LE INIZIATIVE DELLA MARINA MILITARE PER L’AECN

di Dino Nascetti

1 - Generalità

Lo sviluppo possibile nel rispetto della natura e` uno dei piu` importanti parametri che, assieme al rispetto per la storia, per le tradizioni e per le culture dei popoli, entra a far parte della equazione sociale piu` complessa del secolo, e alla cui soluzione e` legato il benessere delle future generazioni.
Alla conoscenza e alla protezione dell’ambiente le FF.AA. italiane hanno recentemente dato un importantissimo contributo accettando di porre sotto tutela ambientale, con il supporto del Corpo Forestale dello Stato, tutte le aree demaniali soggette a servitu` militare. E` lungo questa linea d’azione che si e` mossa la MMI aderendo all’iniziativa promossa dal Consiglio d’Europa con fatti destinati a non restare episodici ma, al contrario, a diventare le fondamenta di un nuovo modo di intendere la difesa del Paese.
Non e` questo un fatto nuovo! Sono ricordi relativamente recenti gli interventi della MMI in occasione dei disastri delle MM.CC. Haven e Agip Abruzzo e nel recupero del carico tossico dalle cisterne dell’Alessandro I inabissatosi nel 91 nelle acque di Molfetta. Meno noti, ma non per questo meno importanti, sono invece gli interventi che, ogni giorno, vengono svolti dalle Capitanerie di porto per prevenire o controllare gli inquinamenti del mare. E ancora, le campagne ecologiche del Vespucci, le mostre ed i convegni volti alla formazione di una mentalita` rispettosa dell’ambiente, il supporto in mare agli Istituti di Ricerca e delle Universita`. Tutte queste attivita` hanno costituito le fondamenta su cui si sono appoggiate le seguenti 7 iniziative dedicate all’AECN:

  • salvaguardia dell’ambiente marino dai potenziali inquinamenti (adeguamento delle Unita` e delle Basi Navali alle normative MARPOL);
  • ricerche sulla distribuzione dei grandi cetacei del Mediterraneo;
  • atlante dei venti e delle onde del Mar Mediterraneo;
  • ricerche oceanografiche nel Canale d’Otranto;
  • ricerche sulla distribuzione della Posidonia;
  • studio dell’ecosistema delle isole Eolie;
  • riduzione dell’impatto ambientale delle attivita` di bonifica dei residuati bellici.

2 - La salvaguardia dell'ambiente marino dagli inquinamenti

La MARPOL 73/78 e` una convenzione internazionale per la prevenzione dell’inquinamento causato da navi.
Tutte la Marine Mercantili dei Paesi aderenti sono obbligate ad adeguare la propria flotta alle disposizioni di questa convenzione che regola gli scarichi fuori bordo, il trattamento delle acque e dei rifiuti solidi (assimilabili agli urbani, speciali e tossici/nocivi).
L’adesione alla convenzione ha comportato costi economici non indifferenti, ma ai quali le flotte mercantili di molti Paesi si sono dovute adeguare per poter accedere ai porti Europei e Nordamericani che hanno imposto limiti e norme precise per l’accesso delle navi.
Per le flotte militari la questione si pone in maniera diversa.
La MARPOL non si applica infatti alle navi militari o a quelle appartenenti o comunque gestite da uno Stato, purche` lo Stato medesimo si impegni ad adottare, per quanto ragionevole e praticabile, le misure adeguate per evitare inquinamenti.
Su questa base alcune marine Nato, fra cui la MMI hanno, di fatto, aderito alla convenzione adottando misure e regolamenti di bordo per il suo sostanziale rispetto.
Per la MMI il processo di adeguamento sara` piuttosto lungo, perche` e` legato alle notevoli difficolta` tecniche di effettuare radicali interventi sulle Unita` gia` in linea in un periodo di restrizione dei bilanci e di contemporaneo allargamento dei compiti assegnati alla MMI.
Cio` nonostante, da quasi due anni, si e` iniziato a studiare il problema nella sua globalita`, stabilendo un piano di interventi graduali per arrivare, nel minor tempo possibile, al sostanziale rispetto della convenzione. In primo luogo e` stato deciso che le Unita` di nuova costruzione dovranno essere progettate in modo da rispettare la MARPOL. In secondo luogo e` stato predisposto un piano poliennale di interventi di modifica o sostituzione degli impianti e delle sistemazioni di bordo che coinvolgera`, in varia misura, tutte le Unita` della Marina. Il piano e` quasi completato per cio` che riguarda:

