LE TORRI COSTIERE
della provincia di Taranto
Cenni storici sulla provincia di Taranto
I
confini territoriali della provincia di Taranto subirono, nel passato continui
mutamenti ed il più esteso fu Principato del Regno delle Due Sicilie. La
regione tarantina raggiunse la maggiore estensione sotto Boemondo, nel 1089,
quando era Principe di Taranto e Signore della Terra d’Otranto e di parte della
provincia di Bari.
La regione tarantina fu decantata
per la sua singolare bellezza della foresta, adorna di grandi e folti boschi
alternati a macchie di vaste praterie ondulate, le più varie, con giardini,
ville, fattorie, masserie e case coloniche.
Molti storici si sono occupati
della Provincia di Taranto, una delle più belle della Magna Grecia, per la sua
storia, il suo clima mite, le bellezze della natura, la bontà dei suoi prodotti
e il volume di suoi commerci.
Su questo vasto territorio, vario
e ricco da sembrare un lembo di Terra Promessa, si costituì il principato
normanno di Taranto che verso la dine del Medio Evo apparteneva agli Angioini,
poi ai Del Balzo e Orsini Del Balzo.


Nel X secolo
poi, passati i Goti, i Longobardi ed i Saraceni altri barbari finirono di
distruggere il meridione e la Provincia: gli Ungari, gli Schiavoni (nome dato
agli slavi dell’Adriatico orientale da cui Schiavonia poi Slavonia) e gli Aregeni che venuti da ogni parte trasformarono il
territorio in un deserto. A questo punto Niceforo Foca, imperatore di
Costantinopoli combatte i barbari cacciandoli dal meridione e ricostruì tutti i
casali, i borghi e le città.
Alterne
vicende con lutti e rovine colpirono la provincia fino all’arrivo dei principi
Normanni agli inizi del XI secolo.

Principato di Taranto e Regno di Napoli
Nel 1069 fu creato il Principato
di Taranto; fu un periodo di grande espansione ma contrassegnato da furiose
lotte per il potere con un variegato carosello di personaggi: alcuni giusti
altri crudeli.
Nel
1464 il Principato di Taranto cessò di esistere e tutto il territorio fu
incorporato nel Regno di Napoli.
Banditismo
e pirateria


