatti lo spirito imprenditoriale che deve
permeare la gestione risulta essere il principale fattore di successo.
Si deve in sintesi perseguire una sorta di
autofinanziamento inteso come aggiuntivo e complementare all'impegno finanziario
dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali. E' inoltre auspicabile operare
ogni sforzo per ottenere le ingenti disponibilità finanziarie derivanti dai
programmi di sostegno comunitari; e ciò si persegue potenziando le capacità
progettuali ed imparando seriamente e professionalmente ad elaborare progetti
secondo le direttive comunitarie.
Non è quindi determinante la
"proprietà" del bene, quanto gli obiettivi, i soggetti partecipanti
(presenti sia nel comitato tecnico-scientifico che nel consiglio di
amministrazione), le attività e i vincoli che devono essere chiaramente
determinati in modo che l'Ente gestore possa operare senza incertezze.
Appare peraltro opportuno sottolineare
l'importanza del "Responsabile" (o "Park Manager" o
"Direttore Generale") che dovrà avere capacità manageriali ed
esperienza sul tema idonee per condurre l'iniziativa con la giusta velocità,
con efficacia e con efficienza.
4.2-Obiettivi
Il progetto <<San Paolo>> si
configura come uno strumento atto a perseguire le finalità delle aree protette
(conservazione e valorizzazione dell'ambiente) attraverso attività innovative
che favoriscano la collaborazione fra i principali produttori della ricerca (il
mondo universitario e della ricerca) e gli utilizzatori della stessa
(l'Industria, gli operatori economici e, dal punto di vista strategico, le
Istituzioni).
La capacità innovativa è basilare per
ottenere sviluppo, inteso non solo come salute dei bilanci ma anche come
benessere socio-economico, con riferimento all'occupazione ed alla capacità di
salvaguardia ambientale.
L'innovazione è il frutto principale della
divulgazione della ricerca scientifica che favorisce in modo determinante il
conseguimento di soluzioni di problemi complessi ed impellenti; va intesa come
studio e applicazione non solo di nuove tecnologie di prodotto e/o di processo,
ma anche di nuove formule organizzative e collaborative; per essere perseguita
in modo sistematico e proficuo necessita di articolati e complessi equilibri ed
interconnessioni fra operatori e forze intellettuali di varia natura, nonché di
indirizzi specifici, seppur di ampio respiro, preminentemente per le attività
di ricerca.
Il progetto, orientato ad analizzare ed
ottimizzare le possibili soluzioni dei numerosi ed interdipendenti problemi
relativi alla gestione del complesso "mondo del mare", persegue quindi
i seguenti obiettivi strettamente connessi, complementari e conseguibili
contemporaneamente oppure per passi successivi, in relazione alla possibilità
di porre in essere delle attività pertinenti in cui possono concretizzarsi:
-
salvaguardia e valorizzazione delle
caratteristiche dell'ambiente marino, delle caratteristiche
naturalistico-paesaggistiche delle isole e delle testimonianze antropologiche,
storiche, architettoniche, archeologiche presenti;
-
diffusione di cultura globale marina, sia
tecnica che umanistica;-potenziamento dell'attività di ricerca;-innalzamento della qualità del processo
formativo e valorizzazione delle risorse umane;
-
raggiungimento di "eccellenza"
in ben determinati settori della scienza e della tecnologia connessi con la
gestione del mare e delle coste;
-
consolidamento dei rapporti tra
Università, Industria ed Istituzioni;
-
creazione di nuove tecnologie volte al
perseguimento dello "sviluppo sostenibile";
-
diffusione della utilizzazione delle
conoscenze generate dalla ricerca;
-
attivazione di opportunità per frenare la
disastrosa "fuga di cervelli" specialmente giovanili dal territorio.
4.3-Finalità
Le finalità di base del progetto,
imperniato essenzialmente sulla utilizzazione dell'isola di San Paolo quale area
naturale protetta, sono:
-
il risanamento e la protezione ambientale
dell'area marina interessata, con particolare riferimento alla tutela ed alla
valorizzazione delle risorse biologiche ed al ripopolamento ittico della zona;
-
la diffusione della conoscenza della
ecologia e della biologia degli ambienti marini e delle peculiari
caratteristiche geologiche e geomorfologiche del sistema mare-coste-isole;
-
lo svolgimento dei programmi di carattere
divulgativo-educativo per il miglioramento della cultura globale del
"pianeta mare", con particolare riferimento al campo della biologia e
della ecologia marina;
-
l'effettuazione di programmi di ricerca
scientifica nei settori della biologia marina, della geologia, della tutela e
del risanamento ambientale, tramite anche il monitoraggio delle condizioni
ambientali della zona;
-
la realizzazione di una mostra permanente
relativa al mondo del mare e della marineria;
-
l'allestimento di un laboratorio
multidisciplinare nei vari settori attinenti alle tecnologie marine, punto di
riferimento e di impiego "sul campo" sia delle Università tarantine e
del Politecnico, che dell'Istituto Sperimentale Talassografico che
dell'Industria aderente all'iniziativa;
-
la promozione di sperimentazioni nel
settore di tecnologie marine di avanguardia volte ad individuare prodotti o
processi utili per perseguire uno sviluppo socio-economico sostenibile.
