“S. Cataldo e il mare":
appuntamento con l'ambiente
Una rassegna per favorire la
conoscenza ed il rispetto di un mare logorato

di FRANCESCA MELLEA
Il maggio cataldiano offre, per il secondo anno di seguito, un appuntamento con la cultura del mare.
"S. Cataldo e i forestieri del mare" è il tema della rassegna "S. Cataldo e il mare" organizzata dalla Fondazione Michelagnoli e inaugurata ieri mattina al Centro Urban di Piazza della Vittoria.
Narra la leggenda che S. Cataldo, indignato perché i forestieri erano stati cacciati dalla città, abbandonò la nicchia del cappellone della cattedrale. Cerca e ricerca, una donna che attingeva l'acqua in un pozzo vicino, si accorse di un argenteo luccichio che veniva dal fondo. Era il santo. I parrocchiani lo riportarono nella sua nicchia e richiamarono i forestieri. San Cataldo, protettore dei forestieri, anch'egli forestiero, crea l'occasione per parlare di altri forestieri, quelli che abitano i nostri mari. Sono le specie alloctone, organismi alieni che oggi raggiungono frequentemente il Mar Mediterraneo ed il mare di Taranto, disegnando i contorni di un fenomeno invasivo che può gravare fortemente sull'economia delle attività di pesca e di molluschicoltura, causare danni all'ambiente ed alla salute umana.
La rassegna muove dai risultati del progetto IMSAT MIUR condotto dal Talassografico "A. Cerruti" e si è avvalsa della collaborazione dell'Università di Bari e del Conisma. Un coinvolgimento scientifico ampio attorno ad un tema di cui si parla anche a livello internazionale e che si profila centrale per la salvaguardia della biodiversità dei nostri mari.
Ma perché la biodiversità è così importante? E soprattutto perché dobbiamo conservarla e proteggerla? "La diversità di forme di vita sulla terra dovrebbe essere conservata anche solo per il suo valore intrinseco - dice l'ingegner Mellea, direttore generale della Fondazione - ma a ciò si aggiunge anche un valore economico perché tutti gli ecosistemi forniscono gratis all'uomo numerosi servizi che, diversamente, avrebbero dei costi notevoli.
Si pensi alle grandi quantità di risorse che il mare fornisce oltre ai benefici economici che derivano dall'impiego turistico e ricreativo. Una grave minaccia alla biodiversità - continua - è rappresentata dall'introduzione di specie aliene fortemente competitive con le specie locali fino a soppiantarle. Questo stato è testimoniato dalla comparsa nei nostri mari di alghe che prima non conoscevamo e che ora invece occupano ampi spazi dei nostri fondali. Lo stesso vale per alcune specie di pesci e molluschi. Il ruolo ecologico di queste invasioni è difficile da prevedere".
Come si può controllare questo fenomeno? Per Matteo Baradà, presidente del Comitato tecnico scientifico della Fondazione, dalla lunga e sensibile esperienza in campo ambientale ministeriale "si possono controllare attraverso un'adeguata cultura ambientale e mediante la concertazione. La condivisione delle responsabilità fra le strutture portanti è necessaria. Bisogna far crescere la cultura del mare anche in coloro che vedono in questo un ostacolo alle loro attività. Al mare ho dedicato la mia vita professionale ma è essenziale che il testimone passi ai giovani che erediteranno un patrimonio prezioso e difficile da gestire".
La rassegna, stabile fino al 25 maggio, realizza un percorso fatto di poster scientifico-divulgativi, diorami, riproduzioni di animali marini e immagini. E' l'obiettivo fotografico di Giuseppe Pignataro, noto campione internazionale di fotografia subacquea, a rappresentare la ricca e articolata biodiversità dei nostri mari.
All'inaugurazione sono intervenuti il Presidente della Provincia Florido, Monsignor Di Comite, presidente del Comitato dei festeggiamenti del Santo Patrono e il Comandante della Capitaneria di Porto Sciarretta, in rappresentanza della Marina Militare.
I "forestieri" dei nostri mari. Chi sono e da dove vengono.
Giungono attraverso le navi commerciali che inconsapevolmente li trasportano insediati sulle carene o contenuti nelle acque di zavorra scaricate poi nel porto di destinazione. Qui, in assenza dei loro nemici di sempre, trovano condizioni ambientali favorevoli alla loro espansione.
Gli organismi alloctoni sono organismi alieni, non originari dell'ecosistema in cui sono giunti. Sono organismi animali e vegetali, ma anche virus e batteri che introdotti in un nuovo ambiente ne diventano elementi stabili, con molte conseguenze, alcune davvero preoccupanti. Infatti possono danneggiare l'ambiente marino, le attività umane e la salute dell'uomo. Taranto è particolarmente esposta a questi pericoli. E' sede di un importante porto militare e di un porto commerciale che mette in collegamento l'estremo Oriente con l'Occidente. In più ospita una fiorente attività di mitilicoltura.
La caulerpa racemosa, l'undaria pinnatifida sono alghe che hanno formato estese praterie lungo la costa, nei fondali del Mar Piccolo de Mar Grande e tendono a soffocare le alghe nostrane.
Numerosi anche i molluschi, i pesci tropicali e sub tropicali, i crostacei rinvenuti nelle nostre acque, come ad esempio il granchio azzurro divoratore di ostriche e cozze, proveniente dalle coste atlantiche.
Le specie alloctone possono sostituire quelle native, soppiantando specie d'importanza commerciale e causando danni alla piccola pesca.
Possono anche danneggiare le attività di acquicoltura, con morie di specie allevate, come nel caso dell'alghe tossiche che costituiscono anche un rischio per la salute dei consumatori per ché si concentrano nei molluschi determinando intossicazioni alimentari.
Articolo tratto da: TarantoOggi - Quotidiano d'informazione - Martedì 16 Maggio 2006