Banditismo e pirateria sono stati
sempre praticati nel mondo antico.
Così
come le principali vie di comunicazione, le vie del mare furono teatro di
numerosi episodi, dalla cattura delle navi e del carico al rapimento di
viaggiatori con lo scopo di ottenere il riscatto; anche i Greci praticarono la
pirateria sulle vie del mare così come il commercio.
In
età Omerica la pirateria passa per un’occupazione non indegna degli eroi, tanto
che la esercitarono anche Ulisse e Menelao.
Per
estirpare la pirateria marittima e rendere sicuri i mari i Romani dovettero
intraprendere una vera e propria guerra (nel 67 a.C. fu affidata a Gneo Pompeo
una flotta di 200 navi e ingenti forze per tre anni).
La pirateria non fu mai del tutto
sconfitta, si hanno notizie che anche nel periodo di massimo controllo e
sicurezza del Mare Nostrum gli episodi di pirateria non cessarono del
completamente e ripresero con maggiore intensità alla caduta dell’Impero
Romano.
La Puglia, in particolare, nel passaggio da Tarda Antichità al Medioevo è
segnata dalla presenza di razziatori di ogni genere.
Il
rafforzamento dei Mussulmani nel Mediterraneo si caratterizza con una serie di
scorrerie ed assalti alle zone costiere che culmina con la conquista di gran
parte della Puglia e la fondazione dell’Emirato di Bari.
Anche
dopo la conquista bizantina della Puglia, Taranto sarà saccheggiata e distrutta
dai Saraceni nel 927; ricostruita nel 968 fu nuovamente distrutta e data alle
fiamme dall’Emiro di Sicilia nel 976.
Le ricche regioni meridionali
dell’Italia ed in particolare la Puglia furono tra i principali obiettivi dei
predoni che venivano dal mare in ogni epoca, e da sempre, fu sentita la
necessità di difendere le genti, le città e le campagne con postazioni
costiere.
I Romani usavano avere forze
mobili dislocate in punti strategici pronte ad intervenire dove esisteva la
necessità.
I
Bizantini cinsero le città con le alte mura e accentrarono i cittadini in
luoghi difendibili o in prossimità di castelli.
Con i Normanni, contrari
all’accentramento urbano, si moltiplicarono le esigenze della difesa di un
insediamento espanso in tutto il territorio.
In questo periodo, in modo
particolare, sorgono i più grandi e ben difesi castelli e numerose torri,
sparse a difesa di borghi e casali.
I
regnanti dell’età Angioina e di quella Aragonese già prima del Regno di Napoli
rivolsero la loro attenzione al mare anche perché, su diciassette principali
città Pugliesi, ben dodici: Bari, Barletta, Risceglie, Brindisi, Giovinazzo,
Moffetta, Monopoli, Otranto, Siponto, Taranto, Termoli e Trani erano città
costiere.
Federico II nel 1220, per porre
un argine al dilagare delle incursioni, che avvenivano in Puglia e soprattutto
nelle fertili campagne interne di Porto Cesareo, uno dei luoghi più esposti
agli sbarchi dei pirati, aveva fatto costruire la Torre di Leverano, a pochi
chilometri dal centro abitato e
restaurato, nel 1230, la Torre della Serpe sul promontorio di Otranto.
Carlo II d’Angiò fece costruire
nel 1301 la Torre del Cavallo sul promontorio della città di Brindisi e la
torre ottagonale a San Pietro in Bevagna.
Nel 1480 i pirati Turchi
distrussero Otranto e la loro furia non si placò. Assalti improvvisi sui centri
costieri, nei porti e nei centri abitati prossimi al mare furono imprese
banditesche consumate dai pirati e dai turchi che durarono a lungo.
Nel 1560 si pensò di costruire
torri di difesa e avvistamento marittime sotto la direzione dello Stato e si
hanno documenti certi che nel 1568 si erano erette alcune torri costiere di
quelle previste, e che il Viceré ordinava di affrettare la costruzione delle
altre in tutte le coste del Regno.
Il problema dei pirati
barbareschi e saraceni non era solo della Puglia ma di tutte le coste italiane:
in Sardegna ove esistono ancora i resti di oltre quaranta torri; nella
Repubblica di Genova; nello Stato della Chiesa, particolarmente in Toscana, la
difesa costiera, che era basata su torri costiere costruite da privati, fu
assunta dallo Stato che impose una imposta alle città marittime per la
costruzione ed il mantenimento delle torri e di reparti di cavalleria che
perlustravano il litorale ed inoltre per potenziare la flotta navale che
pattugliava i mari.
Questo costoso impegno era
frustrato dalla mancanza di manutenzione, dalle frodi commesse dai costruttori
per questo molte torri erano in rovina ancora prima di essere ultimate, e
dall’inefficacia stessa del sistema che non riuscì a interrompere le numerose
scorrerie dei pirati i quali cagionavano continui gravi danni ai centri abitati
e alle campagne conducendo in schiavitù non poche persone.
Nel
15554 i corsari turchi sbarcarono sulle isole di San Pietro e San Paolo e vi
presero alloggio per ben sei mesi.Nel 1594 i pirati turchi si rifornirono di
acqua al fiume Tara sotto gli occhi della torre omonima, nel 1620 un gruppo di
Turchi assalì Manfredonia che fu quasi completamente distrutta, il, 13 giugno
1630 Maruggio fu assalita e saccheggiata; il 5 agosto 1673 fu saccheggiata
Torchiarolo e numerosi furono gli sbarchi con relativo saccheggio di casali
isolati e campagne.
LA Difesa costiera
Le genti italiane se con il mare ha dovuto stringere un vitale legame
di scambi commerciali e culturali, da esso ha dovuto imparare a difendersi.
La guerra corsara nel Mediterraneo è senza dubbio uno dei capitoli meno
conosciuti della storia moderna.
Le torri di avvistamento, sparse lungo le coste, dall'Italia alla
Spagna, testimoniano ancor oggi l'estensione di tale fenomeno che ebbe origine
fin dall'antichità e che ebbe il suo maggior sviluppo nel periodo che va dalla
fine del 1400 ai primi del 1800.
Le invasioni dei turchi, che a partire dal XV sec.
scossero particolarmente i salentini, spinsero a potenziare il sistema
difensivo affidato alle torri di avvistamento, sentinelle di pietra stagliate
sul mare, con il compito di allertare le popolazioni dell'avvicinarsi alla
costa di predatori ed invasori.
LA Difesa
DELLE coste NELLA provincia DI Taranto

