I primi ad
ascoltare i suoni ed i rumori sotto la superficie del mare sono stati i
militari, per individuare navi e sottomarini dal rumore dei loro
propulsori.
Ma il mare ha anche una musica più lieta, fatta di voci di
animali che comunicano fra loro tessendo complessi motivi, come i canti
dei maschi di Megattera (
Megaptera novaeangliae) che nella stagione
riproduttiva chiamano le femmine con melodiose canzoni che possono essere
ascoltate anche a centinaia di chilometri di distanza.La disciplina che studia i suoni degli
animali è la bioacustica, la quale, strettamente affine all'etologia,
cerca di comprendere come gli animali regolano i propri comportamenti
individuali e sociali attraverso messaggi sonori. Nelle ricerche di
bioacustica hanno grande importanza le Fonoteche, istituzioni nazionali ed
internazionali, assimilabili per certi versi ai musei, che si occupano di
raccogliere, archiviare e documentare le registrazioni dei segnali
acustici animali realizzate in tutto il mondo e renderle disponibili alla
comunità scientifica o per iniziative didattiche e divulgative.Nell'ambiente acquatico la comunicazione
acustica svolge un ruolo molto importante: l'elevata velocità di
propagazione, circa 1500 metri al secondo, quasi cinque volte maggiore che
in aria, e la scarsa attenuazione con la distanza consentono infatti una
efficace trasmissione dei suoni.Molti organismi acquatici producono
suoni e rumori, invertebrati (perlopiù crostacei), pesci, mammiferi
acquatici (cetacei e pinnipedi), con frequenze di emissione che spaziano
dagli infrasuoni agli ultrasuoni. I loro segnali sonori si integrano al
rumore naturale dell'ambiente formando un insieme acustico complesso, al
quale contribuisce sempre più anche l'uomo. Sott'acqua si intrecciano
infatti sempre nuovi rumori e segnali, sonori ed ultrasonori, prodotti
dalle nuove tecnologie dell'uomo per navigare, per individuare navi e
sottomarini, per cercare relitti, per trasmettere informazioni, per
sondare i fondali marini, per misurare la temperatura delle acque, per
individuare i banchi di pesci, per effettuare prospezioni petrolifere e
minerarie.Gli idrofoni sono i trasduttori acustici
che captano i suoni e le vibrazioni trasmesse dall'acqua; sono
generalmente omnidirezionali e possono coprire una ampia gamma di
frequenze, da pochi Hz a oltre 100 kHz. Negli studi di bioacustica
subacquea si possono schematizzare due forme principali di impiego:
configurazioni stazionarie mono e multi-idrofoniche per il controllo di
aree determinate e array multi-idrofonici trainabili per il rilevamento
continuo in navigazione. I segnali captati dagli idrofoni vengono
visualizzati e analizzati in tempo reale, oppure registrati, con
registratori idonei alle frequenze di interesse, per essere archiviati ed
elaborati successivamente. L'analisi del suono consente di descrivere e
rappresentare graficamente le caratteristiche dei segnali per comprenderne
la struttura e correlarla alle specie, agli individui, ai comportamenti e
alle situazioni osservate.