4.4- Zonazione
All'interno di un'area protetta non di rado
si manifestano:
-
necessità di controllare e limitare le
attività che possono determinare un impatto ambientale negativo;
-
richieste per attività di fruizione fra
loro incompatibili (per esempio pesca industriale, tutela dell'ambiente,
salvaguardia della biodiversità, protezione di specie in via di estinzione);
-
aspettative di sviluppo della popolazione
residente, che spesso sono in conflitto con quelle dell'Ente gestore.
Lo strumento per risolvere questi contrasti
è il piano di zonazione che porta alla separazione delle attività ( o dello
sfruttamento) nello spazio e nel tempo.
Per suddivisione dello spazio si intende
l'individuazione, all'interno del perimetro dell'area protetta, di alcune zone
gestite in maniera diversificata, secondo determinati criteri codificati ed
identificati a priori nel piano di gestione.
La suddivisione nel tempo limita lo
sfruttamento delle risorse in corrispondenza delle fasi cruciali del loro ciclo
biologico (riproduzione, schiusa, ecc.).
Così l'accesso dei visitatori ad un
determinato sito può venire temporaneamente limitato in funzione del
"calendario biologico" di una specie particolarmente sensibile, oppure
possono essere regolamentati i periodi di pesca.
Le funzioni che deve garantire un piano di
zonazione sono quindi le seguenti:
-
permettere all'interno dell'area tutelata
lo svolgimento di tutte le attività consentite dal piano di gestione, dalla
protezione integrale ai diversi tipi di sfruttamento;
-
stabilire la necessità e l'estensione di
zone di riserva integrale dove la presenza dell'uomo è fortemente controllata o
eventualmente proibita;- tenere separate attività fra loro
incompatibili: ciò facendo si guadagna in sicurezza e si ottiene la
soddisfazione di tutti i fruitori;
-
proteggere le risorse durante le fasi
più delicate del loro ciclo biologico.
Per l'isola di San Paolo e la zona di mare
adiacente si potrebbe prevedere la seguente zonazione:
-
ZONA A - area protetta integrale. Potrebbe
comprendere il tratto di mare che si estende a Sud dell'isola di San Pietro
verso il largo per Km 2,5 fino alla batimetrica dei 30 mt. compreso fra Punta La
Forca ed il faro di San Paolo. Nella zona a mare sarebbe vietata qualsiasi forma
di pesca e qualsiasi attività che possa arrecare danni all'ambiente;
-
ZONA B - area protetta generale. Potrebbe
comprendere il tratto di mare che si estende ad Ovest e Nord-Ovest di San Pietro
verso il largo per 1 Km circa e che ingloba le secche segnalate da apposita
boetta e termina in corrispondenza della scogliera che parte da Punta
Rondinella. In tale zona sarebbero consentite tutte le attività, purché non in
conflitto con le finalità dell'<<Area Protetta>> (fotografia
subacquea, pesca sportiva esercitata con lenze da fermo); non sarebbe consentita
invece qualsiasi forma di pesca a scopo di lucro o di prelievo da parte dei
subacquei muniti o meno di autorespiratori;
-
ZONA C - area protetta parziale. Potrebbe
comprendere l'isola di San Paolo ed il tratto di mare che si estende ad Est e
Nord-Est delle Cheradi verso il largo per 2 Km. In tale zona sarebbero
consentite e gestite solo alcune attività di maricoltura previa autorizzazione;
inoltre il progetto prevede di promuovere lo sviluppo imprenditoriale,
scientificamente valido e tecnicamente all'avanguardia, della maricoltura nel
settore dei bivalvi (come già avviene nella Laguna di Venezia). Sull'isola di
San Paolo sono previste tutte quelle attività umane volte alla didattica, alla
ricerca marina ed al turismo culturale, sviluppate per perseguire e divulgare i
criteri dello "sfruttamento compatibile"
L'espletamento della delicata ed importante
funzione della sorveglianza delle aree naturali protette è affidata dalla legge
394/91 al Corpo Forestale dello Stato. Ed è inoltre in cantiere l'idea di
provvedere alla loro formazione e specializzazione ai fini della conservazione
della natura, nonché di trasferire i reparti pertinenti alle dipendenze
funzionali del Ministero dell'Ambiente e degli Enti gestori delle aree protette.
Al riguardo inoltre si sottolinea che la
Marina Militare ha già posto sotto tutela ambientale le proprie aree demaniali,
e quindi anche le isole Cheradi, con il supporto del Corpo Forestale dello
Stato.
4.5-Misure di sostegno
La legge 394/91 è finalizzata a creare e
gestire un sistema nazionale di aree protette che situi l'Italia a livello dei
Paesi più avanzati.
La legge si propone, in linea con gli art.
9 e 32 della Costituzione, di "garantire e promuovere in forma coordinata
la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale del Paese; cioè si
propone come un mezzo fondamentale - per i principi, gli indirizzi e gli
strumenti in esso contenuti - di governo dell'ambiente".
La Prima Conferenza Nazionale sulle Aree
Naturali Protette, dianzi segnalata, testimonia la decisa volontà del
Parlamento e la urgente necessità di aprire una nuova e più avanzata fase di
sviluppo della politica nazionale per le aree protette.