Su ordine dell'imperatore Carlo V., l'Italia
meridionale fu dotata di torri di avvistamento. Nel Salento ne furono costruite
molte ed a distanza più ravvicinata, l'una dall'altra, rispetto a quelle
edificate nel resto del meridione.
La costruzione
delle torri marittime venne fatta in una posizione strategico - militare (cioè
a catena) tale da permettere ad ogni torre di controllare le due più vicine ad
esse. Ne risultò una linea interrotta di fortificazione difensiva le cui
singole torri comunicavano tra loro visivamente tramite segnali: fumate di
giorno, fuoco di notte e/o acusticamente mediante campane, colpi di cannone o
archibugio.
LA Tipologia
DELLE torri

Le torri erano, e sono ancora tutt'oggi (quelle
rimaste), di forma quadrangolare, per la maggior parte piccola, solo alcune di
maggiori dimensioni. L'ingresso era posto generalmente al piano superiore e si
poteva accedere tramite una scala di legno che poteva essere abbassata solo
dall'interno.
Descrizione
DI UNA torre tipica
La tipologia della torre è in
prevalenza la stessa: divisa in due piani: il primo piano, senza finestre era
posto sopra una grande cisterna che garantiva l’acqua e veniva usato come
deposito viveri e munizioni e la presenza di una macina garantiva
un'autosufficienza alimentare; nel secondo piano, raggiungibile con una scala
esterna, vi sono le stanze per dormire ed un camino per segnalare, con cortine
fumogene, gli eventuali attacchi; caditoie e feritoie garantivano una primaria
difesa del fortilizio; talvolta un secondo piano veniva usato come dormitorio
ed il terrazzo, dotato di canna fumaria e di una garitta consentiva il
personale di guardia di spaziare l’orizzonte.



La torre doveva avere un piano di fondazione, una cisterna nel
terrapieno della torre e una canalizzazione per la raccolta dell’acqua piovana.
Il piano terra, generalmente costituito da una sola sala con la volta a botte,
pavimento in pietra e senza aperture all’esterno era destinato a deposito di
armi e viveri.


Il piano superiore era generalmente
costituito da un salone, spesso uno solo, che fungeva da soggiorno e pranzo con
annesso un caminetto in pietra. L’accesso avveniva tramite una scala in pietra
separata dal corpo fabbricato e unito generalmente con un ballatoio, oppure in
alcuni casi da una scala mobile che veniva ritirata nell’interno. Dal vano
abitabile doveva esistere una scala di accesso al terrazzo protetta da una
apertura sulle mura (caditoia), posta perpendicolarmente, e da due laterali. Le
caditoie (una era sempre sulla porta d'ingresso), rendevano difficile al nemico
l'accostarsi alla torre per tentarne la scalata o per abbattere la porta di
accesso. Attraverso le caditoie, infatti, i difensori lasciavano cadere pesanti
proiettili (pietre) su chiunque tentasse di accostarsi.


