Un Mare di Salute: il Workshop EMD2026

Un Mare di Salute: il Workshop EMD2026

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Il mare protagonista della salute pubblica


il workshop “Un mare di salute. One Health e ambiente marino”, organizzato dalla Fondazione Michelagnoli e dalla Camera di Commercio Brindisi–Taranto per celebrare la Giornata Europea del Mare 2026, ha portato al centro della scena la relazione tra ecosistemi marini, salute umana e prevenzione, per raccontare il mare non come sfondo, ma come protagonista della salute pubblica.

Fabio Ricciardelli, Presidente della Fondazione Michelagnoli, ha inaugurato i lavori ricordando che la Giornata Europea del Mare è un appuntamento che rinsalda il legame tra la città e il suo mare. La Fondazione contribuisce a mantenere vivo questo legame e lo fa durante tutto l’anno con la Galleria del Mare allestita nella Cittadella delle Imprese: un centro di divulgazione scientifica del mare che diventa anche luogo di incontro per studenti, docenti e ricercatori. Ha perciò rivolto un particolare saluto ai numerosi studenti del Liceo RIGHI, del VITTORINO DA FELTRE e del PACINOTTI presenti con i loro docenti.  Ha poi sottolineato come il Workshop della Giornata Europea del Mare nasce dalla consapevolezza che il mare è un patrimonio da custodire e che la nostra salute non è un fatto isolato, ma parte di un sistema più grande, complesso e interconnesso con la salute del mare. Ha infine ringraziato gli sponsor che hanno sostenuto la realizzazione del workshop.
 

A seguire, il saluto istituzionale di Claudia Sanesi, Segretario Generale della Camera di Commercio Brindisi–Taranto, che ha portato i saluti del Presidente Cesareo all’estero per impegni istituzionali. Claudia Sanesi ha sottolineato come il tema della salute del mare sia una declinazione fondamentale per le imprese che vivono di pesca, di mitilicoltura, di turismo del mare, di cantieristica navale e più in generale per tutte le attività legate alla blue economy sul cui sviluppo la Camera di Commercio lavora da alcuni anni a livello nazionale.

 

 

 

Il coordinamento dell’intera giornata è stato affidato a Salvatore Mellea, Direttore Generale della Fondazione Michelagnoli, che ha guidato il pubblico attraverso un percorso narrativo chiaro e coinvolgente.
La salute del mare, ha detto Mellea,  non è un tema che appartiene esclusivamente al mondo scientifico, ma è una sfida collettiva, un impegno condiviso  e un investimento sul futuro, quel futuro che il workshop vuole analizzare e costruire con una visione moderna e necessaria che si chiama One Health. Il mare è il più forte alleato della nostra salute e per tutelare la salute del mare è importante agire con un approccio preventivo integrato che è quello suggerito da One Health.

  



La cronaca del workshop

Mellea invita a intervenire Rodolfo Sardone, direttore scientifico di CTE Calliope, Casa delle Tecnologie Emergenti di Taranto per il One Health, a parlare di approccio One Health e monitoraggio sulla salute della popolazione costiera.

Sardone rileva come il concetto di One Health, spesso ridotto al solo bilanciamento omeostatico tra la salute dell'uomo, la salute dell'ambiente e la salute animale, è qualcosa di molto più complesso. Avere un approccio One Health è un problema anche di comportamento, cioè di fare scelte giuste che possono migliorare non solo la nostra salute come uomini, ma anche la salute dell'ambiente. Queste scelte appartengono ai nostri stili di vita. Occorre cioè fare scelte ecologiche che possono diventare scelte globali di policy.

Calliope, sottolinea Sardone, si occupa essenzialmente di sviluppare innovazioni per il One Health, esteso a due concetti chiave: la biodiversità e l’equità nella salute.

Creare innovazioni che possano garantire lo stesso livello assistenziale a tutte le fasce di popolazione è sicuramente un tema One Health, che riguarda la giustizia della salute, che non è solo ecologica, ma è anche sociale.