L'obiettivo generale di
conservazione e valorizzazione delle aree protette, democraticamente condiviso,
deve essere perseguito da tutto il sistema istituzionale con funzioni
differenti: dallo Stato, dalle Regioni, dalle Province, dai Comuni. Lo Stato
deve garantire in primo luogo, anche se non in misura esclusiva, l'attuazione
degli accordi internazionali, delle direttive e delle politiche europee; deve
garantire la tutela e la valorizzazione, nel breve e nel lungo termine, del
patrimonio naturale ed ambientale del Paese.
Questo patrimonio naturale ed ambientale va
conservato per obbligo internazionale perchè è una risorsa per il Paese.
Per quanto riguarda la aree naturali
protette di interesse regionale, la legge 394/91 ha stabilito i principi
fondamentali attraverso norme-quadro che sono tutte improntate all'attribuzione
alle autonomie locali da parte delle Regioni di ruoli e funzioni rilevanti come
la partecipazione delle Province e dei Comuni ai procedimenti di istituzione
dell'area protetta.>> (Sen. Edo Ronchi. Prima Conferenza Nazionale Aree
Naturali Protette del 25/9/97).
Sulla base delle esperienze maturate negli
anni, la legge 394/91 ha realizzato un superamento del sistema vincolistico che
imponeva divieti. Alla protezione si è sostituita la conservazione frutto del
dinamismo progettuale dei vari soggetti interessati.
Peraltro le finalità che si propone la
legge verte a garantire e promuovere non solo la conservazione ma anche la
valorizzazione del patrimonio naturale; si sollecitano metodi di gestione idonei
a realizzare una integrazione fra uomo ed ambiente naturale, salvaguardando le
attività tradizionali, promuovendo attività ricreative compatibili e la
valorizzazione delle attività di sperimentazione e produttive compatibili.
La conservazione quindi si esprime come un
momento dinamico, evolutivo, di crescita, di sviluppo sostenibile.
Un altro elemento degno di rilievo della
legge riguarda il rapporto cultura-natura quando propone la "salvaguardia
dei valori antropologici, archeologici, storici ed architettonici",
elementi che si intende coniugare nel progetto San Paolo.
L'istituzione di un'area protetta è quindi
un'occasione per perseguire uno sviluppo sostenibile e durevole, attivare
opportunità di lavoro, produrre benessere, divulgare una immagine positiva del
luogo. Ma non solo; costituisce anche un'occasione per ottenere sostegni
economici comunitari e nazionali in diversi settori quali ad esempio la ricerca
marina, il turismo, le nuove fonti energetiche, la pesca, i trasporti.
L'U.E. è il riferimento obbligatorio per
gli indirizzi di politica socio-economica connessa con la salvaguardia
ambientale.
Il V programma d'azione della U.E.
(1992-2000) porta il significativo titolo "Per uno sviluppo durevole e
sostenibile" perchè non possiamo permetterci di "aspettare......e
sbagliare".
Per l'U.E. un'area naturale protetta è un
destinatario prioritario di azioni di sostegno.
Esiste inoltre l'interessante programma
comunitario(1994-1999) relativo allo sviluppo e valorizzazione del turismo
sostenibile nelle Regioni dell'obiettivo uno, cioè del Mezzogiorno d'Italia.
Tale programma peraltro prevede sostegni per il recupero dell'edilizia di
edifici pubblici dismessi da destinare al "potenziamento dell'offerta
turistica". Il pensiero corre al restauro della Fortezza di San Paolo.
E poi, sempre della U.E., vi sono i
programmi per la ricerca, per i laboratori delle aree protette; i programmi
"Life-Natura"; i fondi strutturali.
Numerosi inoltre sono le misure di sostegno
nazionali.
Condizione necessaria è la acquisizione
della capacità di elaborare e realizzare progetti coerenti con le fondamentali
scelte di sviluppo economico e valorizzazione ambientale assunte dai diversi
soggetti pubblici erogatori di fondi comunitari e nazionali.
4.6.- Soggetti ed attività
Il progetto San Paolo sollecita e concentra
gli interessi di organismi di diversa natura che hanno la volontà di integrare
le proprie attività per incrementare le conoscenze del mare, del territorio e
dell'ambiente e per creare nuove opportunità nel settore delle tecnologie
marine in aree che richiedono necessariamente la sinergia di soggetti con
elevate competenze e potenzialità specialistiche diversificate e complementari:
sinergia che bene si adatta alla richiesta di indipendenza dei singoli soggetti
in quanto, privilegiando la flessibilità e la autonomia, presuppone
l'interrelazione ed il coordinamento orizzontale e non verticistico che nessun
soggetto (nè le Istituzioni, nè le Università, nè la Ricerca, nè
l'Industria) potrebbe accettare per molteplici motivi consuetudinari e
tradizionali e spesso anche statutari.
Peraltro potrebbero essere necessarie anche
collaborazioni e relazioni a tempo determinato, operazioni che si coniugano con
la sinergia, temporanea o permanente in relazione a decisioni ed interessi
reciproci.
E' comunque indispensabile creare delle
forti incentivazioni e convenienze, di carattere economico, o promozionale o
ideale, per tutti i soggetti, motivandoli ad operare con efficacia ed
efficienza, in modo che la potenzialità offerta dalla collaborazione sia
maggiore di quella dei singoli, per quanto organizzati ed economicamente forti.
