L'uomo ha
certamente cominciato ad occuparsi di Biologia marina fin dagli albori
della storia. Inizialmente in quanto "utente" delle enormi
risorse dell'ambiente marino con il quale la maggior parte delle
popolazioni rivierasche della terra venne in contatto e quindi come "etologo
ante litteram" per conoscere le abitudini delle sue prede per
incrementare la sua pesca. E' normale che la prima presa di coscienza
dell'importanza dell'ambiente marino e dei suoi abitanti sia dovuta ai
popoli del Mediterraneo, culla della cultura umana.
Così, accanto ad Aristotele, fondatore
della Zoologia, troviamo Plinio il Vecchio le cui notizie sugli abitanti
degli abissi marini riecheggiano fantasie e suggestioni degli uomini
dell'epoca, spesso a cavallo tra la filosofia e la mitologia.
Solo nella seconda metà del '600 si
assiste alla nascita della Scienza marina o Oceanografia, al cui interno
si collocò inizialmente la biologia marina, ad opera della Royal Society
di Londra che dedicò un numero delle famose "Philosophical
Transactions" alle norme per le osservazioni e gli esperimenti che
capitani, piloti ed altre persone qualificate devono compiere nel corso
dei loro viaggi in mare".
Mentre l'Oceanografia fisica ricevette
gli impulsi iniziali dalla Gran Bretagna, interessata sopratutto ai
fenomeni che potevano interferire con il suo ruolo di potenza marittima (correnti
marine, maree, onde, etc.), l'Oceanografia biologica ebbe maggiori
attenzioni nel Mediterraneo. La Stazione Zoologica di Napoli (Acquario),
fondata dall'austriaco Anton Dohrn nel 1872, fu il primo centro di
ricerche dedicato alla biologia marina su cui si modellarono altri in
tutto il mondo come il Marine Biology Laboratory di Woods Hole, nel
Massachussetts, o il Plymouth Marine Laboratory, in Gran Bretagna.
Analogamente ad Alberto I di Monaco si
deve la fondazione dell'Istituto Oceanografico di Parigi e del Museo
Oceanografico di Monaco, che è certamente uno dei più importanti del
mondo. Attualmente nel Principato ha sede l'Ufficio Idrografico
Internazionale a conferma del perdurare della tradizione oceanografica del
piccolo stato rivierasco.
Secondo alcuni Autori la nascita
ufficiale della biologia marina avviene in Italia ad opera di Marsigli e
Donati che alla metà del '700, il secolo dei lumi, si fecero costruire
una sorta di draga, adatta alla raccolta su fondi sabbiosi di animali
marini, con il dichiarato scopo del loro studio.
Siamo in pieno fervore di studi
naturalistici: a Leida Linneo sta lavorando al "Systema Naturae"
che costituirà la pietra miliare della storia naturale con la nascita di
un moderno sistema di catalogazione degli organismi viventi basato
sull'adozione del "sistema binario" nella classificazione dei
viventi. Da quel momento ogni individuo è identificato da un nome
generico e uno specifico: quella che comunemente è nota, ad esempio, con
il nome di "cozza", "peocio", "muscolo",
etc., dai naturalisti è indicata dunque con il nome generico latino
"Mytilus" e quello specifico "galloprovincialis" che
lo distingue, ad esempio da quello cosidetto spagnolo, che ha lo stesso
nome generico e come nome specifico "edulis". Anche se molta
strada deve essere ancora fatta, si tratta di uno straordinario balzo in
avanti; è finita l'era delle descrizioni fantasiose e soggettive. Da ora
ogni vivente ha una sua categoria di appartenenza che, di per sé,
equivale ad una descrizione morfologica o anatomica.
Importantissimo, per l'oceanologia,
termine più recente che indica sia l'oceanografia fisica che la biologica,
fu il ruolo delle spedizioni scientifiche mediante navi che furono le
antenate delle moderne navi oceanografiche, che seguirono quella storica
del "Challenger" del 1872-76, promossa dalla Royal Society
intorno al mondo. Tra esse vanno ricordate, oltre quelle americane nel
Pacifico ("Tuscarora"), quelle in Atlantico e Mediterraneo
organizzate dal principe Alberto di Monaco con le navi "Hirondelle"
I e II e "Princess Alice" I e II; quelle delle navi svedesi e
tedesche tra cui la "Meteor", quelle inglesi con le due
"Discovery", le francesi "Talisman" e "Travailleur",
la "Pola" austriaca, la russa "Vitiaz" e le italiane
"Washington" e "Vettor Pisani".
