LE TORRI COSTIERE

della provincia di Taranto

 

 

Cenni storici sulla provincia di Taranto

I confini territoriali della provincia di Taranto subirono, nel passato continui mutamenti ed il più esteso fu Principato del Regno delle Due Sicilie. La regione tarantina raggiunse la maggiore estensione sotto Boemondo, nel 1089, quando era Principe di Taranto e Signore della Terra d’Otranto e di parte della provincia di Bari.

La regione tarantina fu decantata per la sua singolare bellezza della foresta, adorna di grandi e folti boschi alternati a macchie di vaste praterie ondulate, le più varie, con giardini, ville, fattorie, masserie e case coloniche.

Molti storici si sono occupati della Provincia di Taranto, una delle più belle della Magna Grecia, per la sua storia, il suo clima mite, le bellezze della natura, la bontà dei suoi prodotti e il volume di suoi commerci.

Su questo vasto territorio, vario e ricco da sembrare un lembo di Terra Promessa, si costituì il principato normanno di Taranto che verso la dine del Medio Evo apparteneva agli Angioini, poi ai Del Balzo e Orsini Del Balzo.


Primi insediamenti - Dai Goti ai Romani

La storia ci dice che prima vi furono i Messapi e gli Japigi, poi i Romani che sconfitto Pirro assoggettarono la  provincia; poi giunse Annibale che cacciò i romani che la riconquistarono e divenne Provincia dell’Impero.

  Nella seconda metà del V secolo dopo Cristo la provincia, assieme al resto del meridione fu assoggettata dai Goti con Odoacre che nel 555 furono a loro volta cacciati dai Bizantini. Tredici anni dopo nel 571 vi fu l’invasione dei Longobardi che tennero la provincia fino all’arrivo dei Saraceni nel IX secolo che, conquistata la Sicilia arrivarono sullo Jonio depredando e saccheggiando tutto.

Nel X secolo poi, passati i Goti, i Longobardi ed i Saraceni altri barbari finirono di distruggere il meridione e la Provincia: gli Ungari, gli Schiavoni (nome dato agli slavi dell’Adriatico orientale da cui Schiavonia poi Slavonia) e gli Aregeni  che venuti da ogni parte trasformarono il territorio in un deserto. A questo punto Niceforo Foca, imperatore di Costantinopoli combatte i barbari cacciandoli dal meridione e ricostruì tutti i casali, i borghi e le città. 

Alterne vicende con lutti e rovine colpirono la provincia fino all’arrivo dei principi Normanni agli inizi del XI secolo.


Principato di Taranto e Regno di Napoli

Nel 1069 fu creato il Principato di Taranto; fu un periodo di grande espansione ma contrassegnato da furiose lotte per il potere con un variegato carosello di personaggi: alcuni giusti altri crudeli.

Nel 1464 il Principato di Taranto cessò di esistere e tutto il territorio fu incorporato nel Regno di Napoli.

Banditismo e pirateria


Pirati Turchi

Banditismo e pirateria sono stati sempre praticati nel mondo antico.

Così come le principali vie di comunicazione, le vie del mare furono teatro di numerosi episodi, dalla cattura delle navi e del carico al rapimento di viaggiatori con lo scopo di ottenere il riscatto; anche i Greci praticarono la pirateria sulle vie del mare così come il commercio.

In età Omerica la pirateria passa per un’occupazione non indegna degli eroi, tanto che la esercitarono anche Ulisse e Menelao.

Per estirpare la pirateria marittima e rendere sicuri i mari i Romani dovettero intraprendere una vera e propria guerra (nel 67 a.C. fu affidata a Gneo Pompeo una flotta di 200 navi e ingenti forze per tre anni).

La pirateria non fu mai del tutto sconfitta, si hanno notizie che anche nel periodo di massimo controllo e sicurezza del Mare Nostrum gli episodi di pirateria non cessarono del completamente e ripresero con maggiore intensità alla caduta dell’Impero Romano.

La Puglia, in particolare, nel passaggio da Tarda Antichità al Medioevo è segnata dalla presenza di razziatori di ogni genere.