Tutte le torri avevano un terrazzo, con una garitta di guardia ed il
foro del camino che serviva anche per le segnalazioni di fumo, alcuni erano
muniti di cannoni e vi erano depositate le bombarde e le palle. I parapetti,
piuttosto elevati presentavano feritoie e merli.
Lo spessore dei muri variava dai 4 metri del piano
inferiore ai 2,5 metri del piano superiore.
Fino alla metà del 1500 le torri erano cilindriche,
quelle erette dalle Università (paesetti) erano ampie perché erano adibite
anche a rifugio dall’attacco dei pirati.
La forma quadrangolare fu voluta dal Regno di Napoli
per consentire l’uso di artiglierie ai quattro lati. Alcune torri poste a
difesa di punti strategici importanti furono dotate di artiglieria (falconetti,
colubrine e mortaretti) e di archibugi, altre di dimensioni minori avevano il
compito principale di avvistamento.
La costruzione della torre era affidata ad un
capomastro con un contratto in cui erano definiti i parametri costruttivi e le
modalità di pagamento. Il mastro poteva cavare le pietre e la calce dove gli
faceva più comodo e di usufruirne gratuitamente.
Nel mese di marzo del 1568 fu indetta a Taranto
un’asta di appalto per le torri costiere da costruire sulla costa jonico –
salentina presieduta da Alfonso de Salazar presidente della Real Camera.
(La Torre di San Vito fu assegnata al maestro Nicola
Rienzo per 8 carlini e 1 grana; quella di Saturo al maestro Marco de Guarino di
Lecce per 7 carlini e 9 grana)
La costruzione delle torri non era facile, il
materiale di costruzione era di facile reperimento nelle numerose cave
dell’arco jonico ma la scelta dei muratori che fossero pratici della tecnica di
costruzione, il reperimento dei carri per il trasporto dei materiali e
l’insidia della malaria oltre che la continuità del finanziamento rendevano
lento il progredire e in taluni casi il completamento dell’opera.
Il presidio di difesa era formato da tre o quattro
militi e di un cavalleggero, il cui cavallo stazionava spesso all’esterno della
torre, e che aveva il compito di correre a dare l’allarme.
Ma sia per
l'esiguità della guarnigione, sia per lo scarso armamento, la difesa era spesso
aleatoria. Essa serviva solo a ritardare l'azione del nemico per permettere
agli abitanti della zona di porsi in salvo e ai rinforzi di giungere e
contrattaccare.
Le cronache di
quel tempo parlano diffusamente dei continui attacchi dei pirati e dei Turchi
contro le torri e delle relative conquiste e distruzioni.
LE TORRI COSTIERE PUGLIESI

La
difesa della provincia
Le torri costiere, per la loro particolare posizione
geografica, avevano una duplice funzione: avvistamento dei vascelli corsari o
nemici e punti di riferimento per le navi amiche.
Le torri, nate spontaneamente o costruite da
privati, furono pianificate e costruite dal governo del Viceregno che, dal
1560, ordinava anche l’esproprio ed il giusto risarcimento dei proprietari di
quelle già esistenti.
Gli ordini per la costruzione delle torri marittime,
sotto la direzione dello Stato, furono impartiti dalla Regia Camera e dallo
stesso Viceré Duca d’Alcalà don Parafan de Ribeira ai Governatori Provinciali
per la “difesa e guardia dei popoli del Regno”.
Per il progetto e la costruzione avvalsero della
collaborazione di ingeneri e tecnici militari che seguirono le fasi del lavoro.
Le torri, che fino alla prima metà del XVI secolo avevano varie forme, per lo
più cilindriche assunsero una nuova configurazione a tronco di piramide, con
base quadrata, e di notevole ampiezza, poiché dovevano servire anche come luogo
di difesa e di rifugio in caso di improvvisa irruzione dei pirati.
Il sistema difensivo costiero dell’attuale provincia
di Taranto si estendeva dalla foce del Bradano ad ovest fino a Punta Prosciutto
ad est.
Il sistema comprendeva 21 torri di avvistamento e
difesa (14 sono ancora esistenti oggi) integrato da posti di guardia sulla
costa e guardiole o torri di rinvio dei segnali, poste più internamente.