Fu proprio a seguito di un lungo viaggio
di esplorazione intorno al mondo, effettuato nel 1831 con la qualifica di
"naturalista senza paga" sul brigantino "Beagle", che
circa a metà del secolo scorso, Charles Darwin pubblicò la sua teoria
evoluzionistica, "Sull'Origine delle Specie", in gran parte
basata sulle osservazioni effettuate durante quel viaggio.
Anche se preannunciata dai fermenti
scientifici dell'epoca (LamarcK, Malthus, Wallace), dopo quella di Linneo,
la teoria di Darwin è la più importante pietra miliare della biologia.
Da questo momento le specie non sono più tante quante "ab initium
Supremum Ens creavit" come diceva Linneo che affidava all'uomo, al
naturalista, il compito di scoprire questo ordine preesistente. Le specie
animali e vegetali, nel tempo, variano per diverse cause, tra cui gioca un
ruolo fondamentale la selezione naturale che permette la sopravvivenza di
individui e quindi delle specie meglio adattate all'ambiente. C'era voluto
meno di un solo secolo a scardinare la teoria "fissista" di
Linneo. Nasce il concetto di "speciazione", cioè di nascita di
nuove specie. Il ruolo del moderno sistematico, colui che cataloga gli
organismi nella rispettive categorie del regno animale e vegetale, si
intreccia con quello dell'ecologo che studia il rapporto reciproco delle
diverse specie e con l'ambiente, col genetista, col biologo sperimentale,
etc.
L'idea del continuo evolversi dei
viventi, a partire da forme più semplici comprovava la teoria che la vita
avesse avuto origine dal mare in cui erano rappresentati tutti i gruppi
sistematici animali e vegetali che si trovano sulla terraferma ed altri
che sono esclusivamente marini. Ciò portò ad un forte incremento degli
studi di Biologia marina nella speranza di scoprire il filo conduttore, le
leggi, dell'evoluzione di tutti gli esseri viventi.
Tra i padri della biologia marina, come
disciplina scientifica, intorno alla metà del secolo scorso, non si
possono ignorare i nomi di Cavolini, Costa, Forbes, Milne-Edwards ed altri
che non è possibile citare completamente ma che, quasi sempre hanno una
radice mediterranea o comunque hanno lavorato in questo mare.
Al giorno d'oggi l'oceeeanografia e
l'oceanologia ricevono ancora molta attenzione, anche se esse sono legata
sopratutto al concetto di sfruttamento delle risorse marine:
principalmente dei giacimenti sottomarini di idrocarburi e della pesca e
maricoltura. Si tratta senza dubbio di legittime esigenze che spesso però
cozzano contro interessi economici che non sempre tengono conto dei limiti
delle risorse e della loro "rinnovabilità". Inoltre, tra i
limiti degli attuali approcci all'oceanologia, sempre meno spazio (leggi
finanziamenti) trovano le ricerche di biologia marina in senso ampio,
cioè quelle legate alla conoscenza della biodiversità o dei cicli vitali
degli organismi marini dei quali ancora si ignora moltissimo.
L'oceanologia italiana è
istituzionalmente oggi oggetto di studio da parte del Consiglio Nazionale
delle Ricerche che è impegnato con otto Istituti dedicati sia
all'oceanografia fisica che biologica, dall'Istituto centrale di ricerche
marine (ICRAM) e dal Centro Ricerche Ambiente Marino (CRAM) dell'ENEA. Le
navi oceanografiche dedicate a tali ricerche sono principalmente la nave
"Urania" noleggiata dal C.N.R. e la nave "Ammiraglio
Magnaghi" della Marina Militare. Ad esse si aggiunge il naviglio
minore in dotazione ai diversi Istituti.
Nel contesto degli studi di biologia
marina non va trascurato il ruolo avuto in questi ultimissimi decenni
dalla diffusione delle attrezzature per l'immersione e per la fotografia e
cinematografia subacquea. La storia e l'evoluzione delle rispettive
tecniche si interseca con quella dei biologi marini dell'ultima
generazione.
