INIZIATIVE DI RICERCA
E DI SVILUPPO SOSTENIBILE
PER IL MEDITERRANEO

di Gian Felice Clemente

I Paesi partecipanti alla Conferenza dell'O.N.U. su "Ambiente e Sviluppo" (Rio de Janeiro, 1992) hanno raggiunto un'intesa di massima su alcuni principi generali relativi allo sviluppo economico ambientalmente compatibile, che dovranno essere resi operativi mediante una serie di politiche economiche, sociali ed ambientali in vista del XXI secolo, sulla base di un documento comune denominato Agenda 21.
A livello europeo, tutti i Paesi aderenti alla Unione Europea si erano impegnati a presentare alla Commissione O.N.U. per lo sviluppo sostenibile i piani nazionali di attuazione dell'Agenda 21 entro la fine del 1993.
L'Italia in particolare ha ottemperato a questo impegno mediante l'elaborazione, coordinata dal Ministero dell'Ambiente, di un complesso documento, approvato nella sua forma definitiva dal CIPE, il 28 dicembre 1993.Sulla base delle considerazioni sopra esposte, il Piano italiano di attuazione dell'Agenda 21 prevede azioni in alcuni settori produttivi (industria, agricoltura, turismo) e nelle infrastrutture di base (energia e trasporti), assegnando un'alta priorità alla questione "rifiuti", problema particolarmente critico nelle fasi di produzione e consumo.
L'applicazione di tale piano nazionale dovrà assumere una rilevanza centrale per il bacino del Mediterraneo, un ecosistema estremamente delicato e soggetto a condizioni di rischio e di stress ecologico ed ambientale. Su di esso insistono ben 18 Paesi rivieraschi, con una popolazione complessiva di 360 milioni di abitanti (dei quali circa un terzo lungo la costa), con un carico antropico molto elevato e in costante aumento anche in termini di insediamenti industriali.
A questa situazione si unisce l'intenso traffico navale, anche di prodotti potenzialmente inquinanti (con conseguenti rischi in caso di eventi incidentali), il forte sfruttamento delle risorse marine (oltre il 5% della pesca mondiale), la complessità della situazione geopolitica che vede affacciarsi sulle sue coste un elevato numero di Paesi caratterizzati da modelli di sviluppo economico variegati e disomogenei.Non a caso, nel novembre 1994, a Tunisi, si è tenuta una riunione dei Ministri dell'Ambiente di tutti gli Stati che si affacciano sul Mediterraneo, allo scopo di affrontare e dibattere in modo globale le problematiche della salvaguardia di questo bacino, alla luce anche delle diversità esistenti tra i Paesi della sponda nord e di quella sud.Un dato solo basta ad esemplificare la gravità dei problemi in gioco.
Secondo alcune ricerche condotte dall'Unione Internazionale per la conservazione della natura, in meno di un secolo, il progressivo degrado ambientale ha causato, lungo le coste mediterranee, la scomparsa di 150 specie di mammiferi ed uccelli.In questo contesto, l'Italia, per la sua collocazione centrale, risente in modo diretto di qualsiasi sostanziale mutamento della situazione di detto bacino che ne influenza grandemente la situazione ambientale e le stesse prospettive di sviluppo economico. Al contempo, essere praticamente circondata da ogni lato dal Mediterraneo rende l'Italia un luogo privilegiato di osservazione della evoluzione della situazione, anche rispetto ad eventi non di origine strettamente locale.Prendiamo in esame, ad esempio, un settore produttivo particolarmente sensibile alla situazione ambientale, quale il turismo.