Sardone evidenzia l’importanza dei dati raccolti e armonizzati da Calliope per lo studio degli effetti sulla salute di tutti i determinanti delle patologie più importanti. Qual è l’effetto del mare sulla salute dell’uomo? Sardone rileva che molto spesso si parla di effetti dannosi legati all'inquinamento, soprattutto nell'area di Taranto, ma di fatto si parla poco di quanto l'effetto del vivere vicino al mare, possa essere studiato e utilizzato come target anche per altre popolazioni che non hanno un'esposizione diretta al mare.

Lo studio evidenzia come nelle popolazioni costiere il rischio di sviluppare patologie legate a disturbi mentali e alla depressione, è molto minore rispetto a chi vive lontano dal mare. L’aerosol marino e la bellezza dello scenario determinano la salubrità e costituiscono un fattore protettivo. L’esposizione in zone vicine al mare diminuisce anche il rischio di mortalità. Tuttavia oggi le lunghe ondate di calore e l’aumento delle temperature legato al climate change determinano effetti diretti nelle patologie su base cerebro e cardiovascolare.

Sardone conclude sottolineando come l’importanza del workshop è nella sensibilizzazione della cittadinanza su questi aspetti.  

Dopo aver esplorato la salute delle persone, dice Mellea, il tema del workshop si sposta sul mare come fonte di nutrimento, con l’intervento di Lucia GIULIA, biologa e dottore di ricerca presso il Dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie e Ambiente dell’Università di Bari, al posto del prof. Roberto Carlucci assente per impegni istituzionali.

Perché un mare sano ci può offrire risorse salubri? “ Lucia GIULIA esordisce con questa domanda cui risponde dicendo che questo avviene solo se l’intero sistema che produce il nostro cibo marino non è compromesso.

Tutto parte dalla Direttiva Quadro sulla Strategia per l’Ambiente Marino dell’Unione Europea che impone agli stati membri di raggiungere il Buono Stato Ambientale per le loro acque marine, tale per cui le stesse preservano la diversità ecologica e la vitalità di mari ed oceani puliti, sani e produttivi.

Un mare in buono stato ecologico – come richiesto dalla Direttiva Quadro sulla Strategia Marina – garantisce che gli ecosistemi funzionino correttamente. Questo significa che i servizi ecosistemici che ci forniscono cibo, ossigeno, regolazione climatica e depurazione naturale restano attivi ed efficaci.

Diversamente, dice GIULIA, un mare inquinato fornisce cibo inquinato. Contaminanti tradizionali (idrocarburi, pesticidi, diossine) e contaminanti emergenti (ritardanti di fiamma, bifenolo, microplastiche, principi attivi dei farmaci, biotossine) hanno effetti deleteri sugli organismi marini.

L’overfishing  svuota le popolazioni ittiche e altera gli equilibri ecologici, condizione essenziale per avere pesce sano e sicuro.

Un mare sano, conclude Lucia GIULIA, produce risorse salubri perché un ecosistema in buono stato ambientale funziona come barriera naturale contro contaminanti e squilibri, garantendo pesce e molluschi nutrienti e sostenibili.

Mellea introduce quindi l’intervento di Fernando Rubino, Primo Ricercatore CNR presso l’Istituto di Ricerca sulle Acque-Talassografico di Taranto: “Per capire davvero il mare occorre scendere nel mondo invisibile che sostiene la vita marina, alla scoperta dei microrganismi che reggono gli equilibri globali”.

Nel suo intervento “Oceani e Salute Globale: Il Ruolo dei Microrganismi Marini nel Paradigma One Health”, Fernando Rubino parla dei microorganismi marini come sentinelle silenziose della salute degli ecosistemi: Il fitoplancton marino produce il 50% dell'Ossigeno Atmosferico, assorbe il 25% delle emissioni antropiche, contribuisce alla degradazione naturale di inquinanti e idrocarburi. Tuttavia le fioriture di microalghe causano morie di massa e danni economici al turismo e alla pesca; l'aumento delle temperature favorisce la proliferazione di agenti patogeni con rischi per la salute umana e la resistenza antibiotica costituisce una ulteriore minaccia emergente. Il futuro della salute globale, conclude Rubino, passa dunque attraverso la protezione della biodiversità invisibile. Mostra di più

  

Dopo aver scoperto il ruolo dei microrganismi, dice Mellea, il workshop torna alla dimensione operativa per capire come monitorare ciò che minaccia il mare e la nostra alimentazione. Mellea invita quindi Elisabetta Bonerba, professore associato all’Università di Bari - Dipartimento Medicina Veterinaria, a parlare del Monitoraggio integrato dell’ambiente marino.