Il rafforzamento dei Mussulmani nel Mediterraneo si caratterizza con una serie di scorrerie ed assalti alle zone costiere che culmina con la conquista di gran parte della Puglia e la fondazione dell’Emirato di Bari.

Anche dopo la conquista bizantina della Puglia, Taranto sarà saccheggiata e distrutta dai Saraceni nel 927; ricostruita nel 968 fu nuovamente distrutta e data alle fiamme dall’Emiro di Sicilia nel 976.

Le ricche regioni meridionali dell’Italia ed in particolare la Puglia furono tra i principali obiettivi dei predoni che venivano dal mare in ogni epoca, e da sempre, fu sentita la necessità di difendere le genti, le città e le campagne con postazioni costiere.

I Romani usavano avere forze mobili dislocate in punti strategici pronte ad intervenire dove esisteva la necessità.

I Bizantini cinsero le città con le alte mura e accentrarono i cittadini in luoghi difendibili o in prossimità di castelli.

Con i Normanni, contrari all’accentramento urbano, si moltiplicarono le esigenze della difesa di un insediamento espanso in tutto il territorio.

In questo periodo, in modo particolare, sorgono i più grandi e ben difesi castelli e numerose torri, sparse a difesa di borghi e casali.

I regnanti dell’età Angioina e di quella Aragonese già prima del Regno di Napoli rivolsero la loro attenzione al mare anche perché, su diciassette principali città Pugliesi, ben dodici: Bari, Barletta, Risceglie, Brindisi, Giovinazzo, Moffetta, Monopoli, Otranto, Siponto, Taranto, Termoli e Trani erano città costiere.

Federico II nel 1220, per porre un argine al dilagare delle incursioni, che avvenivano in Puglia e soprattutto nelle fertili campagne interne di Porto Cesareo, uno dei luoghi più esposti agli sbarchi dei pirati, aveva fatto costruire la Torre di Leverano, a pochi chilometri dal centro abitato  e restaurato, nel 1230, la Torre della Serpe sul promontorio di Otranto.

Carlo II d’Angiò fece costruire nel 1301 la Torre del Cavallo sul promontorio della città di Brindisi e la torre ottagonale a San Pietro in Bevagna.

Nel 1480 i pirati Turchi distrussero Otranto e la loro furia non si placò. Assalti improvvisi sui centri costieri, nei porti e nei centri abitati prossimi al mare furono imprese banditesche consumate dai pirati e dai turchi che durarono a lungo.

Nel 1560 si pensò di costruire torri di difesa e avvistamento marittime sotto la direzione dello Stato e si hanno documenti certi che nel 1568 si erano erette alcune torri costiere di quelle previste, e che il Viceré ordinava di affrettare la costruzione delle altre in tutte le coste del Regno.

Il problema dei pirati barbareschi e saraceni non era solo della Puglia ma di tutte le coste italiane: in Sardegna ove esistono ancora i resti di oltre quaranta torri; nella Repubblica di Genova; nello Stato della Chiesa, particolarmente in Toscana, la difesa costiera, che era basata su torri costiere costruite da privati, fu assunta dallo Stato che impose una imposta alle città marittime per la costruzione ed il mantenimento delle torri e di reparti di cavalleria che perlustravano il litorale ed inoltre per potenziare la flotta navale che pattugliava i mari.

Questo costoso impegno era frustrato dalla mancanza di manutenzione, dalle frodi commesse dai costruttori per questo molte torri erano in rovina ancora prima di essere ultimate, e dall’inefficacia stessa del sistema che non riuscì a interrompere le numerose scorrerie dei pirati i quali cagionavano continui gravi danni ai centri abitati e alle campagne conducendo in schiavitù non poche persone.

Nel 15554 i corsari turchi sbarcarono sulle isole di San Pietro e San Paolo e vi presero alloggio per ben sei mesi.Nel 1594 i pirati turchi si rifornirono di acqua al fiume Tara sotto gli occhi della torre omonima, nel 1620 un gruppo di Turchi assalì Manfredonia che fu quasi completamente distrutta, il, 13 giugno 1630 Maruggio fu assalita e saccheggiata; il 5 agosto 1673 fu saccheggiata Torchiarolo e numerosi furono gli sbarchi con relativo saccheggio di casali isolati e campagne.

