La Zooprofilassi

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le cause di mortalità della fauna marina


Adriana Di Castri, dirigente veterinario dell'istituto Zoo Profilattico- Sezione diagnostica provinciale di Taranto, è intervenuta nel workshop sulla salute del mare, per parlare di zooprofilassi, che opera per capire cosa accade negli ecosistemi e trasforma il rischio in protezione per animali, ambiente e persone.

L’Istituto zooprofilattico opera sostanzialmente nell'ambito del sistema sanitario nazionale a tutela della salute pubblica, occupandosi della sanità animale anche attraverso le indagini di mortalità degli animali e nel contesto più specifico della fauna marina.

Si indaga la causa di morte degli animali perché solo approfondendo questo aspetto è possibile conoscerne lo stato di salute e i principali pericoli per l'ecosistema marino e per l’uomo.

Le principali cause di mortalità della fauna marina, in particola per le tartarughe, sono dovute all’attività antropica e alla presenza dell’uomo.

Le tartarughe muoiono spesso per lesioni traumatiche come fratture e amputazioni causate dall'impatto con le imbarcazioni, oppure da imbrigliamento all'interno di una rete da pesca da cui sarà impossibile liberarsi (entanglement), per gli ami da pesca conficcati nell'esofago e nello stomaco, per l’impaccamento del sistema dell'apparato gastroenterico dovuto alla progressione della lenza lungo il tubo digerente con conseguente necrosi, per materiale plastico all'interno dello stomaco e dell'intestino, ingerito accidentalmente .

La principale causa di morte per questi animali è però rappresentata dal gasembolismo costituito dalla presenza di grandi bolle all'interno dell’organismo, dovute a quella che viene definita malattia da decompressione.

Catturate accidentalmente dai pescherecci e tirate fuori dal mare rapidamente, le tartarughe non hanno la possibilità di abituarsi a questo cambio repentino di pressione che porta alla decompressione con fenomeni ischemici. I pescatori, non essendo consci di questo problema, credono di fare un bene alla tartaruga e la reimmergono.

La tartaruga stordita non è in grado di nuotare, inspira acqua e si crea l'edema polmonare che causa insufficienza respiratoria e morte dell'animale.

Malattie infettive zoonosiche sono invece la causa di mortalità dei Cetacei. In particolare si è osservato un patogeno che induce nella stenella disturbi neurologici (neurobrucellosi e meningoencefalite) che causano disorientamento provocandone lo spiaggiamento.

Nei pesci l'aumento della temperatura dell'acqua favorisce l'insorgere di malattie emergenti come la lattococcosi che ha causato importanti fenomeni di mortalità. Episodi di mortalità anomala per i molluschi bivalvi si sono riscontrati per l’aumento di temperatura che provoca immunodepressione e favorisce infezioni secondarie.

Per capire le cause di mortalità si sottopone l’animale all’esame autoptico, dal quale partono successivamente gli approfondimenti diagnostici.  Prima ancora che l'esame possa essere effettuato è necessario però che qualcuno segnali l'evento in maniera tale che possa innescarsi  tutta una catena di interventi da parte di numerosi enti come la Capitaneria di Porto, i servizi veterinari ASL, gli istituti zooprofilattici sperimentali, l'ARPA e altri.

Occorre dunque promuovere la sensibilizzazione dei cittadini per la segnalazione alle autorità competenti locali e per un corretto approccio agli animali spiaggiati.

Ma occorre prima ancora promuovere sistemi di pesca che abbiano minor impatto sull’ecosistema marino, promuovere strategie di adattamento ai cambiamenti climatici, rafforzare la sorveglianza sanitaria, la cooperazione e la condivisione di competenze tra Enti.

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