L'osservazione diretta degli organismi
nel loro ambiente, la registrazione del loro comportamento senza
interferire con i loro normali ritmi vitali è ben altra cosa che dedurre
la composizione dei popolamenti animali e vegetali di un certo fondale da
una "strascicata" effettuata alla cieca con una draga che ara il
fondo o da un casuale campionamento con una benna.
Ai fotografi ed agli operatori subacquei
si devono sia le meravigliose immagini di questo libro che la magica e
silenziosa atmosfera di un passaggio all'interno di una ondeggiante
prateria di Posidonia oceanica.
Il grande pubblico conosce oggi aspetti
sconosciuti fino a pochi anni fa agli scienziati, grazie alle serie
cinematografiche e televisive di J.Y.Cousteau che, a bordo della ormai
leggendaria "Calypso", ha fatto immergere la sua squadra di
subacquei in tutti i mari del mondo stimolando l'immaginario collettivo.
Ai biologi subacquei si devono le
osservazioni scientifiche della scuola di Perès di Marsiglia che hanno
originato il "Manuale di bionomia bentonica" che è il vademecum
dello studioso della vita nei fondali marini e la cui classificazione è
ancora oggi utilizzata per descrivere un particolare tipo di associazione
di organismi su un certo fondale. Anche i lavori nel mare Adriatico di
Rupert Riedl dell'Università di Vienna, sono stati possibili grazie
all'impiego delle attrezzature subacquee. L'elenco dei ricercatori che
hanno approfittato delle nuove tecniche subacquee sarebbe ben più lungo e
in realtà dovrebbe iniziare con lo stesso Anton Dohrn, il citato
fondatore della Stazione Zoologica di Napoli, che si immerse con lo
scafandro nelle acque del golfo di Napoli, per vedere di persona il mondo
sottomarino ed i suoi abitanti e dovrebbe comprendere almeno Hans Hass,
Miraglia e molti altri.
Così come l'ambiente subaereo anche il
mare si presenta con una varietà di ambienti cui vale la pena di
accennare per poter comprendere ed apprezzare forme, colori, adattamenti
funzionali degli abitatori dei mari. Naturalmente la rassegna sarà assai
schematica perché non è questo un trattato di biologia od ecologia
marina ma è tuttavia necessario un comune linguaggio per parlare di
organismi ed ambienti che sono al di fuori del nostro quotidiano.
Una prima grande divisione di tali
ambienti marini è basata sulla loro vicinanza alla costa, meglio sul loro
rapporto con la piattaforma continentale. Questa si può considerare uno
zoccolo (con questo termine viene anche individuata) immerso dei
continenti e si estende fino alla profondità di 200 metri e quindi ad una
distanza dalla costa variabile in relazione alla sua pendenza. Al limite
della piattaforma continentale inizia la scarpata che ha una pendenza
decisamente maggiore e che porta verso i grandi fondali oceanici.
Il mare soprastante la piattaforma
continentale costituisce il dominio neritico o costiero mentre quello del
largo prende il nome di dominio pelagico o del mare aperto che è
caratterizzato da un elevato grado di costanza delle caratteristiche
fisiche (temperatura, salinità, sali nutritivi, produttività, etc.).
Esso è sede dei fenomeni oceanici che, data l'estensione della massa
d'acqua, influenzano più o meno direttamente tutto il pianeta. Le
interazioni atmosfera-oceano hanno infatti riflessi sul clima di estese
aree della terra così come quella oceano-terre emerse delle grandi
correnti oceaniche, come ad esempio la Corrente del Golfo, influenzano
profondamente il clima di estese aree del Nord Europa. La produttività
del dominio pelagico, d'altra parte, in termini di sostanza organica,
cioè di organismi animali e vegetali, è di gran lunga inferiore a quella
del dominio costiero al cui confronto le acque oceaniche possono essere
paragonate a deserti.