Se l'Europa è il principale continente turistico, con un fatturato annuo di circa 3.000 miliardi di dollari, l'Italia ne occupa uno dei primi posti, con circa il 15% delle entrate ed una occupazione di 1,5 milioni di addetti. Queste posizioni rischiano di essere progressivamente erose dal degrado del mare e delle coste, che naturalmente fanno dacadere l'attrattiva di molte località. Considerazioni analoghe possono essere fatte per i Paesi della sponda sud del Mediterraneo, che puntano molto ad un consolidamento della loro industria turistica, decollo che può essere vanificato da un uso non corretto del territorio e da un peggioramento dell'ecosistema marino e costiero.In considerazione di quanto sopra esposto, l'ENEA (Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente) già da molti anni sta attuando una serie di coerenti iniziative di studio, ricerca, analisi e monitoraggio sul Mediterraneo. Queste attività hanno lo scopo di approfondire le conoscenze su questo specifico ecosistema, verificarne lo stato di salute e le relative variazioni intervenute nel corso degli ultimi anni, mettere a punto modelli previsionali sull'impatto delle attività antropiche nonché individuare possibili interventi per migliorarne le condizioni generali o per procedere ad interventi di rispristino nelle località maggiormente degradate. L'importanza crescente che l'Ente assegna a questa tematica è confermata anche dalla realizzazione, avvenuta già nel lontano 1982, di un apposito Centro, ubicato in S. Teresa (Liguria), destinato esclusivamente ad effettuare attività di ricerca sulle diverse componenti degli ecosistemi marini.L'ENEA ha inoltre partecipato a numerose iniziative di notevole complessità sull'ambiente marino in generale (p. e. Progetto Antartide) e su quello Mediterraneo in particolare, anche nel quadro di iniziative internazionali o comunitarie quali, ad esempio, i Programmi EUROMAR (EUREKA), "Marine Science and tecnology" (MAST/CEE), "Western Mediterranean Circulation Experiment" e "Ricerche Internazionali per il Mediterraneo occidentale" (Unesco - Ioc). Sulla base delle esperienze pregresse, l'ENEA sta ulteriormente potenziando la propria presenza sulle tematiche ambientali del bacino del Mediterraneo, incrementando le sinergie e le collaborazioni operative con altri operatori della ricerca e del mondo produttivo per pervenire alla messa a punto di iniziative di grande rilievo ed ampiezza.Esempi significativi di questo modo di operare sono il Progetto Bacino Mediterraneo (PBM) e il Centro Tematico per l'ambiente marino, ubicato a S. Teresa nell'ambito delle iniziative dell'Agenzia Europea dell'Ambiente.Il Centro Tematico si configura come il Polo di Coordinamento di un Network di strutture regionali, operanti in numerosi Paesi, tutte dedicate allo studio ed alla conoscenza della situazione dei mari che circondano l'Europa. Al Centro Tematico affluiranno, tra gli altri, dati ed informazioni qualificati ed omogeneizzati sullo stato ambientale e sulle cause di inquinamento del bacino Mediterraneo, che costituiranno la base per lo sviluppo di modelli di previsione dell'evolversi della situazione e per mettere a confronto quella dei differenti ambienti marini che bagnano le coste europee.Il Progetto Bacino Mediterraneo, attualmente in fase di avvio ma che si spera possa diventare completamente operativo a breve, è stato predisposto dall'ENEA congiuntamente ad ALENIA Spazio (azienda italiana che opera nei settori delle tecnologie spaziali, del telerilevamento e del supercalcolo parallelo) ed al Copit (associazione per il coordinamento di Parlamentari per l'innovazione tecnologica), pur restando aperto alla partecipazione di altri attori.Esso ha come scopo principale la progettazione, la realizzazione, la gestione e la manutenzione di un sistema globale di analisi ed intervento nell'area del Mediterraneo, costituito da:

  • modelli matematici oceanografici ed atmosferici, anche a livello regionale;
  • sistema integrato (apparecchiature, programmi, procedure, servizi) incentrato su calcolatori massivamente paralleli progettati e realizzati in Italia;
  • sistema informativo e banche dati;
  • sistema di monitoraggio in tempo reale;
  • rete telematica per la raccolta e la diffusione delle informazioni acquisite.