Il progetto può anche divenire un volano
ed un banco di prova per la realizzazione del Parco Scientifico e Tecnologico
"Mare Nostrum", promosso a Taranto dalla Fondazione Michelagnoli,
quale strumento di sviluppo socio economico di ampio respiro, basato sul
trasferimento tecnologico dalla ricerca alle attività produttive (iniziativa
che naturalmente coinvolgerà al momento opportuno organismi produttivi).
L'idea del progetto San Paolo è stata
giudicata subito non solo possibile ma anche fortemente desiderata da tutti i
soggetti interpellati, i quali hanno unanimemente concordato circa il
convincimento della convenienza di mettere a confronto conoscenze diversificate
unitamente ai vantaggi derivanti dalla "fertilizzazione incrociata",
ossia dallo scambio delle esperienze di studio e di lavoro di specialisti di
discipline diverse.
Considerando inoltre le capacità, le
potenzialità ed il rilievo dei soggetti aderenti, le attività da sviluppare
(sulla base delle preziose conoscenze acquisibili su San Paolo e sulle aree di
mare adiacenti e sulla base di opportuni confronti e valorizzazione di dati
disponibili dai vari soggetti) sono volte a definire dati conoscitivi, soluzioni
ed interventi puntuali e decisivi non solo per il territorio ionico ma anche di
più ampio respiro, validi cioè per i mari e le coste sia nazionali che del
Mediterraneo.
Infatti Taranto, con i suoi tre mari, Mare
Ionio (mare aperto), Mare Grande (rada aperta) e Mare Piccolo (rada chiusa) e
con le isole Cheradi, rappresenta un'area di riferimento ideale per svolgere
ricerche e sperimentazioni nei vari settori attinenti all'ambiente marino ed
alle tecnologie marine in quanto racchiude in linea di massima le
caratteristiche naturali ed ambientali di tutto il Mediterraneo.
Inoltre la storia antica e recente
dell'area consente di valutare l'impatto che le attività umane hanno indotto
sull'ambiente nel tempo; caratteristica che rende il sistema Taranto un
"laboratorio a cielo aperto" valido anche per definire modelli di
sviluppo sostenibile.
Si sottolinea peraltro che esistono validi
motivi per auspicare il sostegno da parte del Ministero dell'Università e della
Ricerca Scientifica e Tecnologica, del Ministero dei Trasporti e della
Navigazione e del Ministero dell'Ambiente/Ispettorato Centrale per la Difesa del
Mare, Dicasteri sostenitori della Fondazione Marittima Ammiraglio Michelagnoli.,
propugnatori della istituzione di Aree Naturali Protette e di iniziative volte a
favorire la cultura del mare ed a promuovere la ricerca marina e lo sviluppo
sostenibile
Si elencano di seguito i soggetti che hanno
manifestato interesse al progetto e le attività di pertinenza, come anche
sintetizzato nella apposita tabella.
a.-Università degli Studi di Bari e di
Lecce
Sono coinvolti, nei campi di specifica
competenza:
-
la Sezione di Geografia Fisica e di Geomorfologia dell'Università di Bari, principale promotore dell'idea
progettuale;
-
il Dipartimento di Geologia e di
Geofisica dell'Università di Bari;
-
la Facoltà di Scienze Matematiche,
Fisiche e Naturali dell'Università di Bari;
-
il Corso di Laurea in Scienze
Ambientali decentrato a Taranto;
-
la Scuola di Specializzazione in
Archeologia dell'Università di Lecce.
b.- Politecnico di Bari
Il Politecnico è interessato agli aspetti
architettonici del forte ottocentesco presente su San Paolo nonché alle
sperimentazioni relative alle tecnologie marine innovative ed a quelle attinenti
a nuove forme di energia da attivare con dei partner di rilievo.
c.-CoNISMa
E' il Consorzio Nazionale
Interuniversitario di Scienze del Mare che raggruppa le principali 22
Università Italiane con Facoltà di Scienze del Mare; organismo sottoposto a
vigilanza del Ministero Università e Ricerca, deputato a sviluppare studi e
ricerche finalizzate alla ottimizzazione della tutela e della valorizzazione
delle risorse biologiche, alla protezione ambientale delle Aree Marine Protette,
al ripopolamento ittico, agli studi della interfaccia aria-terra-mare, ecc.,
anche coordinando il lavoro delle varie Università, consolidando confronti con
istituzioni Universitarie del bacino del Mediterraneo e perseguendo sbocchi
pratici ai risultati delle ricerche.
d.-Alenia Difesa D. S. N.
Di interesse e di pertinenza della
prestigiosa Industria, socio della Fondazione, sono, fra l'altro, la
sperimentazione e lo sviluppo, da svolgere anche d'intesa con il Politecnico, di
progetti e di apparecchiature attinenti a tecnologie innovative ed alle energie
alternative, quali:
- controllo automatico per il traffico
marittimo (che interessa in particolare la tecnica radar ed elettroacustica, le
telecomunicazioni anche satellitari, i sistemi informativi, i sistemi di comando
e controllo);
-
energia eolica;
- energia solare.
e.-ENEA
In merito alle sperimentazioni nel settore
delle energie alternative, si sottolinea la disponibilità offerta dall'ENEA,
che certamente costituisce un ulteriore punto di forza del progetto Cheradi.
f.-Scuola Universitaria di Maricoltura di
Taranto
Il giovane Istituto universitario tarantino
è interessato a utilizzare l'isola di San Paolo e l'area di mare adiacente per
svolgere non solo studi e ricerche, ma anche sperimentazioni, nel settore della
Maricoltura e delle discipline a questa collegata (Ittiopatologia, Medicina
veterinaria, ecc.), anche d'intesa con operatori della pesca.
g.-CNR
Gli studi e le ricerche di pertinenza del
CNR riguardano, in modo particolare:
- la tutela delle risorse biologiche;
- il monitoring dell'ambiente marino;
- il ripopolamento algale.
h.- Cooperative di Pescatori.