LA Difesa costiera


Vicinanza delle basi barbaresche

Le genti italiane se con il mare ha dovuto stringere un vitale legame di scambi commerciali e culturali, da esso ha dovuto imparare a difendersi.

La guerra corsara nel Mediterraneo è senza dubbio uno dei capitoli meno conosciuti della storia moderna.

Le torri di avvistamento, sparse lungo le coste, dall'Italia alla Spagna, testimoniano ancor oggi l'estensione di tale fenomeno che ebbe origine fin dall'antichità e che ebbe il suo maggior sviluppo nel periodo che va dalla fine del 1400 ai primi del 1800.

Le invasioni dei turchi, che a partire dal XV sec. scossero particolarmente i salentini, spinsero a potenziare il sistema difensivo affidato alle torri di avvistamento, sentinelle di pietra stagliate sul mare, con il compito di allertare le popolazioni dell'avvicinarsi alla costa di predatori ed invasori.


 

LA Difesa DELLE coste NELLA provincia DI Taranto

Su ordine dell'imperatore Carlo V., l'Italia meridionale fu dotata di torri di avvistamento. Nel Salento ne furono costruite molte ed a distanza più ravvicinata, l'una dall'altra, rispetto a quelle edificate nel resto del meridione.

La costruzione delle torri marittime venne fatta in una posizione strategico - militare (cioè a catena) tale da permettere ad ogni torre di controllare le due più vicine ad esse. Ne risultò una linea interrotta di fortificazione difensiva le cui singole torri comunicavano tra loro visivamente tramite segnali: fumate di giorno, fuoco di notte e/o acusticamente mediante campane, colpi di cannone o archibugio.

LA Tipologia DELLE torri

Le torri erano, e sono ancora tutt'oggi (quelle rimaste), di forma quadrangolare, per la maggior parte piccola, solo alcune di maggiori dimensioni. L'ingresso era posto generalmente al piano superiore e si poteva accedere tramite una scala di legno che poteva essere abbassata solo dall'interno.

Descrizione DI UNA torre tipica


Torre Miggiano presso Santa Cesarea Terme

La tipologia della torre è in prevalenza la stessa: divisa in due piani: il primo piano, senza finestre era posto sopra una grande cisterna che garantiva l’acqua e veniva usato come deposito viveri e munizioni e la presenza di una macina garantiva un'autosufficienza alimentare; nel secondo piano, raggiungibile con una scala esterna, vi sono le stanze per dormire ed un camino per segnalare, con cortine fumogene, gli eventuali attacchi; caditoie e feritoie garantivano una primaria difesa del fortilizio; talvolta un secondo piano veniva usato come dormitorio ed il terrazzo, dotato di canna fumaria e di una garitta consentiva il personale di guardia di spaziare l’orizzonte.


Torre: spaccato, secondo piano e terrazzo

La torre doveva avere un piano di fondazione, una cisterna nel terrapieno della torre e una canalizzazione per la raccolta dell’acqua piovana. Il piano terra, generalmente costituito da una sola sala con la volta a botte, pavimento in pietra e senza aperture all’esterno era destinato a deposito di armi e viveri.

Interno di una torre - Secondo piano;finestra e caminetto

Il piano superiore era generalmente costituito da un salone, spesso uno solo, che fungeva da soggiorno e pranzo con annesso un caminetto in pietra. L’accesso avveniva tramite una scala in pietra separata dal corpo fabbricato e unito generalmente con un ballatoio, oppure in alcuni casi da una scala mobile che veniva ritirata nell’interno. Dal vano abitabile doveva esistere una scala di accesso al terrazzo protetta da una apertura sulle mura (caditoia), posta perpendicolarmente, e da due laterali. Le caditoie (una era sempre sulla porta d'ingresso), rendevano difficile al nemico l'accostarsi alla torre per tentarne la scalata o per abbattere la porta di accesso. Attraverso le caditoie, infatti, i difensori lasciavano cadere pesanti proiettili (pietre) su chiunque tentasse di accostarsi.


