Con fondi comunitari e del M.U.R.S.T. destinati a creare strutture per le aree di
crisi (obiettivo 1), è stato organizzato il Programma del Cluster 10 –
Ambiente Marino, dotato del finanziamento di circa 39 miliardi di lire per l’acquisizione
di strumentazione e per l’esecuzione di progetti di ricerca tra di loro
correlati riguardanti prevalentemente l’area marina costiera.
Il Cluster 10 è stato definitivamente approvato dal CTS, entrando così
nella fase conclusiva dell’iter burocratico, prima dell’inizio delle
attività programmate. Entro dicembre, infatti, sarà emanato il Decreto Ministeriale per essere
successivamente inviato alla Corte dei Conti per la registrazione. Si stima che
nel marzo del 2000 saranno stipulati i contratti con gli attuatori ed erogati i
fondi come prima tranche.Ha coordinato sinora l’attività progettuale il Prof. Francesco Maria
Faranda, Presidente del CoNISMa, che si è avvalso della collaborazione del
Prof. Giovanni Bombace, già direttore dell’ISMARE del CNR e del Dott.
Maurizio Ribera D’Alcala della Stazione Zoologica "Anton Dohrn" di
Napoli.
Questo gruppo ha operato in perfetta assonanza ed ha potuto, in tal modo,
gestire una complessa fase propositiva quale è stata quella della stesura del
piano del CLUSTER 10, nella quale è stata determinante anche l’azione di
alcuni ricercatori e l’apporto della segreteria tecnica del CoNISMa.Per illustrare i tratti fondamentali del piano si utilizza il testo inserito
nel documento trasmesso al M.U.R.S.T..
Il Piano, nei termini in cui è stato definito e presentato, è il risultato
migliore al momento raggiungibile, partendo da una serie di offerte di
competenze e disponibilità fatte pervenire al M.U.R.S.T. sul tema delle Scienze del
mare.
Per manifesta e costruttiva volontà dei proponenti è stato possibile
tracciare un sistema funzionale che ha caratteristiche di permanenza nel tempo,
con possibilità di positiva evoluzione verso la capacità/abilità di
promuovere ed eseguire ricerche scientifiche e tecnologiche di base ed orientate
su base interdisciplinare e sinergica.È importante notare che il sistema disegnato può contare su tutte le
competenze offerte, mettendo assieme Università (anche tramite il CoNISMa), CNR
(ISMARE), Stazione Zoologica "Anton Dohrn" e strutture consortili di
ricerca; è aperto ad ulteriori integrazioni per recuperare strutture di ricerca
che, in questa circostanza, non hanno ritenuto di doversi impegnare sulla
chiamata del MURST.
Il Piano è sostanzialmente diviso in 3 grandi settori interdipendenti:
1. costituzione della rete e coordinamento del programma;
2. potenziamento delle infrastrutture;
3. progetti di ricerca.
In sintesi il Piano Mare consta di n°15 Progetti così suddivisi:
n° 1 Progetto di Coordinamento;
n° 3 Progetti di Potenziamento delle
infrastrutture;
n° 11 Progetti di Ricerca
Purtroppo il CTS del MURST non ha approvato il progetto di Coordinamento in
quanto la Corte dei Conti ha ritenuto illegittimo il coordinamento interno. Il
MURST, di conseguenza, nominerà un tutor che si avvarrà di collaboratori per
seguire i vari progetti, verificando il conseguimento degli obiettivi intermedi
e finali.
Ci auguriamo che gli attuatori continuino ad avvertire l’esigenza
anche di un coordinamento interno, attuando quindi alcune tappe del progetto
CORIDIS non approvato, per assicurare nel tempo la piena funzione della
struttura organizzativa ed operativa cercata.
Strutturazione della Rete
Interesse prioritario nella strutturazione del programma è stato quello di
definire una rete operativa con sette nodi (Poli) dislocati su tutta l’area
del Sud (vedi schema apposito). I Poli sono stati allocati in strutture già
consolidate, dotate di capacità gestionale e di disponibilità alla
integrazione in un sistema organizzato interagente. Tutti i Poli partono con un
buon curriculum in materia di Scienze del mare. Il Polo allocato nell’Università
di Cosenza (CIRASAIA), che parte da una competenza scientifica di alto livello
nel settore agricolo alimentare, introduce ed aggrega tuttavia competenze nuove
ed importanti per la ricerca marina.La Rete così definita è a maglie larghe, come si conveniva in questa
circostanza. In futuro potrebbero aumentare i Poli, con maglie più strette o/e
essere coperti ulteriori spazi geografici.Il Polo pilota è stato allocato a Napoli presso l’Unità Locale di Ricerca
CoNISMa dell’Istituto Universitario Navale.Su Napoli si è realizzata infatti un’aggregazione di notevole portata e
prestigio per la presenza, oltreché dello IUN, anche della Stazione Zoologica
"Anton Dohrn", della II Università di Napoli, dell’Istituto del CNR
GEOMARE SUD. Ulteriori apporti potranno pervenire in futuro con l’aggregazione
anche di competenze della I e della III Università di Napoli.Già il Polo di Napoli, nell’attuale strutturazione, offre una quantità e
qualità di competenze, comprese quelle dell’Oceanografia Fisica e dell’Ingegneria
dei Sistemi Marini, in grado quindi di assolvere, con pienezza di contenuti, la
funzione di Coordinamento dell’intera Rete del Sud.La Rete con l’ubicazione dei Poli e le competenze integrate è stata
strutturata nello spirito dello stanziamento straordinario, al fine di produrre
conoscenze come base per la corretta utilizzazione del territorio e per l’applicazione
di strategie di sviluppo compatibile.Gli operatori della Rete prospettano la possibilità di servire la comunità
con l’impegno di dare anche valenza concreta ai loro compiti istituzionali.