Sono direttamente e particolarmente
interessate a progetti di maricoltura avanzata, unitamente allo svolgimento di
compiti di gestione di servizi marinareschi.
i.-Autorità Portuale & Ente Camerale
Potrebbero essere deputati a svolgere un
importante compito operativo assicurando la organizzazione e la gestione dei
vari servizi generali utili alla vita dell'Area Protetta, anche attraverso
l'impiego ritenuto più opportuno di organizzazioni portuali.
Si indicano i principali servizi a cui si
fa riferimento:
- concorso nella organizzazione di
iniziative nel settore dello sport velico;
- la responsabilità della foresteria e dei
servizi di ristorazione sull'isola;
- la vigilanza dell'isola e dell'area marina
protetta;
- il trasporto navale San Paolo-terraferma..
l.-Expomed/EUR
E' l'organismo capitolino promosso
dall'Ente EUR e dalla Presidenza dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di
Roma, nel quale la Fondazione svolge il compito di "coordinamento" del
relativo Comitato tecnico-scientifico, composto da vari organismi di rilievo fra
i quali si menzionano ALENIA DIFESA, CNR, Comune e Provincia di Roma, CoNISMA,
ENEA, Ente EUR, IBM, TELECOM, che sono stati interessati anche al progetto San
Paolo). Expomed/EUR ha l'obiettivo di fare divenire Roma la capitale della
cultura del mare e della Mediterraneità, anche in previsione del Giubileo del
2000, attraverso varie iniziative fra cui la realizzazione dell'Istituto
euro-afro-asiatico in una prestigiosa costruzione dell'EUR ed una idonea
valorizzazione dei numerosi musei ed istituti culturali dislocati presso lo
stesso quartiere EUR.
Il progetto San Paolo è quindi
inquadrabile in un sistema scientifico-operativo nazionale di respiro
mediterraneo, di cui aspira a divenire un braccio operativo, con un filo diretto
e privilegiato con la capitale e le relative strutture di pertinenza.
m.-Forum per la Laguna.
E un'organizzazione sostenuta dall'UNESCO e
dall'U.E., operante a Venezia, già ampiamente connessa con varie realtà di
Paesi del Mediterraneo, finalizzata a divulgare una corretta ed efficace
politica di "educazione ambientale marina nel Mediterraneo", come
contributo alla cooperazione tra i popoli.
Il progetto San Paolo è deputato a
consolidare il collegamento avviato dalla Fondazione al fine di concorre a fare
di Taranto un nodo operativo nel Meridione per il perseguimento delle succitate
nobili finalità (contatti in tal senso già intrapresi).
n.- A.N.M.I. (Associazione Nazionale dei
Marinai d'Italia)
La antica Associazione Nazionale dei
Marinai d'Italia, che conta oltre quattrocentocinquanta Gruppi distribuiti sul
territorio nazionale ed un valido Gruppo a Taranto, efficace sostenitore della
Fondazione Michelagnoli, è deputata a svolgere compiti operativi di natura
marinaresca, a similitudine di quanto avviene in altri Paesi a cura di
Associazioni similari, particolarmente adatte a divulgare l'amore per il mare e
di trasferire alle nuove generazioni le esperienze, le vocazioni e le tradizioni
della marineria:
- assistenza alle attività veliche;
- concorso nella organizzazione di rassegne
su tematiche marine;
- concorso nello espletamento dei delicati
compiti di organizzazione, vigilanza e guida per la "mostra
permanente" prevista nel Forte ottocentesco di San Paolo, opportunamente
restaurato e riportato alle origini.
o.-L.N.I. (Lega Navale Italiana)
La Sezione di Taranto della altrettanto
antica Lega Navale Italiana (cento anni nel 1997) è disponibile ad offrire il
proprio sostegno specialmente per concorrere alla organizzazione di attività
veliche di rilievo, d'intesa con la Autorità Portuale e con l'A.N.M.I.
p.-Fondazione Marittima Ammiraglio Michelagnoli
La Fondazione è giudicata unanimemente
l'organismo più idoneo ad avviare tutto il progetto ed a continuare a svolgere
l'opera di <<armonizzazione>> nonché di valorizzazione del lavoro
propositivo e promozionale in linea con gli scopi statutari e grazie alle
capacità e caratteristiche operative di organismo snello, efficiente e
trasparente. E' infatti una istituzione senza fini di lucro, patrocinata dalla
Marina Militare; istituita dalla Provincia di Taranto, dal Comune di Taranto,
dall'Alenia Difesa Divisione Sistemi Navali e dalla Banca Popolare di Puglia e
Basilicata, presenti con i propri rappresentanti legali nel Consiglio Generale;
dotata di riconoscimento della personalità giuridica (decreto Ministro ex
Marina Mercantile 28 aprile 1992, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica n. 177 del 29 luglio 1992); sottoposta a tutela e vigilanza del
Ministero Università e Ricerca Scientifica e Tecnologica, del Ministero
Trasporti e Navigazione e del Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali;
propugnata dall'Ispettorato Centrale per la difesa del Mare del Ministero
dell'Ambiente; sostenuta dal CNR e dalla Banca del Salento, presenti nel
Consiglio Direttivo; dotata di una dignitosa sede, di una bibliomediateca del
Mare, di una ricca fototeca, di un laboratorio informatico di attualità e di
qualità.