L'analisi
spettrografica, realizzata in forma
digitale tramite computer equipaggiati con idonei dispositivi di
conversione numerica dei segnali analogici, è la più utilizzata: mostra
la composizione in frequenza dei segnali in funzione del tempo e si rivela
indispensabile per l'analisi dei segnali non stazionari, caratterizzati
cioè da rapide modulazioni dello spettro in funzione del tempo, tipici
degli animali.La produzione di suoni nei crostacei e
nei pesci è diffusa ma poco studiata; nei pesci Teleostei più di 50
famiglie comprendono specie produttrici di suoni, generalmente con
frequenze al di sotto di 2 kHz e con intensità limitate che confinano il
ruolo della comunicazione alle brevi distanze.Nei Cetacei la comunicazione acustica ha
acquisito un ruolo diffuso e privilegiato rispetto ad altre forme di
comunicazione. Gli organi per la ricezione e la produzione dei suoni si
sono evoluti e diversificati con l'acquisizione anche della funzione di
ecolocalizzazione (biosonar, o biological sonar), tipica degli Odontoceti,
ma sviluppatasi anche in ambiente aereo nei pipistrelli.La produzione di segnali acustici ne
Cetacei è molto varia, sia per l'ecolocalizzazione negli Odontoceti, con
frequenze anche superiori a 150 kHz e pressioni acustiche maggiori di 200
dB SPL (ref 1 µPa / 1 m), che per i segnali di comunicazione a frequenze
più basse, generalmente inferiori a 25 kHz negli Odontoceti e a 5 kHz nei
Misticeti (balene e balenottere).La distanza di rilevamento di questi
suoni è molto variabile: dipende dalla frequenza, la trasmissione è
migliore al diminuire della frequenza, e dalla struttura del segnale,
dalla potenza della sorgente, dalle caratteristiche di propagazione e dal
rumore dell'ambiente, sia naturale che dovuto alle attività dell'uomo.Nei delfini il raggio d'azione dei
segnali di ecolocalizzazione può raggiungere i 350 metri, mentre i fischi
modulati, con frequenze generalmente inferiori a 25 kHz, come quelli
emessi dalla Stenella (Stenella coeruleoalba), molto comune nel
Mediterraneo, sono rilevabili entro 1 km. Il Capodoglio (Physeter
catodon), l'Odontocete di maggiori dimensioni, presente in
Mediterraneo ma difficilmente osservabile, è un animale emblematico per
le ricerche di bioacustica.Si sa infatti ben poco del comportamento
e della consistenza numerica nei nostri mari. Compie lunghe immersioni,
generalmente di 40 - 50 minuti, e riemerge, appena visibile, tradito solo
dal caratteristico soffio inclinato in avanti. Ma in immersione emette
particolari segnali impulsivi,
denominati
clicks, con estensione in
frequenza oltre i 30 kHz ed elevata intensità, ripetuti in lunghe
sequenze che possono essere captate anche a più di 15 km.Le distanze di propagazione dei segnali
a bassa frequenza dei Misticeti sono invece maggiori, nell'ordine delle
decine di km; anche superiori a 100 km per la Megattera.La balenottera comune (Balaenoptera
physalus), unico misticete costantemente presente in Mediterraneo, e
che recenti studi genetici dimostrano appartenere ad una popolazione
locale, oltre a suoni che si estendono fino a 1 kHz, emette segnali a
bassissima frequenza, circa 20-40 Hz, emessi in lunghe sequenze e
rilevabili a grande distanza.Per anni hanno rappresentato un mistero
per gli addetti all'ascolto dei sonar militari ed ora proprio le
tecnologie militari vengono messe a disposizione del mondo scientifico per
studiare su grande scala il comportamento dei mammiferi marini. Nel 1993
la US Navy ha infatti iniziato un programma di impiego dei propri apparati
di ascolto subacqueo dislocati nell'Oceano Atlantico (IUSS - Integrated
Undersea Surveillance Systems) per il censimento e lo studio delle balene
che ha già consentito risultati di grande rilevanza. Nell'ambito dei
programmi nazionali per l'AECN 95 (Anno Europeo per la Conservazione della
Natura) anche la Marina Militare Italiana ha iniziato un progetto di
collaborazione con gli Enti di ricerca per lo studio e la conservazione
dei Cetacei del Mediterraneo.Nel Mediterraneo sono segnalate 19