Torri costiere ad ovest di
Taranto
La costa ad ovest di Taranto era difesa da poche
torri molto distanziate fra di loro; il principale motivo doveva essere
costituito dalla difficoltà di penetrazione verso l’interno a causa del fitto
bosco e dalle paludi fra i fiumi Patemisco e Lato; altro motivo era certamente
il fatto che i comuni da quel lato erano arroccati sul gradiente murgiano e
difesi da castelli e in alcuni casi da una cerchia di mura (Laterza,
Castellaneta, Mottola e Massafra). Le masserie ed i casali erano inoltre
fortificati e alcuni dotati di torrette di avvistamento.
Le torri del lato di ponente erano:
1.
Torre Bradano -
non è più esistente ed i resti sono
sulla riva sinistra della foce del fiume.
2.
Torre Mattoni –
si trova fra il lago Salinella ed
il torrente Galaso. La notevole distanza fra questa e la successiva Torre Lato
era giustificata dalla impenetrabilità del bosco e dalla mancanza di obiettivi
appetibili per i Corsari; comunque il tratto di costa lungo 16 chilometri era
percorso da pattuglie di cavalleria ed esistevano almeno due posti fissi di
guardia.
3.
Torre Lato – posta in difesa della via d’acqua dalla quale era
accessibile la fertile zona della “Conca d’Oro”.
4.
Torre Tara – non più esistente ma si trovava sulla sponda del
fiume omonimo.
5.
Torre Pezze di
Tara – scomparsa, ma che si crede
si trovasse sulla destra della Torre Tara e serviva a difendere l’altra sponda
del fiume.
6.
Torre
Rondinella – si trova sulla su
punta Rondinella, promontorio occidentale del Mar Grande di Taranto e posta a
difesa dell’ingresso di ponente del Mar Grande.
Torri costiere ad est fino a torre ovo
Più fitta era la presenza di torri sulla costa ad est di Taranto.

Le navi infatti provenivano quasi
sempre da sud ‑ ovest. Dopo aver doppiato il Capo di Leuca, navigando
sotto costa, sfruttavano la corrente propizia (che nel golfo di Taranto circola
in senso antiorario) e con gran rapidità raggiungevano i loro obiettivi. Da qui
la grande importanza strategica di questo tratto di costa.
La costa alta e l'altezza stessa delle torri
(Torre Colimena m. 15,70, Torre S. Pietro m. 12,55), aumentavano il raggio
d'orizzonte che raggiungeva le 12 miglia.
Questa fitta rete, nel XVII secolo, assicurava con
oltre dieci torri (da Torre San Vito che controllava a levante l'ingresso della
rada di Taranto, a Torre Colimena in territorio d'Avetrana) un efficiente
servizio di avvistaménto ed allarme.
7.
Torre San Vito – posta all’imbocco del Mar Grande su Capo San Vito
è rimasta attiva come stazione segnali ed avvistamento della Marina Militare
fino agli anni 80.

8.
Torre Lama – non esistente, ma era ubicata a 4 chilometri
ad est della Torre di San Vito nella contrada di Lama. Questa torre aveva
certamente la funzione di rinvio delle segnalazioni assieme ad altre stazioni
di comunicazione che si trovavano in masserie poi trasformate in case di
campagna ma che conservano il nome quali: Torre Montetto, Torre
Masseria S. Francesco, Torre Pilone, Torre Roberti, Torre
Nuova, tutte a quota più elevata (tra 29 e 36 metri s.l.m.).
9.
Torre San
Francesco – oggi scomparsa.
10.
Torre
Blandamura – oggi scomparsa.
11. Torre Saturo – posta su costa scoscesa e domina le insenature di Porto Saturo e Porto
Perrone.
12.
Torre
Castelluccia – posta a 7,5 da Torre
saturo è posta in posizione dominante a 24 metri s.l.m. a guardia di un tratto
di costa ricco di insenature. Per meglio controllare l’accesso ai centri urbani
di Leporano e Pulsano esisteva anche un posto di guardia chiamato Posto La
Monica e collegato a mezzo di un sentiero alla Torre Scopetta posta
più all’interno in direzione NNW.