4.7-Strutture
L'esistenza del valido porticciolo e di
strutture che, restaurate con accortezza, possono essere rese idonee a
concorrere allo svolgimento delle attività delineate nel progetto, unitamente
alla possibilità di ottenere servizi essenziali da parte dei "soggetti
aderenti" (con particolare riferimento anche a molti "servizi
generali", quali la disponibilità delle imbarcazioni e la vigilanza,
assicurabili da cooperative di pescatori), consentono di considerare l'isola di
San Paolo operativa in tempi relativamente brevi; si tratta di operatività
limitata e spartana in quanto va considerata la mancanza, sull'isola, di servizi
strategici quali gli impianti di energia elettrica, di gas di città e di acqua
potabile (approvvigionata attualmente con bettoline), nonché di rete telefonica
pubblica; servizi la cui realizzazione sarebbe necessario prevedere non appena
possibile.
Non appena pertanto si dovesse concretare
la disponibilità dell'isola, sarà necessario adoperarsi per ottenerne la
acquisizione, elaborare con sollecitudine i vari progetti finalizzati ad
ottenere i finanziamenti (comunitari, statali, degli Enti territoriali e dei
soggetti privati aderenti) necessari per realizzare le operazioni di restauro, i
servizi dianzi indicati e la acquisizione delle apparecchiature e degli
arredamenti indispensabili per rendere l'isola idonea a porre in essere,
inizialmente, almeno una parte delle attività programmate.
Dei quarantotto mila metri quadrati di
superficie dell'isolotto di San Paolo, ottomila metri quadrati sono coperti e
costituiscono i seguenti manufatti:
- forte ottocentesco, di circa 6.000 mq;
- capannone A, di 700 mq, alto circa 8 mt;
- capannone B, di 700 mq, alto circa 8 mt;
- palazzina grande, di circa 500 mq,
composta da due piani e da 20 stanze;
- palazzina piccola, di circa 100 mq, piano
terra, 5 stanze.
Per le citate costruzioni sono state
ipotizzate le seguenti destinazioni di uso.
a.-Mostra permanente
La mostra permanente potrebbe divenire,
unitamente al laboratorio didattico, il principale richiamo ludico, culturale ed
educativo dell'isola.
Tale mostra potrebbe interessare spazi
aperti ed il forte.
Gli spazi aperti da includere nella mostra
riguardano la realizzazione di un percorso espositivo volto a valorizzare,
eventualmente con apposite protezioni in plexiglas e con pannelli descrittivi, i
numerosi fossili esistenti, sculture (da fare realizzare nel tempo da Artisti
che si ispirano al mare ed alla natura) e cimeli tecnologici di idonee
dimensioni connessi con il mare (eliche, ancore, grandi motori marini, timoni,
chiesuole di bussole, antenne di radar, boe, imbarcazioni di particolare
interesse storico locale e nazionale, attrezzature per la "pesca
sostenibile", ecc.).
L'austero forte ottocentesco potrebbe
essere restaurato in modo da essere riportato allo stato originario, per quanto
attiene non solo alle strutture costruttive e della difesa ma anche agli arredi,
da comporre sia con cimeli che con manufatti non originali (manichini con le
divise dell'epoca; mobili; documenti; ecc.); ciò in modo da creare una
atmosfera originale ed affascinante.
I diversi ed ampi spazi potrebbero essere
efficacemente utilizzati per realizzare la mostra permanente coperta volta a
rappresentare "percorsi tematici" relativi alle finalità ed agli
obiettivi del progetto.
In particolare la "mostra
coperta" potrebbe essere variata ed arricchita continuamente anche con
rassegne estemporanee pertinenti al fine di offrire lo stimolo per visite
periodiche da parte di visitatori giovani ed adulti che devono divenire
abitudinari perchè stimolati dalla curiosità di scoprire "novità
conoscitive".
La mostra permanente potrà prevedere
naturalmente la rappresentazione del mondo del mare nella sua globalità -
"la nave", "l'ambiente marino" e gli "usi del
mare" - sottolineando in modo particolare le evoluzioni delle soluzioni
tecnologiche adottate per gestire il "pianeta mare", tutelandolo e
valorizzandone le numerose risorse e favorendone nel contempo la
rivitalizzazione.
L'obiettivo concreto della mostra
permanente dovrebbe essere la "comunicazione", con la quale si deve
mirare a sollecitare, coinvolgere, stimolare l'utente alla comprensione delle
diverse problematiche attinenti al mare.