specie di cetacei delle quali solo 8 sono da ritenersi comuni (Balaenoptera
physalus, Physeter catodon, Stenella coeruleoalba, Grampus
griseus, Globicephala melas, Tursiops truncatus, Delphinus
delphis, Ziphius cavirostris), 4 occasionali (Balaenoptera
acutorostrata, Orcinus orca, Pseudorca crassidens, Steno
bredanensis) e le restanti, accidentali, estranee al Mediterraneo ma
occasionalmente segnalate negli ultimi 120 anni. E' inoltre da segnalare
una ridotta presenza di Phocoena phocoena nel Mar Nero.Lo studio dei cetacei nel Mediterraneo
ha avuto negli ultimi anni uno sviluppo di notevole importanza. Dal 1989
il Centro Interdisciplinare di Bioacustica dell'Università di Pavia e
l'Istituto Tethys di Milano organizzano crociere di studio per effettuare,
nell'ambito di più ampie ricerche biogeografiche, studi sui suoni
prodotti dai Cetacei. La fonoteca che raccoglie le registrazioni finora
effettuate può essere considerata unica nel suo genere in Europa.La bioacustica ha un ruolo significativo
nelle attività di protezione di questi animali e dell'ambiente marino:
riconoscere i segnali tipici di ciascuna specie consente infatti
l'identificazione specifica e in alcuni casi il rilevamento e il
censimento degli animali anche a grande distanza o in mancanza di
osservazione diretta, ad esempio di notte. Il rilevamento acustico integra
pertanto le tecniche di indagine tradizionali offrendo l'opportunità di
rivelare e di avvicinare specie altrimenti difficilmente osservabili.Studi sulle fini capacità di
ecolocalizzazione caratteristiche degli Odontoceti vengono condotte per
perfezionare i Sonar elettronici e, in relazione al grave problema delle
catture accidentali di cetacei nelle reti da pesca, per sviluppare
dispositivi che consentano di allertare i delfini sulla presenza delle
reti, o che rendano le reti stesse più percepibili tramite il biosonar di
cui sono naturalmente dotati.E' infine da considerare il problema del
possibile impatto negativo del rumore sull'ambiente marino e sui Cetacei
in particolare. Il rumore e le vibrazioni prodotte in mare dalle attività
umane, che possiamo definire "inquinamento acustico", possono
interferire in vario modo con la vita animale. Lo stesso ambiente è
certamente una fonte di rumore, il moto ondoso, il vento, la pioggia, i
microsismi del fondale sono sorgenti di segnali acustici di differenti
caratteristiche, ma a questo rumore gli animali si sono adattati nel corso
dell'evoluzione elaborando schemi di comunicazione adeguati.Il rumore prodotto dall'uomo può
interferire con i processi di comunicazione fra gli animali; può essere
limitata la capacità degli animali di comunicare, di chiamarsi e di
riconoscersi ad esempio nel periodo riproduttivo, ma anche di segnalare
situazioni di pericolo o di individuare ostacoli tramite il biosonar. Il
rumore può quindi produrre alterazioni del comportamento, diminuire la
capacità riproduttiva o indurre l'allontanamento da determinate aree, con
gravi implicazioni ecologiche. Approfondire questi aspetti avrà una
grande importanza nella formulazione di nuove e più precise norme per la
navigazione e per le attività potenzialmente dannose all'ambiente marino
e soprattutto alle aree tutelate quali Parchi e Riserve marine.Le ricerche di bioacustica marina hanno
aperto affascinanti orizzonti scientifici e culturali ma anche di
interesse pratico per la tutela di un ambiente che, a dispetto delle
grandi estensioni e dimensioni che lo caratterizzano, si rivela sempre
più fragile e per questo richiede ogni sforzo possibile di conoscenza e
di conservazione. Nel Mediterraneo queste ricerche sono relativamente
recenti, essenzialmente volte a fini scientifici e di conservazione; anche
attraverso di esse si potrà dare un contributo significativo per la
conoscenza, la valorizzazione e la protezione della fauna, degli ambienti
e degli equilibri biologici del Mediterraneo. che attività di campo per la sperimentazione di strumenti di ricerca avanzati.
Vedi ...
Università di Pavia...