
Non c’è ancora, nel nostro Paese, a livello politico-amministrativo, piena consapevolezza di quello che può significare lo strumento scogliere sommerse e maricoltura associata, nella strategia di protezione, gestione e valorizzazione della fascia costiera.Da questo atteggiamento nascono remore ed indecisioni, anche se alcuni passi avanti sono stati fatti a livello dei vertici delle categorie pescherecce.
I cosiddetti accordi di programma che le associazioni di produttori vanno sottoscrivendo con gli Enti Regionali e l’Amministrazione Centrale della Pesca, nel quadro della gestione integrata della fascia costiera, fanno chiaro riferimento alle iniziative per la costituzione di zone marine protette mediante scogliere sommerse.
Allo stesso modo in sede comunitaria, nel quadro dello SFOP (Regolamento CEE n°2080/93) e del Piano programmatico di attuazione delle iniziative, sono previsti finanziamenti per la realizzazione di scogliere sommerse.
Ma queste iniziative sono episodiche, perché i finanziamenti previsti sono modesti e, nel quadro della priorità, le iniziative volte alla realizzazione di scogliere sommerse non occupano certamente i primi posti.
Ottenere la concessioni diventa difficoltoso ed anche molto oneroso e, d’altra parte, la piccola pesca non ha ancora assimilato il concetto di spazio protetto e di risorse gestite.