Il progetto espositivo più che incentrarsi
nella preziosità degli oggetti da esibire, dovrebbe essere sviluppato in modo
da ottenere chiarezza esplicativa dei fenomeni e delle tecnologie da presentare,
basandosi su validi strumenti di informazione tradizionali (tabelloni manufatti
ed elettronici, pannelli, documentazione fotografica e scritta, plastici, ecc.)
e su moderni sistemi multimediali e di simulazioni di ambiente, in modo che
l'attenzione più che essere richiamata dal pezzo in sé, venga catturata dalla
tematica espositiva.
Il requisito essenziale dovrebbe essere
quello di "hands on" cioè di "metterci le mani su" nonché
quello dell'interattività del fruitore al fine di favorire il processo di
comprensione e al fine di fornire risposte differenziate, dalle più semplici
alle più approfondite.
In altre parole, questo organismo potrebbe
sviluppare la moderna concezione della esposizione che attiva il concetto
"se ascolto, dimentico; se vedo, ricordo; se faccio, capisco".
b.- Laboratorio
Il capannone A potrebbe essere adibito a
laboratorio multidisciplinare/didattico, con aule didattiche attrezzate ed una
sala riunioni.
Il laboratorio dovrebbe cioè contenere la
strumentazione di pronto impiego operativo per lo sviluppo delle attività di
ricerca e di sperimentazione da svolgersi sull'isola, nonché semplici
apparecchiature utili per attività divulgative e didattiche di diverso livello:
universitario e per le scuole medie superiori ed inferiori ed elementari.
L'altezza del capannone consente la
realizzazione di un piano, eventualmente con un soppalco in ferro.
c.-Deposito
Il capannone B, anch'esso eventualmente
arricchito di un piano con un soppalco in ferro, potrebbe essere adibito a
deposito non solo di materiale scientifico ed espositivo (per la mostra
permanente del Forte e per rassegne estemporanee) ma anche di materiale per le
attività sportive ecocompatibili quali la vela, la canoa e l'immersione
sportiva.
d.-Foresteria
La palazzina grande potrebbe essere adibita
ad austera foresteria idonea ad accogliere personale addetto alla vigilanza e
gruppi di lavoro di ricercatori (Biologi, Geologi, ecc.) o di sperimentatori o
di sportivi impegnati sull'isola a turno, nell'arco dell'intero anno e per
periodi determinati e limitati.
e.-Uffici
La palazzina piccola potrebbe essere
adibita ad uffici
f.-Porticciolo e superficie libera
Il valido e sicuro porticciolo costituisce
un elevato valore aggiunto, consentendo, sin dal momento dell'eventuale
assegnazione, lo sviluppo di attività sportive ecocompatibili, quali il
concorso alla partecipazione ad iniziative veliche e di canottaggio di rilievo,
avviate recentemente a cura della Sezione Velica della Marina Militare.
La superficie libera e non costruita
dell'isola, estesa circa trentamila metri quadrati (escludendo gli spazi
occupati dal porticciolo e dai cortili delle costruzioni), potrebbe essere
opportunamente impreziosita per divenire parte la "mostra permanente
all'aperto" dianzi indicata e parte una "pista ciclabile" in una
"oasi verde" costituita da robuste piante tipiche della macchia
mediterranea in grado di resistere sui terreni adiacenti al mare, quali acacie,
oleandri, tamerici, rosmarini, capperi, salvia; operazione, quest'ultima, da
condurre d'intesa con il Corpo Forestale dello Stato e con il WWF.
4.8 - Modalità realizzative
La Fondazione Michelagnoli si sta
adoperando per conoscere con tempestività gli intendimenti governativi
attinenti alla possibilità di dismissione dell'isola di San Paolo, al fine di
assicurarsene la assegnazione per la realizzazione del progetto prospettato.
Tale assegnazione potrebbe avvenire, al
momento opportuno ed in via provvisoria, in aderenza alla circolare del
Ministero ex Marina Mercantile n. 237 del 27 ottobre 1987, "Concessioni
demaniali marittime a favore della Associazioni di protezione ambientale, per
finalità di tutela e protezione dell'ambiente marino"(che si riporta in
annesso E).
Si riportano, di seguito, le fasi
realizzative del progetto.
a.-Fase uno
Formalizzazione di un accordo di programma
fra gli organismi che hanno rappresentato l'interesse all'idea: Provincia di
Taranto, Comune di Taranto, Università degli Studi di Bari (anche per la Scuola
Universitaria di Maricoltura) e di Lecce e Politecnico di Bari, Alenia Difesa
Divisione Sistemi Navali, ENEA, Autorità Portuale di Taranto, Camera di
Commercio Industria Artigianato ed Agricoltura di Taranto, CNR, ANMI, LNI,
Consorzio Expomed/EUR di Roma, Forum per la Laguna di Venezia, Fondazione
Marittima Ammiraglio Michelagnoli;
- elaborazione dello studio di fattibilità
del progetto con particolare riferimento alla definizione accurata delle
attività da svolgere sia sull'isola che nelle zone di mare destinate ad area
protetta ed all'esame degli aspetti economico-finanziari;
- avvio di ricerche e di studi
multisciplinari da parte delle Istituzioni universitarie e della ricerca anche
tramite la assegnazione di tesi di laurea. Ed in merito si sottolinea che presso
la Fondazione stanno già approntando proprie tesi sulle Aree Marine Protette
tre laureandi: due del Corso di Laurea in Scienze Ambientali ed uno della
Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Bari.