Bonerba, nel rilevare come sia ormai necessario un monitoraggio integrato per valutare lo stato ecologico, la contaminazione e il rischio alimentare e per  prevenire e gestire gli impatti sull’ambiente marino e sulla salute umana, descrive le nuove tecnologie per il monitoraggio ambientale integrato. Parla di Biosensori  e della loro integrazione in un’unica rete per eseguire analisi simultanee su parametri ambientali e fisiologici. Illustra infine i sistemi intelligenti di gestione dell’acquacultura, la smart aquaculture, con l’impiego dell’Intelligenza Artificiale che rende l’acquacoltura più precisa, sostenibile ed efficiente.

 

Il Workshop passa ora dalla contaminazione alla prevenzione sanitaria

Perché Il mare, dice Mellea,  può essere risorsa, ma anche veicolo di rischi ed occorre proteggere la salute umana dalle zoonosi marine e garantire filiere sicure

Mellea invita Valentina Terio, professore associato all’Università di Bari - Dipartimento Medicina Veterinaria a parlare di “Prevenzione delle zoonosi marine e Controllo sanitario della pesca e dell’acquacoltura”.

Valentina Terio, nel sottolineare come il consumo di pesce crudo o poco cotto (sushi, carpacci) sia un’abitudine ormai sempre più radicata, ricorda che ii rischio di parassitosi per la salute pubblica è rappresentato principalmente, ma non esclusivamente dall’Anisakis.

Nel suo intervento, ricco di preziosi consigli, elenca i pesci che risultano essere più contaminati, le corrette pratiche di igiene e la cottura adeguata per eliminare il rischio senza rinunciare ai prodotti della pesca o al piacere estetico e nutrizionale del crudo. Mostra di più

Il tema del workshop passa ora dalla prevenzione alla governance condivisa, perchè dice Mellea tutto ciò che è stato detto ha senso solo se diventa politica, cooperazione, sistema. Invita perciò Francesco Emanuele Celentano, professore a contratto di Diritto dell’Unione Europea presso il Dipartimento Medicina Veterinaria dell’Università di Bari, a parlare di Politiche marine efficaci: Cooperazione tra enti sanitari, ambientali, veterinari e  marittimi, Integrazione di dati e competenze

Francesco Emanuele Celentano sottolinea come fino al 1972 mai si era discusso di ambiente rispetto alla prospettiva dell'uomo, né tantomeno di inquinamento. E’ con la Dichiarazione di Stoccolma, che si afferma che la salute dell'uomo è collegata imprescindibilmente a quella dell'ambiente e che non poteva esistere un uomo in salute in un ambiente inquinato.

Negli anni 90 la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, riconosce che il mare è di tutti, ma al tempo stesso è anche dei singoli Stati. Nasce il concetto di mare territoriale e la responsabilità della sua protezione e tutela e pi0 tardi con la sua nascita l'Unione Europea assume la competenza esclusiva in materia di pesca e di salvaguardia delle coste e dei mari.

Nasce il concetto essenziale di governance condivisa del mare, con una responsabilizzazione dei singoli paesi dell'Unione Europea, fino ad arrivare all’approccio One Health, un'evoluzione del concetto di sostenibilità. La sostenibilità di per sé ha l'obiettivo di bilanciare gli interessi economici con quelli dell'ambiente, della società e delle economie, il principio di One Health invece dice che tutto è interconnesso. A me, dice Celentano, piace dire piuttosto interattoriale, perché interattoriale significa che tutti devono e possono avere un ruolo, e di conseguenza il comportamento dei singoli può avere un impatto.  Per singoli intendiamo non solo l'individuo ma anche le imprese e poi gli stati, e i propri decisori politici. È quindi un ciclo all'interno del quale c'è questa interconnessione in cui tanti soggetti diversi operano costantemente: questo è One Health.

