Sull'onda di una rinnovata sensibilità per i problemi di carattere ecologico, è ormai divenuto normale parlare di "buco dell'ozono" o delle foreste dell'Amazzonia, dell'esigenza di limitare drasticamente l'uso degli spray e ciò è indubbiamente un fatto positivo, dato che si dimostra che il martellamento su tali temi è stato utile e fruttuoso. Contemporaneamente, dopo episodiche prese di posizione a livello internazionale (vedasi, per esempio, la "Dichiarazione di Tbilisi" dell'ottobre 1977, adottata alla conferenza intergovernativa mondiale sulla educazione all'ambiente, su iniziativa dell'UNESCO e dell'UNEP), anche in campo nazionale si è avuta qualche iniziativa del genere, come la "Carta della foresta", diffusa nel 1977 dal Ministero dell'Agricoltura italiano. In ambito europeo, nel corso della conferenza delle regioni periferiche marittime della CEE, svoltasi a Creta nell'ottobre 1981, è stata adottata la "Carta europea del litorale", mentre viene sviluppato il "Plan d'action pour la Mèditerranèe". Il nostro Paese, finalmente, nel 1982 ha avuto la Legge di difesa del mare, e si è messo al passo con gli altri Stati, mentre nel 1986 è stata approvata la legge sull'istituzione del Ministero dell'Ambiente: tutti elementi positivi di questa santa crociata ecologica, da tutti condivisa. In campo regionale, la Sicilia ha una legislazione veramente d'avanguardia; tra l'altro, sono stati realizzati moltissimi depuratori di acque reflue, anche se esistono notevoli problemi per la loro gestione. Anche nel settore dello smaltimento dei rifiuti solidi sono stati impostati diversi programmi operativi, mentre sono stati istituiti diversi parchi e riserve naturali, con ammirevoli intenti di protezione della natura.
Fatta questa rapida premessa ed accennato che i problemi ambientali non riguardano soltanto il mare, i laghi, i corsi d'acqua ed il territorio in genere, ma che bisogna tenere conto anche dell'inquinamento atmosferico (ricordiamoci di Chernobyl) ed acustico, bisogna considerare attentamente che l'inquinamento non ha frontiere. L'aria inquinata, le piogge acide, i mari ed i fiumi contaminati fanno giungere i loro effetti nocivi a tutte le popolazioni del mondo; di conseguenza, è ovvio che un'azione efficace per proteggere la natura, deve essere necessariamente svolta a livello internazionale. Solo la responsabilizzazione di tutti gli Stati infatti permetterà l'adozione di misure adeguate alla necessità del pianeta ed alla sua stessa sopravvivenza.
In merito risulta in termini molto generali che le imprese considerano l'ecologia come un costo morto, ma fortunatamente questa posizione, ai fini dell'emergenza ambientale, non viene seguita da tutte le imprese, in quanto, specialmente le maggiori del mondo occidentale, ormai hanno percepito l'importanza della natura per la qualità della vita dell'uomo. Ed inoltre, fortunatamente, come conseguenza della svolta democratica realizzatasi quasi improvvisamente nei Paesi dell'Est europeo, anche i Governi orientali stanno dando il giusto rilievo ai problemi ambientali, che prima erano completamente trascurati.
Tutto ciò fa ben sperare per il futuro, mentre si va diffondendo la convinzione che l'economia non è in rapporto antinomico con l'ecologia, dato che si possono benissimo contemperare le due esigenze. Inoltre, si può affermare che l'economia non solo ha la possibilità, ma deve utilizzare le opportunità offertele dal problema ecologico; ed, in considerazione dell'importanza vitale delle questioni ambientali, l'umanità è obbligata ad utilizzare tutti i mezzi a disposizione per disinquinare il pianeta, dopo l'avvenuta presa di coscienza delle conseguenze gravissime a cui va incontro.
La presa di coscienza, cui prima si accennava, dal livello di opinione pubblica, si è trasferita ormai al mondo industriale e nel corso della seconda conferenza mondiale dell'industria sulle necessità dell'ambiente, è stata approvata solennemente la "Carta delle imprese per uno sviluppo sostenibile", che racchiude in sedici punti, facilmente intuibili, l'impegno degli imprenditori riuniti nella Camera di Commercio internazionale. E, del resto, non bisogna scandalizzarsi che il settore ambientale sia divenuto uno dei "business" più importanti in campo mondiale, dato che il "bene ambientale" è un bene insostituibile ed i relativi "servizi" per la collettività avranno una richiesta sempre maggiore.
In questo contesto, chiaramente, il problema demografico dei cosiddetti Paesi in via di sviluppo costituisce quello che può essere definito il problema dei problemi per l'Asia, per l'Africa e per l'America Meridionale e Centrale. Senza fare troppe cifre, basta accennare che la popolazione mondiale, che era di circa 2 miliardi e mezzo nel 1950, si attesta ora su oltre 6 miliardi, mentre è prevista per l'anno 2020 in oltre 8 miliardi. Per fare un esempio a noi vicino, si può dire che la Tunisia in circa venti anni ha triplicato la propria popolazione, come l'Egitto e l'Algeria, per cui lo sviluppo sostenibile dovrebbe essere coordinato con una politica non di controllo cieco, ma di educazione e di responsabilizzazione, per motivi, che sono tanto ovvi, da non avere bisogno di illustrazione.
Il programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP), dal canto suo, ha lanciato nel 1991 la "Magna carta ambientale", con una analisi il cui punto di partenza rammenta che il genere umano deve finalmente prendere atto che continuare un tipo di sviluppo basato sullo sperpero delle risorse del pianeta condurrà a compromettere il futuro stesso della nostra specie.
La conferenza mondiale di Rio, sebbene criticata da molti detrattori, che avrebbero voluto ingenuamente la soluzione di tutti i problemi di carattere ecologico nei pochi giorni dal 3 al 15 giugno 1992, ha prodotto una solenne "dichiarazione" con 28 principi di caratteri generale, un programma operativo raccolto nelle cosiddetta "agenda 21", da sviluppare nei prossimi decenni ed una "convenzione sul clima". Ma ora spetta ai Governi dei singoli Stati di tutto il pianeta coordinare le proprie politiche con gli interessi di tutta l'umanità, ponendo da parte, finalmente, i facili egoismi e le particolari esigenze delle varie aree.
Tutto ciò al fine di perseguire i grandi obiettivi della riduzione dello sfruttamento delle risorse non rinnovabili, nella consapevolezza e nel rispetto della capacità di carico demografico del pianeta, per ottenere il coordinamento delle attività di tutti i Popoli della Terra, assicurando loro lo sviluppo, nell'interesse delle generazioni future.