Terrazzo con fumaiolo e guardiola

Tutte le torri avevano un terrazzo, con una garitta di guardia ed il foro del camino che serviva anche per le segnalazioni di fumo, alcuni erano muniti di cannoni e vi erano depositate le bombarde e le palle. I parapetti, piuttosto elevati presentavano feritoie e merli.

Lo spessore dei muri variava dai 4 metri del piano inferiore ai 2,5 metri del piano superiore.

Fino alla metà del 1500 le torri erano cilindriche, quelle erette dalle Università (paesetti) erano ampie perché erano adibite anche a rifugio dall’attacco dei pirati.

La forma quadrangolare fu voluta dal Regno di Napoli per consentire l’uso di artiglierie ai quattro lati. Alcune torri poste a difesa di punti strategici importanti furono dotate di artiglieria (falconetti, colubrine e mortaretti) e di archibugi, altre di dimensioni minori avevano il compito principale di avvistamento.

La costruzione della torre era affidata ad un capomastro con un contratto in cui erano definiti i parametri costruttivi e le modalità di pagamento. Il mastro poteva cavare le pietre e la calce dove gli faceva più comodo e di usufruirne gratuitamente.

Nel mese di marzo del 1568 fu indetta a Taranto un’asta di appalto per le torri costiere da costruire sulla costa jonico – salentina presieduta da Alfonso de Salazar presidente della Real Camera.

(La Torre di San Vito fu assegnata al maestro Nicola Rienzo per 8 carlini e 1 grana; quella di Saturo al maestro Marco de Guarino di Lecce per 7 carlini e 9 grana)

La costruzione delle torri non era facile, il materiale di costruzione era di facile reperimento nelle numerose cave dell’arco jonico ma la scelta dei muratori che fossero pratici della tecnica di costruzione, il reperimento dei carri per il trasporto dei materiali e l’insidia della malaria oltre che la continuità del finanziamento rendevano lento il progredire e in taluni casi il completamento dell’opera.

Il presidio di difesa era formato da tre o quattro militi e di un cavalleggero, il cui cavallo stazionava spesso all’esterno della torre, e che aveva il compito di correre a dare l’allarme.

Ma sia per l'esiguità della guarnigione, sia per lo scarso armamento, la difesa era spesso aleatoria. Essa serviva solo a ritardare l'azione del nemico per permettere agli abitanti della zona di porsi in salvo e ai rinforzi di giungere e contrattaccare.

Le cronache di quel tempo parlano diffusamente dei continui attacchi dei pirati e dei Turchi contro le torri e delle relative conquiste e distruzioni.


 

LE TORRI COSTIERE PUGLIESI


La difesa della provincia

Le torri costiere, per la loro particolare posizione geografica, avevano una duplice funzione: avvistamento dei vascelli corsari o nemici e punti di riferimento per le navi amiche.

Le torri, nate spontaneamente o costruite da privati, furono pianificate e costruite dal governo del Viceregno che, dal 1560, ordinava anche l’esproprio ed il giusto risarcimento dei proprietari di quelle già esistenti.

Gli ordini per la costruzione delle torri marittime, sotto la direzione dello Stato, furono impartiti dalla Regia Camera e dallo stesso Viceré Duca d’Alcalà don Parafan de Ribeira ai Governatori Provinciali per la “difesa e guardia dei popoli del Regno”.

Per il progetto e la costruzione avvalsero della collaborazione di ingeneri e tecnici militari che seguirono le fasi del lavoro. Le torri, che fino alla prima metà del XVI secolo avevano varie forme, per lo più cilindriche assunsero una nuova configurazione a tronco di piramide, con base quadrata, e di notevole ampiezza, poiché dovevano servire anche come luogo di difesa e di rifugio in caso di improvvisa irruzione dei pirati.

Il sistema difensivo costiero della provincia di Taranto

Il sistema difensivo costiero dell’attuale provincia di Taranto si estendeva dalla foce del Bradano ad ovest fino a Punta Prosciutto ad est.