Le acque costiere dunque, a partire dai
sali inorganici in esse disciolti, sono la sede della produzione della
sostanza organica che costituisce la materia vivente. I sali inorganici,
principalmente di azoto e fosforo, detti anche sali nutritivi o "nutrienti",
rappresentano i mattoni per la costruzione degli anelli successivi della
catena biologica che, partendo dal fitoplancton e passando attraverso lo
zooplancton che se ne ciba, arriva fino ai grandi pelagici e predatori (tonni
e squali) ed ai mammiferi marini (cetacei) che rappresentano il vertice
della piramide alimentare marina. Le acque della piattaforma continentale
dunque, con l'alta concentrazione dei nutrienti e le caratteristiche
chimico-fisiche assai variabili, sono molto importanti per lo sviluppo
della vita nel mare.
Per quanto riguarda gli organismi marini,
sia animali che vegetali, essi vengono divisi in plancton, benthos e
necton. I primi, per lo più di piccole dimensioni, vivono sopratutto
nelle acque superficiali e sono caratterizzati da una scarsa possibilità
di movimento autonomo venendo trasportati dalle correnti. Il benthos è
costituito da organismi che hanno un rapporto più o meno diretto con il
fondo o le pareti rocciose sommerse mentre il necton è costituito da
tutti gli organismi che sono dotati di movimento autonomo (nuoto) e non
sono obbligati al rapporto con il fondo.
Dato il ruolo importante della
piattaforma continentale nella biologia ed ecologia marina, i biologi
hanno caratterizzato i suoi diversi aspetti: hanno cioè preparato una
classificazione degli ambienti della piattaforma continentale. Tale
classificazione che ha il nome di "Manuale di bionomia bentonica",
tiene conto sia delle caratteristiche fisiche, principalmente della
penetrazione della luce, della natura ed inclinazione del fondo (sabbioso,
roccioso, fangoso, ciottoloso, etc.), del regime idrodinamico (intensità
del moto ondoso, correnti), che di quelle biologiche e cioè delle
associazioni ("popolamenti", "biocenosi") di organismi
vegetali ed animali. Un brevissimo cenno alla suddivisione proposta nel
"manuale" può essere utile alla comprensione di alcuni degli
aspetti presentati in questo volume.
Occorre peraltro non dimenticare che gli
organismi che costituiscono il benthos, nella stragrande maggioranza dei
casi dipendono assi strettamente dal placton perché in esso si
riproducono, si sviluppano e vivono i loro stadi larvali, per il tempo
necessario alla loro maturazione e perché col plancton essi si propaagano
da un punto all'altro per colonizzare nuovi fondali. E' dunque solo
pratica la divisione in organismi del plancton e del benthos perché molti
di loro, molti più di quanto forse non si pensi, appartengono all'uno o
all'altro a seconda del momento del loro ciclo vitale. Sottolineare questo
aspetto può essere utile per far comprendere come un grave danno arrecato
alla fase plantonica del ciclo di un organismo si rifletterà
necessariamente sull'intera vita di quell'organismo. Fluttazioni
pluriennali delle abbondanze di certe specie, apparentemente
incomprensibili, possono essere così meglio spiegate. Tuttavia, poiché
il plancton è quasi sempre invisibile ad occhio nudo, mentre il benthos
rappresenta l'esperienza più diretta del mare è giusto usare un metodo
legato all'osservazione ad occhio nudo.
Sulla base delle caratteristiche fisiche
prima indicate, vengono individuate immaginarie sezioni orizzontali, cioè
parallele alla superficie marina, che, partendo dalla terra emersa,
separano i fondali e le pareti rocciose con caratteristiche omogenee.
Viene così individuato un "piano sopralitorale" che comprende
quelle parti di costa che, pur non essendo mai in rapporto con il mare, ne
vengono influenzate più o meno regolarmente, dagli spruzzi delle onde. E'
questo, più o meno esteso a seconda dell'inclinazione della spiaggia, il
vero confine tra il mare e la terra: in esso sono presenti caratteristici
organismi marini, appartenenti a poche specie, adattati a condizioni di
vita estreme e cioè alle più drastiche disidratazioni ed innalzamenti di
temperatura estive, impensabili per gli altri organismi marini. Sulle
coste rocciose ricordiamo gli Chtamali, crostacei sessili (cioè fissi
sulla roccia) che insieme ai loro cugini Balani, che vivono nel piano
inferiore, vengono comunemente indicati con il nome di "denti di
cane".
Alla loro straordinaria capacità di
immagazzinare la poca acqua che loro giunge dagli spruzzi delle onde è
dovuta loro sopravvivenza.