  • il potenziamento degli impianti di trattamento dei liquami;
  • la revisione/sostituzione degli impianti per il trattamento delle acque di sentina;
  • la sistemazione di nuovi trituratori per i residui di cucina.

Mentre, nell’ambito delle soste per le Grandi Manutenzioni o per le Manutenzioni Programmate, sono previsti:

  • la sistemazione di compattatori di rifiuti solidi non biodegradabili (creando contemporaneamente appositi spazi a bordo delle Unita` Navali che non ne sono dotate);
  • il riesame delle specifiche delle pitture e dei materiali a contatto con il mare, in modo da evitare la diffusione di metalli pesanti.

Il piano di adeguamento alla MARPOL delle Unita` Navali e` associato ad un analogo piano di potenziamento/ammodernamento delle Basi Navali, attraverso la sistemazione di impianti per il trattamento delle acque grigie/nere/oleose, prodotte dalle navi in porto, e la raccolta dei rifiuti solidi prodotti nelle Basi o a bordo che devono essere avviati per il trattamento presso Ditte Specializzate
Si tratta di un insieme di provvedimenti, di costo elevato, che associati all’istruzione ed alla sensibilizzazione del personale imbarcato, potranno dare un importante contributo alla protezione del Mediterraneo.

3 - Ricerche per la distribuzione dei grandi cetacei del Mediterraneo

Studi recenti hanno dimostrato che la balenottera comune del Mediterraneo (Balenottera physalus) e` una specie autoctona dei nostri mari che non ha scambi genetici con la popolazione Atlantica.
Si hanno limitate informazioni su questi mammiferi, per esempio si sa che durante il periodo estivo si concentrano nel Mar Ligure Provenzale in un triangolo di mare compreso fra Capo Corso e le congiungenti fra Savona e Tolone.
E` questa una zona in cui le correnti dal fondo, risalendo lungo la scarpata continentale, portano alla superficie una grande quantita` di nutrienti anelli della catena alimentare alla quale attingono sia questa che altre specie di mammiferi.
Se la zona di nutrimento estivo e` ben conosciuta non altrettanto lo sono quelle di svernamento e di riproduzione.
Tutti i tentativi messi in atto fino ad ora hanno dato esito negativo per l’enorme difficolta` di seguire gli spostamenti di questi animali in uno spazio molto vasto e lungo tutto l’arco dell’anno.
Infatti i mezzi a disposizione di vari Istituti di Ricerca sono sempre state imbarcazioni a vela di piccolo tonnellaggio ovvero piccole Unita` dalle quali si effettuano prevalentemente avvistamenti ottici aiutati da rilevamenti idrofonici.
Un metodo di indagine discontinuo nel tempo e localizzato nello spazio, assolutamente insufficiente per risolvere il problema.
Da alcuni anni, nell’ambito del "Dual Purpose Military Technology Programme" le catene di scoperta sottomarina IUSS (Integrated Undersea Sorveillance System) della U.S. NAVY sono impiegate per la raccolta dei dati per lo studio delle migrazioni di diverse specie di balene nell’Atlantico e nel Pacifico.
L’uso dell’IUSS si e` rilevato fondamentale per questo settore in quanto, in tempi molto limitati, e` stato possibile raccogliere una enorme quantita` di informazioni fondamentali per la comprensione di fenomeni migratori che interessano vastissime aree oceaniche (si dice che un’ora di rilievi fatti con L’IUSS equivalga ad anni di lavoro effettuato con navi).
Molti tipi di misticeti, fra cui la Balenottera physalus emettono, infatti, suoni a bassa frequenza (circa 20Hz), che sono distinguibili solo con array idrofonici fissi o rimorchiati a lento moto (vedi IUSS) ovvero, a piu` breve distanza, con alcuni tipi di boe sonore passive.