Il programma si svilupperà su un arco temporale di 8 anni, di cui i primi tre dedicati alla calibrazione degli interventi, alla verifica dei risultati tecnici ed allo sviluppo dei prototipi, mentre il quinquennio successivo sarà dedicato alla realizzazione fisica dei prodotti ed alla messa in funzione dei servizi previsti. In pratica, il Progetto Bacino Mediterraneo (PBM) si presenta innanzitutto come una grande iniziativa di supporto alle strategie per lo sviluppo sostenibile, che si attua mediante attività di ricerca, sviluppo, applicazione e adattamenti di tecnologie altamente innovative per il controllo, la protezione e la gestione del Mare Mediterraneo.Il PBM è, quindi, un'iniziativa che, partendo da problemi ambientali, si propone di fungere da stimolo per lo sviluppo tecnologico di prodotti e processi che possono trovare applicazione in numerose situazioni, favorendo, ad esempio, lo sviluppo e l'applicazione di supercalcolatori paralleli, la telematica avanzata, la sensoristica per il monitoraggio ambientale anche dallo spazio, i nuovi materiali, i servizi per le emergenze, la sicurezza della navigazione, il turismo, ecc.Pertanto, per la sua concreta realizzazione, sarà indispensabile riuscire ad attivare e a coinvolgere il sistema produttivo nazionale, ed in particolare quelle imprese già attive nel settore ambientale o che operano con tecnologie innovative.Il Know-how e le competenze specialistiche necessarie per portare a compimento il PBM nella sua interezza dovranno infatti consentire la realizzazione di prodotti di particolare qualità e ad alto valore aggiunto, capaci di conquistare un loro spazio autonomo sul mercato e quindi ripagare nel tempo gli investimenti effettuati per gli interventi di carattere ambientale.I due progetti esposti, rappresentano quindi oltre che iniziative di grande rilievo per la tutela del bacino del Mediterraneo, anche l'occasione per dimostrare che protezione dell'ambiente e sviluppo economico non sono esigenze tra loro inconciliabili ma che, al contrario, agiscono nella direzione di una gestione consapevole della risorsa ambientale e non possono che portare ricadute positive, nel medio e lungo termine, anche sotto il profilo dell'incremento della produzione e dell'occupazione.Ma sarebbe un errore considerare, per la tutela del Mediterraneo, che l'innovazione tecnologica debba essere diretta solo ai settori di punta. E' anzi prioritario intervenire proprio su quelle attività più tradizionali ma ad alto impatto sul territorio (ad esempio concia della pelle, agricoltura, ecc.), per le quali può diventare proficua l'applicazione di tecnologie pulite già oggi consolidate e disponibili.Per quanto riguarda il problema rifiuti nell'area mediterranea, che troppo spesso si trasforma in emergenza, l'ENEA ha recentemente organizzato due convegni di grande rilievo come momento di incontro tra tutti i Paesi interessati a queste problematiche. Il primo di questi convegni, nato nell'ambito degli impegni O.N.U. assunti dal Governo italiano nella Commissione per lo sviluppo sostenibile, verteva sull'applicazione di tecnologie pulite ai fini della minimizzazione, recupero e smaltimento dei rifiuti; il secondo, invece, era dedicato espressamente all'esame delle strategie per lo smaltimento dei rifiuti in Medio Oriente.Entrambi i convegni suddetti erano finalizzati alla promozione delle tecnologie integrate più idonee a favorire una corretta soluzione di tali problemi, tecnologie che già oggi esistono ma che spesso sono poco conosciute, specie nei Paesi della sponda sud del Mediterraneo, o a torto ritenute poco sicure.Altro argomento di interesse dell'ENEA è quello dello sviluppo di sistemi esperti di supporto alle decisioni in merito a specifici problemi ambientali (p. e. gestione dei sistemi idrici, localizzazione di impianti di smaltimento rifiuti, ecc.). Lo sviluppo di detti sistemi esperti, oltre a permettere una corretta pianificazione dell'uso del territorio, costituisce anche occasione per favorire la crescita di competenze in settori a tecnologie avanzate, quali