La Littorina neritoides è un piccolo (pochi
millimetri) mollusco dotato di conchiglia scura che vive in gruppi con
numerosi individui nelle fessure della roccia del sopralitorale. Queste
due specie, insieme alla Lygia italica, piccolo crostaceo molto mobile,
rappresentano la principale componente animale di questo piano che
individuano facilmente con la loro presenza in quanto esse non possono
vivere in immersione continua ne possono allontanarsi dalla zona di
spruzzo.
Al di sotto del sopralitorale c'è il
piano mesolitorale maggiormente influenzato dal mare: esso è individuato
dal limite superiore dell'alta marea ed è caratterizzato da organismi che
sopportano periodi di emersione meno prolungati. A questo piano appartiene
un numero ben maggiore di specie del precedente: troviamo ad esempio le
patelle, i già citati balani, le rosse attinie (Actinia equina), i
granchi.
Si cominciano a trovare le alghe tra cui
caratteristica quella rossa e calcarea Lithophyllum tortuosum che ospita
una quantità di altri piccoli organismi.
Al di sotto, in regime di continua
immersione, ove inizia il piano infralitorale, vivono la maggior parte
degli organismi di cui ogni subacqueo ha fatto esperienza diretta: la
grande quantità delle alghe fotofile, che necessitano cioè di luce
intensa, i ricci, gli idrozoi, le attinie, i Policheti sia sessili che
vagili, cioè dotati di movimento, i mitili, che costituiscono una fascia
abbondante nella parte più superficiale di questo piano, i litodomi, i
modioli e la grande quantità dei molluschi dotati di conchiglia che, nei
fondi sabbiosi di questo piano, comprende le vongole, i cannolicchi, le
telline, il cui elenco sarebbe estremamente lungo ed inutile in questo
tipo di approccio.
Senza trascurare i pesci cosidetti
stanziali, come le triglie di scoglio, le murene ed i gronchi, le occhiate,
i saraghi, le orate, le spigole, etc., per citare i più comuni, non
bisogna però qui trascurare l'importanza ed il ruolo delle fanerogame
marine, cioè piante superiori ben differenziate dalle alghe in quanto, a
differenza di esse, sono dotate di apparato radicale, di strutture di
sostegno analoghe al fusto e di foglie indispensabili per la fotosintesi.
Si può ben dire che l'infralitorale è caratteristico per la presenza di
queste piante, le più note delle quali appartengono alla specie Posidonia
oceanica, quasi sempre associate a costituire delle praterie. Il limite
inferiore dell'infralitorale è determinato dalla scomparsa di queste
piante. Tale limite peraltro variabile dai circa 10 metri di profondità
fino ai circa 50, in rapporto alla diversa trasparenza dell'acqua e cioè
alla diversa penetrazione della luce, alcune lunghezze d'onda della quale
sono indispensabili per la vita di tali specie vegetali. Assai importanti
sono dunque in questo piano le praterie di Posidonia oceanica ma anche
quelle di Cymodocea nodosa, di Zostera marina e di Sul ruolo e sulla
produttività delle praterie di Posidonia oceanica, specie endemica del
Mediterraneo che ha un certo numero di specie congeneri solo nelle acque
australiane, molto è stato già detto: basti ricordare che il "laboratorio
di ecologia del benthos" di Ischia, sezione della Stazione Zoologica
di Napoli, ha sviluppato per anni progetti di ricerca sulla "biocenosi",
associazione multispecifica di organismi interdipendenti, di tale
fanerogama. La sua importanza come riparo e fonte di alimento per una
fauna ittica (Labridi, Serranidi, etc.) e di piccoli crostacei e di una
miriade di altri organismi che costituiscono a loro volta alimento per i
predatori più grandi, in Italia, è stata compresa anche dalle
Istituzioni governative. Il Ministero della Marina Mercantile, servendosi
di Istituti pubblici e privati ha intrapreso un grande lavoro di mappatura
delle praterie esistenti lungo le coste italiane allo scopo anche di
verificarne lo stato di degrado ad opera dell'inquinamento,
dell'ancoraggio e dello strascico abusivo.