Seguendo questa idea, in stretta collaborazione con il Centro Interdisciplinare di Bioacustica dell'Università di Pavia che fornisce il supporto scientifico, la MMI ha avviato un programma di ricerche inteso ad utilizzare i dati provenienti dalle esercitazioni AS, effettuate dai velivoli di pattugliamento marittimo con l’uso di boe sonore, ai fini della scoperta e localizzazione dei grandi mammiferi marini del Mediterraneo (Balenottera comune e Capodoglio).
Al programma di ricerche parteciperanno, in varia misura, altre Università fra cui quelle di Genova e di Roma ed Istituzioni scientifiche ed ambientalistiche fra cui l'Istituto Tethys di Milano.
I segnali acustici emessi da questi animali, fino ad ora ritenuti fonte di disturbo di origine biologica, saranno d’ora in poi utilizzati per uno scopo di ricerca.
Un esercizio di nuovo tipo, dunque, reso difficile dalle condizioni di elevato rumore ambientale, in bassa frequenza presente nel Mediterraneo che costituira` una sfida per gli operatori delle SVASS i quali dovranno affinare ulteriormente le loro capacita` senza per questo rinunciare al loro compito primario.
Al lavoro di analisi acustica si sovrapporranno gli avvistamenti ottici e le intercettazioni acustiche che saranno effettuate dalle Unita` Navali e dalle Navi scuola minori della MMI sulla base di schede di riconoscimento preparate dai ricercatori i quali, successivamente, provvederanno ad elaborare tutte le informazioni che saranno fornite dalla Marina.
Una sfida nuova quindi, che coinvolge le Unita` Navali, gli Stormi di velivoli per il pattugliamento marittimo, i gruppi elicotteri, le Navi scuola minori, i centri di analisi acustica e i centri di ricerca e di addestramento della Marina.
Conoscere il comportamento di questi cetacei i loro spostamenti, la zona di riproduzione e di alimentazione ed i periodi dell’anno interessati, potra` consentire di limitare al minimo le interferenze delle attivita` umane, militari e non, all’interno di queste aree consentendo a questi giganti di casa nostra di continuare a vivere in un mare che si va facendo sempre piu` stretto ad opera dell’uomo.

4 - Atlante dei venti e delle onde del mar Mediterraneo

Fu G. Mercatore che, raffigurando sul frontespizio della sua opera cartografica del 1594 il titano mitologico, diede questo nome alle opere di questo genere. Ai notissimi atlanti geografici ne sono seguiti altri di ogni tipo: storici, cartografici, astronomici, nautici; ognuno diretto a fornire dettagliate informazioni su specifici argomenti. Un vuoto che da tempo si sentiva il bisogno di colmare era quello della mancanza di un Atlante dei venti e delle onde del mare Mediterraneo.
Le previsioni meteomarine, lo studio di diffusione di agenti inquinanti fino al salvataggio in mare, potranno avvantaggiarsi, fra pochi anni, di questa nuova fonte di informazioni che sara` disponibile presso il Centro Oceanografico della Marina. Proposto dall’Italia nell’ambito dei programmi EUCLID (European Cooperation for Long Term in Defence) quest’area di ricerca e` stata condivisa da altre due Nazioni (Francia, Grecia) diventando il progetto di ricerca CEPA RTP 10.10 in cui l’Italia ha assunto il ruolo di Lead Nation.
Al progetto partecipano ben 5 aziende (o centri di ricerca) italiani, 10 francesi e 3 greci.
Il programma, che avra` una durata di 5 anni, e` finanziato dalle tre Nazioni partecipanti e si prevede che la prima fase del progetto possa gia` avviarsi nel corso del 1995.