l'informatica o le tecnologie di misura e di osservazione a distanza.Un altro esempio di applicazione di tecnologie innovative in settori produttivi tradizionali è quello dell'agricoltura, per la quale un obiettivo importante da raggiungere è rappresentato dalla progressiva riduzione dell'uso dei pesticidi, senza compromettere però il volume dei raccolti. Tra le varie soluzioni possibili e praticabili, una delle più promettenti, anche perché già ampiamente sperimentata con successo, è quella della lotta guidata ai parassiti mediante lo strumento dell'insetto sterile.L'ENEA, che da anni studia il problema, sta oggi esaminando la proposta di partecipare alla realizzazione di un insettario per l'allevamento in quantità industriali (circa 150/200 milioni di esemplari per anno) di "mosca da frutta" (ceratitis capitata) sterile. Il progetto suddetto, che si inserisce in un programma internazionale al quale sono interessati tra l'altro la IAEA e la FAO, si prefigge lo scopo di fornire insetti sterili inizialmente alle regioni del nostro Mezzogiorno e successivamente anche a tutto il Maghreb, dove la mosca della frutta è particolarmente attiva.Ma la tutela dell'ambiente non si attua solo evitando gli effetti negativi delle attività antropiche sugli ecosistemi, ma anche mediante la messa in opera di strategie idonee a mitigare gli effetti di incidenti naturali. Infatti, le catastrofi, siano esse conseguenza di eventi naturali (sismi, inondazioni, ecc.) o umani (incidenti industriali a grande impatto), richiedono la predisposizione di strutture di intervento capaci, se non di prevenire, per lo meno di ridurre gli effetti più pesanti sulle popolazioni.Pure su questo argomento l'ENEA ha fornito contributi di assoluto valore anche in sede internazionale, come ad esempio la Conferenza di Yokohama sulle calamità naturali, organizzata dall'O.N.U. nel 1994, che ha rappresentato il momento di incontro più significativo a livello internazionale con oltre 5.000 partecipanti e la presenza di delegazioni ufficiali di 142 Paesi. In tale occasione la rappresentanza italiana, della quale faceva parte l'ENEA, ha evidenziato in un apposito documento l'importanza di collegare le valutazioni dei rischi da calamità naturale con quelli di origine industriale. Una politica di prevenzione dei rischi e di protezione dell'ambiente, soprattutto nell'area mediterranea, deve basarsi su opportuni sistemi di monitoraggio (ad esempio reti sismiche) e di gestione del territorio, nonché sulla mitigazione degli effetti di eventi naturali catastrofici, anche mediante opportune misure che limitino l'impatto di detti eventi su impianti industriali a rischio di incidenti rilevanti.Resta evidente, come dimostrano molte delle iniziative sopra ricordate, che intervenire in modo globale sul Mediterraneo, per preservarne il peculiare ruolo ecologico ed evitarne l'ulteriore degrado, comporta anche la necessità di promuovere una concreta e proficua collaborazione tra i Paesi della sponda Nord (Italia, Francia, Spagna, ecc.) e quelli della sponda Sud (Tunisia, Egitto, ecc.), in modo da favorire, da parte di tutti, l'adozione graduale e coordinata di politiche di sviluppo sostenibile capaci di coniugare il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni con la tutela delle risorse ambientali comuni, grazie al ricorso alle migliori tecnologie che via via si rendono disponibili.Tutto questo, naturalmente, per andare a buon fine, richiederà una forte collaborazione e un puntuale confronto tra la parte componente tecnico-scientifica europea e le realtà produttive locali maggiormente significative, in modo da favorire concretamente lo sviluppo della sponda Sud del Mediterraneo (ancora per molti versi area economicamente depressa) in un'ottica di compatibilità ambientale.Essenziale, per il raggiungimento di questo obiettivo, sarà la disponibilità, a costi competitivi, di tecnologie appropriate, che dovranno essere sviluppate, adattate e applicate in collaborazione tra le strutture di ricerca e sviluppo, pubbliche e private, dei Paesi delle due sponde.