Al di sotto dell'infralitorale, in
quello che prende il nome di "piano circalitorale", la luce, che
è il fattore più importante per la distribuzione degli organismi, si
riduce notevolmente e risulta attenuata ed il paesaggio sottomarino appare
più omogeneamente colorato in quanto scompaiono alcune lunghezze d'onda:
il rosso appare bruno e domina l'azzurro. I colori tuttavia ricompaiono
nella loro smaglianza all'accendersi di una qualsiasi luce artificiale.
Compaiono così alla luce di un flash
subacqueo le fantastiche colorazioni delle Spugne, dal violetto al rosso
vivo, dal giallo brillante al blu, con spesso associati alcuni organismi
dai colori ancor più intensi, i delicati nudibranchi. E' questo il regno
del corallo rosso e delle gorgonie, celenterati caratteristici
dall'aspetto arborescente, ma anche dei Briozoi sofisticati organismi
coloniali colorati e spesso di aspetto simile al merletto.
La varietà delle forme degli organismi
animali sessili, nel circalitorale, raggiunge il suo massimo. E' questo
forse l'ambiente marino più affascinante da sperimentare per l'uomo che
si immerge.
E' di questo piano la formazione
cosidetta "coralligeno" perché spesso associata alla presenza
del corallo, ma che di caratteristico ha quello di essere una concrezione
organogena, cioè formata per lo più dalle parti calcaree di organismi
che in precedenza avevano vissuto in quell'ambiente, simile a quella delle
barriere coralline del Mar Rosso e dell'Australia. La scoperta di una
parete di corallo è una delle esperienze più emozionanti per il
subacqueo: difficile riconoscerlo la prima volta per l'assenza della
tipica colorazione, è possibile vederlo grazie agli infiniti minuscoli
polipi che biancheggiano in modo irreale sulle tortuose e scure
ramificazioni tenacemente abbarbicate alla roccia. Basta accostarvi una
mano per vedere questi piccoli organismi, la parte viva del corallo,
ritrarsi all'interno del ramo.
Occorre peraltro dire che questa
esperienza non è riservata solamente ai subacquei cosidetti di alti
fondali. Anche a chi usa l'attrezzatura per immersioni più superficiali
può accadere di imbattersi in coralli, gorgonie, briozoi, spugne, etc..
In una grotta a pochi metri di profondità o in una parete molto inclinata
e riparata è infatti possibile imbattersi in queste affascinanti forme di
vita che i Biologi per comodità di schematizzazione hanno posto in "piani"
profondi. Come è stato detto, infatti, la suddivisione in piani è fatta
in base a caratteristiche fisiche omogenee, tra esse la più importante è
senza dubbio la luce e pertanto la maggiore o minore trasparenza
dell'acqua a causa di una diversa sedimentazione o la presenza di ripari
può sconvolgere queste suddivisioni che pure risultano molto utili ai
biologi marini per caratterizzare con poche parole un ambiente. Nel piano
circalitorale sono presenti, oltre ai fondali di "substrato duro",
cioè quelli che abbiamo assai succintamente appena descritto, anche
quelli di "substrato molle", cioè sabbiosi o fangosi, a seconda
delle dimensioni delle particelle di sedimento che lo compongono. A questa
profondità possiamo trovare il gruppo degli Antozoi, animali a forma di
fiore; qui troviamo dei ricci assai caratteristici, quelli di fango e i Cydaris
dai robusti aculei; qua e là vediamo fiorire lungo una distesa fangosa le
branchie colorate di una Protula, verme tubicolo che, analogamente
al suo parente più noto, lo Spirografo, contribuisce a confondere le idee
tra regno animale e vegetale ai neofiti del mondo sottomarino. Il limite
inferiore del piano circalitorale che corrisponde al limite del dominio
neritico è segnato dalla scarpata continentale, un dirupo che porta
rapidamente verso i fondali abissali. Si entra in un mondo inaccessibile
senza attrezzature particolari ed ancora non completamente conosciuto. Non
molti sono infatti i batiscafi o i sommergibili da ricerca nel
Mediterraneo.
L'IFREMER, l'Istituto francese dedicato
alle ricerche marine ha alcuni di questi sommergibili, come il "Nautile",
ed ha acquisito una certa esperienza. Gli alti costi di gestione di questi
mezzi ma sopratutto la mancanza di un progetto europeo mediterraneo per
gli alti fondali non permette appieno l'utilizzo razionale e comune di
questi mezzi.

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