5 -Ricerche oceanografiche nel canale d'Otranto

L’Adriatico e` uno dei mari piu` a rischio del Mediterraneo. Aperto solo a sud con un passaggio largo non piu` di 40 miglia questo bacino riceve le acque provenienti dalla zona piu` industrializzata e piu` densamente popolata del Paese.
Quando, sbarcando a Venezia dalla sua Calypso, Jaques Yves Cousteau dichiaro` che al Mediterraneo restavano solo venti anni di vita, probabilmente pensava che all’Adriatico ne restassero molti di meno.
Sono gia` passati diversi anni da quella data e nel frattempo l’orologio ha continuato a scandire il suo conteggio alla rovescia senza che siano state prese azioni risolutive.
Solo recentemente si e` preso atto che il primo passo per affrontare i problemi di questo mare, era quello di conoscerne in modo approfondito l’oceanografia ed in particolare quella della sua porta d’ingresso, il Canale d’Otranto.
E` infatti l’andamento stagionale delle correnti superficiali e profonde nel Canale, corredato da una conoscenza dei fondali e dall’influenza di altri parametri chimico, fisici e biologici la chiave di lettura di fenomeni che interessano tutto il bacino Adriatico fino al Golfo di Trieste e la stessa Laguna Veneta.
Oltre un anno fa la MMI, recependo una richiesta dell’UNESCO e del Dipartimento Grandi Masse del CNR, richiese l’inserimento di un progetto di ricerca, dedicato a questo problema, nel programma scientifico di lavoro del Saclantcen di La Spezia.
Da questa richiesta ha preso l’avvio una campagna di rilievi, che e` gia` iniziata nella parte occidentale del Canale dalla Nave scientifica ALLIANCE, e che proseguira` nel corso del 1995 in cooperazione con la Nave Oceanografica MAGNAGHI. I dati saranno poi raccolti presso il Centro Oceanografico della Marina che li mettera` a disposizione della comunita` scientifica.

6 -Ricerche sulla distribuzione della Posidonia

La Posidonia e` una pianta marina superiore che cresce in acque poco profonde.
Rifugio naturale di una vasta comunita` bentonica rappresenta un eccellente metro di valutazione dello stato di salute del mare.
Le praterie di Posidonia sono quindi oggetto di studi da parte di vari Istituti Universitari che si occupano della sua distribuzione, della sua chimica e di tutto il complesso ecosistema ad essa collegato.
Da alcuni anni la MMI, per mezzo di Maricodrag e Maricentro-mine, fornisce assistenza a varie Universita` per la mappatura della sua distribuzione lungo le coste italiane.
Le ricerche hanno avuto un ulteriore impulso in tempi recenti con l’uso di nuovi sistemi che sembrano promettenti per l’effettuazione di rilievi rapidi dei fondali (p.e. velivoli delle Capitanerie di Porto equipaggiati con telecamere speciali).
Il lavoro si presenta comunque lungo e complesso ed il primo passo che sara` svolto nel 1995, consistera` nella raccolta e razionalizzazione di tutte le informazioni esistenti sull’argomento e nella normalizzazione dei metodi di rilievo e rappresentazione.
Successivamente sara` steso un piano globale di interventi che, con la collaborazione di Universita` ed Enti di ricerca, si propone di raggiungere, in alcuni anni, l’ambizioso obiettivo di tracciare l’intera mappatura delle praterie di Posidonia lungo le coste italiane.
In futuro sara` cosi` possibile seguire nel tempo, lo sviluppo o il contrarsi delle praterie potendo disporre di un metro importante per determinare lo stato di degrado del mare.