La Fondazione Ammiraglio Michelagnoli
peraltro si assumerebbe il compito di armonizzare tutto il progetto, agendo
quale organismo relatore, anche considerando il prestigio di cui gode presso
l'Ispettorato Centrale per la Difesa del Mare del Ministero dell'Ambiente,
istituzionalmente preposto a trattare la tematica delle "Aree Naturali
Protette".Inoltre, in qualità di Ente di Studio e
Ricerca senza fini di lucro, dotata di una struttura manageriale ed operativa
professionalmente qualificata, giuridicamente responsabilizzata ed
organizzativamente flessibile, la Fondazione Michelagnoli, si propone di agire
non solo quale Ente promotore ma anche come Ente gestore delle iniziative
iniziali.Ciò almeno fino a quando le attività
finanziarie, amministrative e gestionali non consiglino altre soluzioni.
b.-Fase due
In questa seconda fase, che possiamo
definire di sperimentazione, sarebbero avviati provvisoriamente i vari nuclei
organizzativi per specifiche "attività" utilizzando le strutture già
esistenti, naturalmente solo su San Paolo.Sono comunque già in corso attività di
ricerca, preminentemente connesse con la multimedialità, sia presso i
laboratori dei vari organismi scientifici interessati che presso il neonato
laboratorio multimediale della Fondazione.
c. - Fase tre
In questa fase più avanzata è previsto
sia di affinare il progetto, anche sulla base delle esperienze compiute, che di
perfezionare le "strutture" in cui realizzare tutte le attività
programmate al fine di perseguire la creazione di un efficace "centro
polivalente" di natura sia tecnica che umanistica, in grado di autogestirsi.
4.9-Nota
La Fondazione Ammiraglio Michelagnoli, in
linea con i propri compiti istituzionali, ha innanzitutto favorito i
sopralluoghi e lo studio "sul campo" delle isole, mettendo a
disposizione dei vari studiosi che hanno contribuito a realizzare il presente
volume e che ne hanno fatto richiesta sia i propri specialisti (il Dr. Pasquale
Bondanese ed il Dr. Michele Rapezzi, biologi ed esperti fotografi/istruttori
subacquei ed il C.te Gianfranco Bartolacci, tecnico informatico, programmatore)
che un natante, attrezzature fotografiche e video ed il laboratorio informatico,
per la registrazione, l'analisi e la valorizzazione dei dati che venivano
rilevati.
In merito alla ipotesi di progetto
tracciata in questo capitolo, consapevoli della importanza e della delicatezza
del tema, sono stati interessati tutti gli autori unitamente al seguente gruppo
di lavoro di esperti che ha agito quale "Comitato Tecnico-scientifico"
dell'idea: *Dr. Giorgio Alabiso, biologo, ricercatore presso l'Istituto
Sperimentale Talassografico/CNR "A. Cerruti" di Taranto; *C.te Egone
Bresciani, direttore del Centro Velico Nazionale della Lega Navale Italiana;
*Dr. Pasquale Bondanese, biologo collaboratore della Fondazione; *Dr.
Massimiliano Cannalire, fisico teorico, ricercatore presso l'Istituto
Sperimentale Talassografico/CNR "A. Cerruti" di Taranto; *Prof.
Antonio Federico, preside della facoltà di Ingegneria del Politecnico di
Taranto, distaccato da Bari; *Arch. Giuseppe Guacci, presidente dell'Autorità
Portuale di Taranto; *Dr. Mario Maraglino Misciagna, biologo. Consigliere
Provinciale incaricato per la Fondazione Michelagnoli; *Dr. Giuseppe Mastronuzzi,
geologo del Dipartimento di Geologia e Geofisica dell'Università degli Studi di
Bari e docente incaricato presso il Corso di Scienze Ambientali di Taranto; *Ing.
Salvatore Mellea, dirigente. Rappresentante dell' Alenia Difesa in seno al
Consiglio Generale della Fondazione; *Prof. Giovanni Palmentola, responsabile
della sezione di Geografia Fisica e Geomorfologia del Dipartimento di Geologia e
Geofisica dell'Università degli Studi di Bari; *Prof. Ing. Domenico Ricciardi,
presidente dell'ordine degli ingegneri della Provincia di Roma e responsabile
del Progetto EXPOMED/EUR della capitale; *Arch. Silvio Rufolo, Assessore ai
Lavori Pubblici del Comune di Taranto; *Prof. Cosimo Sebastio, direttore del
Diploma Universitario in produzioni animali, orientamento maricoltura, della
Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università degli Studi di Bari,
distaccato a Taranto.
Il lavoro necessita naturalmente di essere
approfondito, pur contenendo tutti gli elementi utili per sviluppare un
definitivo studio di fattibilità.
Il progetto, in conclusione, sogna di
creare su San Paolo il più bel monumento vivo al mare ed alla gente di mare,
perseguendo la rivitalizzazione dell'isola e del suo mare, con l'obiettivo di
realizzare un vanto della genialità dell'uomo che, operando in perfetta armonia
con la natura, intende recuperare il "pianeta mare", prezioso
patrimonio culturale, sociale ed economico dell'umanità.
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