I tre progetti di potenziamento delle infrastrutture
Al fine del potenziamento delle infrastrutture sono stati presentati, per
opportunità istituzionale, 3 progetti, uno intestato al CoNISMa, uno al CNR ed
uno alla Stazione Zoologica "Anton Dohrn" di Napoli.Nel complesso di tale azione emergono soprattutto 3 iniziative di
potenziamento:
● l’acquisizione di una nave da ricerca,
in grado di servire l’intera rete, anche per progetti fuori dal Cluster 10,
gli Enti locali e territoriali. Conseguire questo obiettivo rappresenta un fatto
storico di notevole portata per la ricerca in mare;
● la realizzazione di una Rete di
piattaforme marine attrezzate (7 costiere ed una pelagica), in grado di dare, in
continuo e per un consistente numero di anni, i dati d’andamento dei
principali parametri ambientali, rappresentativi dello stato e della dinamica
ambientale dell’area interessata. La rete di piattaforme è certamente a
maglie molto larghe, rispetto all’estensione dell’area oggetto di studio;
ciò è dipeso dal numero di piattaforme che si è deciso di acquistare in
queste circostanze. In futuro, anche in base all’affidabilità dei dati
acquisiti con il programma del Cluster 10, tale Rete potrà essere infittita e
disporre quindi di una serie più ampia di punti di osservazione, tali da
consentire un più dettagliato controllo, costante ed in continuo, della
qualità delle acque marine e costiere lungo i litorali meridionali. Già le
piattaforme che si installeranno col presente programma rappresentano uno stadio
avanzato sotto il profilo tecnologico, con capacità di rilevamenti su parametri
(per esempio l’andamento della carica batterica) ritenuti prima estranei a
qualsiasi ipotesi di monitoraggio automatico;
● la creazione a Napoli di un Centro per
Studi di Fluidodinamica e Geofluidodinamica. Il Centro che avra sede presso la
Seconda Università di Napoli è pensato per ospitare sia una vasca di grosse
dimensioni con generatori d’onda e fondo mobile che una vasca rotante per l’analisi
dei processi legati alla rotazione terrestre. Inoltre sarà utilizzabile per
condurre esperimenti sugli effetti della microturbolenza nei processi di
diffusione e sugli organismi del plancton. Questa struttura, una volta a regime,
oltre ad essere unica in Italia, consentirà studi di progettazione, di
simulazione sulla dinamica in ambienti costieri, processi di erosione,
sedimentazione, circolazione, onde ecc. che hanno rilievo sia dal punto di vista
della ricerca di base che per fondamentali interventi sulle coste, quali
costruzione di porti, protezione delle spiagge ecc.II resto delle apparecchiature ed attrezzature da acquistare è altrettanto
importante perché serve a potenziare ed ammodernare tutti i Poli ed in esse le
unità convergenti. In tale strategia sono stati tenuti in massima
considerazione anche le opportunità di introdurre elementi innovativi rispetto
al tradizionale, programmando di utilizzare, sperimentare e rinnovare
apparecchiature e strumenti a tecnologia avanzata, certamente capaci di fornire
dati importanti per la migliore conoscenza dell’assetto ambientale della
fascia costiera.
Progetti di Ricerca
Aggregando le varie proposte, ridefinendo gli obiettivi e valorizzando la
capacità di copertura di ampie aree di studio, sono stati strutturati 11
Progetti di Ricerca ricadenti in 4 aree tematiche:
1. monitoraggio dell’ambiente marino (SIMBIOS, SAM, PIT AGEM, SPICAMAR
E GEOSED);
2. caratterizzazione di aree protette (GEBEC SUD, MIR);
3. ecotossicologia (MEMOBIOMAR);
4. applicazione di nuove tecnologie (ASTAPLAN, ASTAMAR, POSTFLU).
È stata, nei limiti del possibile, eliminata la sovrapposizione tematica in
più progetti, anche se qualche duplicazione tematica si è verificata per
esigenze territoriali. Sono state coinvolte più di ’40 strutture con l’impiego
di circa 200 ricercatori strutturati e di circa 70 contrattati a vario titolo.La formazione all’interno dei vari progetti è esplicata attraverso stages
di studio, sia di personale strutturato che di personale contrattato.I risultati che saranno acquisiti, ove possibile, saranno elaborati in forma
anche trasferibile per consentire la migliore utilizzazione da parte di
potenziali utenti.