13.
Torre Rossa – oggi scomparsa, fu chiamata anche Torre Sasso.
14.
Torre Zozzoli – in passato Sassoli, si trova a 2,3 chilometri a SE
della Torre Castelluccia. Alle sue spalle a meno di due chilometri esisteva una
masseria fortificata denominata La Torretta collegata da un sentiero a
Lizzano.

15.
Torre Canneto – posta a 3,6 chilometri dalla precedente ed in
contatto visivo con essa. Era posta a guardia di un tratto di costa bassa e
sabbiosa. Tra Torre Canneto e Torre Ovo esisteva un posto di guardia di
cavalleria detto Posto Martore.
16.
Torre Ovo – posta a 14 metri s.l.m. all’inizio di un antico
sentiero che conduceva a Monacizzo e Torricella. Tra Torre Ovo e Torre delle
Moline esisteva un posto di guardia chiamato Posto Vecchio.

Torri costiere ad est da
torre ovo a torre colimena

Le torri costiere da Torre Ovo a
punta Prosciutto
17. Torre delle Moline – attualmente si trova nel caseggiato di Campomarino
e si trovava all’inizio di un tracciato viario che conduceva a Maruggio. La
presenza della torre non valse a salvare, nel 1630, dal saccheggio dei Turchi
il borgo di Maruggio.
18. Torre Boraco – si trova leggermente arretrata rispetto al lido sabbioso, circa 250
metri, ma in posizione più elevata a guardia delle sorgenti dell’omonimo
ruscello. Era in vista di Torre delle Moline.
19. Torre San Pietro in Bevagna – si trova a circa 3 chilometri ad Est della
precedente a qualche centinaio di metri dal canale San Nicola.
20. Torre Saline – si trova a Nord della laguna Vecchia Salina e separata dal mare da un
cordone di dune di sabbia. Era posta a vigilanza dei magazzini del sale che era
un obiettivo appetibile per i pirati. A pochi metri di distanza esiste una
cappella dedicata alla Vergine e ai santi Leonardo e Barbara per scongiurare il
sempre incombente pericolo della schiavitù e garantire la saldezza delle
fortificazioni.

21. Torre Colimena – sorge a guardia di una piccola insenatura sabbiosa ad Est di una zona
paludosa. Un antico tracciato viario conduce ad Avetrana.

Alle spalle del fitto schieramento di torri costiere
esistevano dei castelli posti a guardia dei centri abitati: Leporano,
Pulsano, Lizzano, Torricella, Maruggio, Uggiano Montefusco, Mutunato (ad
est di Avetrana oggi scomparso), inoltre, numerose masserie fortificate
progettate per la difesa di una regione pianeggiante, ricca di insediamenti
agricoli e, per questo, particolarmente minacciate dalle invasioni e razzie
completavano la difesa.
RESTAURO E CONSERVAZIONE
DELLE TORRI COSTIERE
Da molti anni si studia la possibilità di restaurare
le torri costiere esistenti con l’obiettivo, la conservazione, non soltanto
delle forme, ma anche della materia con cui furono fatte.
Il restauro quindi dovrà assicurare il massimo della
conservazione di ogni aspetto e parte dell’edificio.
L’ipotesi di riutilizzo delle torri può contribuire
alla loro salvezza, ma solo se gli adattamenti ai nuovi usi salvano l’aspetto
generale e le caratteristiche particolari, con tutto quello che può significare
per la storia del territorio.
Anche quelle torri ridotte a stato di rudere, quei
manufatti cioè esposti alla completa distruzione, devono essere conservati
poiché forniscono un’importante occasione di studio che normalmente offre un
rudere, si pensi solo alle sezioni dei muri che sono solo ipotizzabili in
edifici intatti.