Per la salute del mare e la sicurezza alimentare il ruolo dei medici veterinari è essenziale: per il controllo dei dati, la fase ispettiva, il controllo epidemiologico, la responsabilità rispetto a garantire che tutte le procedure vengono seguite. Queste procedure derivano dall'Unione Europea, che ha competenza in materia proprio di produzione alimentare, perché abbiamo un mercato unico, cioè uno spazio unico all'interno del quale occorre operare con una regolamentazione unica, superiore.

Questa si chiama armonizzazione, che è la dimostrazione di come la governance condivisa sia la trasposizione concreta di un approccio scientifico che è il One Health.

Il Workshop, dice Mellea, ora chiude con la testimonianza degli enti che operano ogni giorno sul territorio: ASL, azienda sanitaria locale e istituto Zoo Profilattico, protagonisti della prevenzione e della tutela della salute pubblica e del controllo sanitario. Invita perciò a parlare Adriana Di Castri, dirigente veterinario dell'istituto Zoo Profilattico di Taranto e poi a seguire Fabrizio Basile, dirigente del dipartimento di prevenzione dell'ASL in sostituzione del direttore Michele Conversano. 

Adriana Di Castri si sofferma sulle attività che l’Istituto zooprofilattico, occupandosi della sanità animale, svolge anche attraverso le indagini di mortalità degli animali e in particolare della fauna marina, per conoscere lo stato di salute e i principali pericoli per l'ecosistema marino e per l’uomo.

 Enumera perciò le principali cause di mortalità della fauna marina in particolare per le tartarughe, i cetacei, i pesci e i molluschi. Parla dell’esame autoptico necessario per i successivi approfondimenti diagnostici. Sensibilizza tutti per la segnalazione di spiaggiamenti alle autorità competenti locali e per una maggiore attenzione alla tutela del mare.


  

Fabrizio Basile ricorda a tutti che  il Dipartimento di Prevenzione della Salute ha come importante obiettivo quello di non far ammalare le persone. Questo obiettivo viene perseguito anche con un importante lavoro di tutela del territorio, fondamentale per garantire che le produzioni realizzate sul territorio siano sicure.

Tutti i giorni siamo sul campo a controllare che le produzioni vengano effettuate nel rispetto delle norme. L'illegalità mette a rischio la sicurezza alimentare e non fa altro che andare contro chi lavora onestamente. E per noi che saremo comunque sempre tutti consumatori, la sicurezza alimentare rimarrà la priorità per poter rimanere in salute con i nostri figli e le generazioni future.

Basile conclude dicendo che la presenza dei giovani al Workshop non fa altro che far percepire quanto questa città voglia andare avanti in un'ottica diversa rispetto a quella che è stata perseguita negli anni passati.

Il Workshop , interviene Mellea, arriva alla conclusione dopo aver attraversato il mare da ogni prospettiva, scientifica, sanitaria, ecologica, perfino politica. E da qui è emersa una verità assoluta che la salute del mare è la nostra salute.

Ora, passiamo alle domande che i ragazzi vorranno porre ai nostri ricercatori.

Dopo Il momento delle domande e delle risposte, che registra una appassionata partecipazione di liceali che vogliono capire, esplorare e conoscere, Mellea conclude dicendo che il workshop “un mare di salute” vuole proprio questo: trasformare la curiosità in consapevolezza, e la consapevolezza in partecipazione. Chiama il Presidente Ammiraglio Ricciardelli che rivolge il saluto finale a quanti, relatori e pubblico, hanno voluto condividere questo interessante viaggio.

   

Ma noi giovani cosa possiamo fare per essere meno esposti a fattori di rischio per la nostra salute? Se viviamo lontani dal mare e se passiamo la maggior parte del tempo chiusi dentro la scuola?

E ancora se decidiamo di andare al sushi come possiamo capire se un pesce crudo sia contaminato oppure no?

 

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