Il sistema comprendeva 21 torri di avvistamento e difesa (14 sono ancora esistenti oggi) integrato da posti di guardia sulla costa e guardiole o torri di rinvio dei segnali, poste più internamente.

Torri costiere ad ovest di Taranto

La costa ad ovest di Taranto era difesa da poche torri molto distanziate fra di loro; il principale motivo doveva essere costituito dalla difficoltà di penetrazione verso l’interno a causa del fitto bosco e dalle paludi fra i fiumi Patemisco e Lato; altro motivo era certamente il fatto che i comuni da quel lato erano arroccati sul gradiente murgiano e difesi da castelli e in alcuni casi da una cerchia di mura (Laterza, Castellaneta, Mottola e Massafra). Le masserie ed i casali erano inoltre fortificati e alcuni dotati di torrette di avvistamento.

Le torri del lato di ponente erano:

1.        Torre Bradano - non è più esistente ed i resti sono sulla riva sinistra della foce del fiume.

2.        Torre Mattoni – si trova fra il lago Salinella ed il torrente Galaso. La notevole distanza fra questa e la successiva Torre Lato era giustificata dalla impenetrabilità del bosco e dalla mancanza di obiettivi appetibili per i Corsari; comunque il tratto di costa lungo 16 chilometri era percorso da pattuglie di cavalleria ed esistevano almeno due posti fissi di guardia.

3.        Torre Lato – posta in difesa della via d’acqua dalla quale era accessibile la fertile zona della “Conca d’Oro”.

4.        Torre Tara – non più esistente ma si trovava sulla sponda del fiume omonimo.

5.        Torre Pezze di Tara – scomparsa, ma che si crede si trovasse sulla destra della Torre Tara e serviva a difendere l’altra sponda del fiume.

6.        Torre Rondinella – si trova sulla su punta Rondinella, promontorio occidentale del Mar Grande di Taranto e posta a difesa dell’ingresso di ponente del Mar Grande.

Torri costiere ad est fino a torre ovo

Più fitta era la presenza di torri sulla costa ad est di Taranto.

 

Le navi infatti provenivano quasi sempre da sud ‑ ovest. Dopo aver doppiato il Capo di Leuca, navigando sotto costa, sfruttavano la corrente propizia (che nel golfo di Taranto circola in senso antiorario) e con gran rapidità raggiungevano i loro obiettivi. Da qui la grande importanza strategica di questo tratto di costa.

La costa alta e l'altezza stessa delle torri (Torre Colimena m. 15,70, Torre S. Pietro m. 12,55), aumentavano il raggio d'orizzonte che raggiungeva le 12 miglia.

Questa fitta rete, nel XVII secolo, assicurava con oltre dieci torri (da Torre San Vito che controllava a levante l'ingresso della rada di Taranto, a Torre Colimena in territorio d'Avetrana) un efficiente servizio di avvistaménto ed allarme.

7.        Torre San Vito – posta all’imbocco del Mar Grande su Capo San Vito è rimasta attiva come stazione segnali ed avvistamento della Marina Militare fino agli anni 80.


8.        Torre Lama – non esistente, ma era ubicata a 4 chilometri ad est della Torre di San Vito nella contrada di Lama. Questa torre aveva certamente la funzione di rinvio delle segnalazioni assieme ad altre stazioni di comunicazione che si trovavano in masserie poi trasformate in case di campagna ma che conservano il nome quali: Torre Montetto, Torre Masseria S. Francesco, Torre Pilone, Torre Roberti, Torre Nuova, tutte a quota più elevata (tra 29 e 36 metri s.l.m.).

9.        Torre San Francesco – oggi scomparsa.

10.    Torre Blandamura – oggi scomparsa.

11.    Torre Saturo – posta su costa scoscesa e domina le insenature di Porto Saturo e Porto Perrone.


12.    Torre Castelluccia – posta a 7,5 da Torre saturo è posta in posizione dominante a 24 metri s.l.m. a guardia di un tratto di costa ricco di insenature. Per meglio controllare l’accesso ai centri urbani di Leporano e Pulsano esisteva anche un posto di guardia chiamato Posto La Monica e collegato a mezzo di un sentiero alla Torre Scopetta posta più all’interno in direzione NNW.