7 -Studio dell'ecosistema delle isole Eolie

L’Arcipelago delle Eolie e` un’area di grandissimo interesse biologico in quanto interessata da tre diversi flussi di acqua: quello Atlantico proveniente direttamente da Gibilterra, il cui cuore scorre ad una profondita` media di 30 metri, quello di origine levantina proveniente dal Canale di Sicilia, il cui cuore e` centrato intorno ai 600 metri di profondita`, ed infine quello dovuti ai flussi mareali dello stretto di Messina. I processi di rimescolamento sono molto complessi e di fenomeni fluidodinamici, che interessano anche i fondali marini, inducono moti anche nei sedimenti creando, a nord della Sicilia, una vasta area ad elevata salinita` particolarmente ricca di vita marina.
L’interesse della comunita` scientifica e` quindi ben giustificato ed ha portato ben 17 Universita` ad associarsi in un consorzio (il CO.MI.SMA) che, con il supporto di tre Navi Idrografiche della MMI, ha svolto una intensa campagna scientifica nell’Arcipelago durante l’estate 1994.
La campagna denominata EOCUMM 94, ha permesso di raccogliere una vasta quantita` di informazioni oceanografiche, chimiche, biologiche, paleoclimatiche e petromineralogiche che sono ora allo studio degli esperti di vari gruppi Universitari.
La Campagna verra` ripetuta nel corso del 1995 con l’intento di completare il rilievo idrologico con maglia di 10 miglia, ridotta a 5 nelle zone di particolare interesse, che era l’obiettivo iniziale della ricerca.
La nuova campagna in mare, che sara` chiamata EOCUMM 95, si svolgera` nei mesi di Giugno e Luglio con un possibile prolungamento agli inizi dell’autunno.
Alla raccolta dei dati seguira` poi un intenso lavoro nei vari laboratori che daranno luogo a pubblicazioni scientifiche.

8 -Riduzione dell'impatto ambientale delle attività di bonifica dei residuati bellici

A distanza di mezzo secolo dalla fine della II G.M. l’attivita` di bonifica delle acque litorali dagli esplosivi, effettuata dai nuclei SDAI della MMI, prosegue senza sosta.
Alla riduzione del numero di residuati bellici dovuto alle operazioni di bonifica ha, infatti, fatto da contraltare un notevole aumento dei ritrovamenti ad opera dei sommozzatori sportivi.
La distruzione dei residuati bellici viene normalmente effettuata trasportandoli in zone di sicurezza e causandone la detonazione. La tipologia di ordigni ritrovati e` vastissima e va dai proiettili di mitragliera di piccolo calibro, che contengono poche decine di grammi di esplosivo, fino alle mine marine, ai siluri e alle bombe d’aereo che contengono, ciascuna, centinaia di Kg. di alto esplosivo.
L’onda d’urto che si sviluppa con la detonazione di questi grandi ordigni puo` avere effetti devastanti sull’ambiente anche a grande distanza dal punto di esplosione ed e` per questo che, nel tempo, si e` cercato di mettere a punto tecniche basate sulla generazione di rumori di intensita` crescente per allontanare pesci e mammiferi marini dalle zone interessate.
A queste tecniche se ne sono associate altre intese a causare la deflagrazione dell’ordigno (un processo esplosivo piu` lento della detonazione) in modo da ridurre sensibilmente l’intensita` dell’onda d’urto.
In occasione dell’AECN si e` quindi voluto riprendere le ricerche intese a ridurre l’impatto ambientale di questa attivita`, che la MMI e` chiamata a svolgere con frequenza quasi giornaliera nei vari mari d’Italia.
Le nuove ricerche, che saranno condotte dalla Commissione Permanente per gli Esperimenti del Materiale da Guerra di La Spezia, sono indirizzate a trovare metodi piu` sicuri di quelli attuali per causare la deflagrazione degli ordigni e, nello stesso tempo, mettere a punto sistemi di assorbimento dell’onda d’urto subacqueo mediante la formazione di cortine di bolle gassose nelle zone circostanti l’esplosione.