 

13.    Torre Rossa – oggi scomparsa, fu chiamata anche Torre Sasso.

14.    Torre Zozzoli – in passato Sassoli, si trova a 2,3 chilometri a SE della Torre Castelluccia. Alle sue spalle a meno di due chilometri esisteva una masseria fortificata denominata La Torretta collegata da un sentiero a Lizzano.


15.    Torre Canneto – posta a 3,6 chilometri dalla precedente ed in contatto visivo con essa. Era posta a guardia di un tratto di costa bassa e sabbiosa. Tra Torre Canneto e Torre Ovo esisteva un posto di guardia di cavalleria detto Posto Martore.

16.    Torre Ovo – posta a 14 metri s.l.m. all’inizio di un antico sentiero che conduceva a Monacizzo e Torricella. Tra Torre Ovo e Torre delle Moline esisteva un posto di guardia chiamato Posto Vecchio.


Torri costiere ad est da torre ovo a torre colimena


Le torri costiere da Torre Ovo a punta Prosciutto

17.    Torre delle Moline – attualmente si trova nel caseggiato di Campomarino e si trovava all’inizio di un tracciato viario che conduceva a Maruggio. La presenza della torre non valse a salvare, nel 1630, dal saccheggio dei Turchi il borgo di Maruggio.

18.    Torre Boraco – si trova leggermente arretrata rispetto al lido sabbioso, circa 250 metri, ma in posizione più elevata a guardia delle sorgenti dell’omonimo ruscello. Era in vista di Torre delle Moline.


19.    Torre San Pietro in Bevagna – si trova a circa 3 chilometri ad Est della precedente a qualche centinaio di metri dal canale San Nicola.


20.    Torre Saline – si trova a Nord della laguna Vecchia Salina e separata dal mare da un cordone di dune di sabbia. Era posta a vigilanza dei magazzini del sale che era un obiettivo appetibile per i pirati. A pochi metri di distanza esiste una cappella dedicata alla Vergine e ai santi Leonardo e Barbara per scongiurare il sempre incombente pericolo della schiavitù e garantire la saldezza delle fortificazioni.

 


21.    Torre Colimena – sorge a guardia di una piccola insenatura sabbiosa ad Est di una zona paludosa. Un antico tracciato viario conduce ad Avetrana.

 


  Oltre Punta Prosciutto, nella provincia di Lecce, esistono altre torri di guardia tra le quali: Torre Castiglione, Torre Lapillo e Torre Chianca dopo di che, in prossimità di Porto Cesareo esiste una più fitta presenza di torri di guardia.

Alle spalle del fitto schieramento di torri costiere esistevano dei castelli posti a guardia dei centri abitati: Leporano, Pulsano, Lizzano, Torricella, Maruggio, Uggiano Montefusco, Mutunato (ad est di Avetrana oggi scomparso), inoltre, numerose masserie fortificate progettate per la difesa di una regione pianeggiante, ricca di insediamenti agricoli e, per questo, particolarmente minacciate dalle invasioni e razzie completavano la difesa.

RESTAURO E CONSERVAZIONE DELLE TORRI COSTIERE

Da molti anni si studia la possibilità di restaurare le torri costiere esistenti con l’obiettivo, la conservazione, non soltanto delle forme, ma anche della materia con cui furono fatte.

Il restauro quindi dovrà assicurare il massimo della conservazione di ogni aspetto e parte dell’edificio.

L’ipotesi di riutilizzo delle torri può contribuire alla loro salvezza, ma solo se gli adattamenti ai nuovi usi salvano l’aspetto generale e le caratteristiche particolari, con tutto quello che può significare per la storia del territorio.

Anche quelle torri ridotte a stato di rudere, quei manufatti cioè esposti alla completa distruzione, devono essere conservati poiché forniscono un’importante occasione di studio che normalmente offre un rudere, si pensi solo alle sezioni dei muri che sono solo ipotizzabili in edifici intatti.